La riserva naturale dell’Oasi del Simeto e l’abusivismo

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La riserva naturale dell’Oasi del Simeto è vittima di un abusivismo selvaggio che ha una storia lunga ormai più di trent’anni. È negli anni Ottanta, infatti, che la riserva viene formalmente istituita con Decreto 14 marzo 1984, e riconosciuta in gran parte come Sito di Importanza Comunitaria (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS). Il nobile intento è quello di proteggere e preservare una delle zone umide più importanti di Italia, favorire e incrementare “le condizioni per la sosta e la nidificazione della fauna e il restauro della vegetazione”. La foce del Simeto è, infatti, una delle aree privilegiate da numerosi uccelli migratori che utilizzano la Sicilia come base nei viaggi tra Nord Europa e Africa.

Le case abusive, però, sono sorte già negli anni Settanta. Nonostante le aree della foce del Simeto fossero inserite sin dal 1969 nel Parco Territoriale Urbano del Comune di Catania, l’abusivismo edilizio non viene contrastato adeguatamente e continua anche dopo l’istituzione della riserva naturale avvenuta nel 1984. Oggi circa tremila costruzioni abusive sono presenti nelle aree di riserva e, soprattutto, di pre-riserva.

Negli ultimi anni alcuni edifici sono stati demoliti. Nel settembre del 2013 l’Amministrazione comunale e i vertici della Procura della Repubblica di Catania hanno concordato l’esecuzione di settanta demolizioni, cinquanta delle quali sono già state effettuate, in parte dagli stessi proprietari, in parte dal Comune. Un segnale positivo, ma ancora irrisorio di fronte alle proporzione dell’abusivismo della zona.
Una zona in cui non sono rari episodi di allagamento, che suscitano ogni qual volta numerose polemiche da parte dei residenti nei confronti delle amministrazioni.

“La presenza di vaste aree allagate durante i mesi invernali nella riserva naturale non costituisce un evento eccezionale ma è del tutto naturale all’interno di una zona umida e di un’area di foce – afferma Renato De Pietro, Legambiente Catania, in un comunicato. In particolare – aggiunge – le aree dove sorgono i villaggi ‘Primosole Beach’ ed ‘Azzurro’ sono soggette a regolare e naturale allagamento a causa delle normali precipitazioni invernali; la vicinanza con il mare e la presenza dell’ultimo residuo di cordone di dune ostacola ulteriormente il deflusso delle acque. Entrambi i villaggi – continua – sono stati realizzati colmando aree acquitrinose; in particolare il villaggio ‘Primosole Beach’, che oggi è situato tra le due foci del Simeto, sorge dove scorreva il fiume Simeto prima che le opere di bonifica realizzate tra gli anni ‘50 e ‘60 dello scorso secolo deviassero il suo corso mentre il villaggio ‘Azzurro’, realizzato per metà all’interno della zona A di massima protezione della riserva, sorge nella contrada che in passato era denominata ‘Specchio’ proprio perché soggetta a estesi allagamenti”. Evidente, dunque, secondo Legambiente, l’incompatibilità con insediamenti abitativi o di altro tipo nella zona.

Le responsabilità sono soprattutto dei diversi amministratori comunali, succedutisi nel tempo, ma non solo le loro. “Non vanno infatti dimenticati gli interventi degli enti fornitori di servizi pubblici e, in primo luogo, dell’ENEL, che oltre a fornire l’energia elettrica alle case abusive, ha anche realizzato intere reti di distribuzione in aree che erano prive di qualsiasi costruzione. – denuncia Legambiente – E’ anche grave l’assenza dell’Assessorato regionale al Territorio e Ambiente che, da un lato, ha istituito la riserva e, dall’altro, non si è opposto allo scempio. Anzi, con Decreto del 10 marzo 1999, l’Assessorato regionale ha drasticamente ridotto l’estensione della riserva naturale al fine di estromettere quasi tutti gli agglomerati abusivi”.
Un grave atto contro cui Legambiente ricorse al T.A.R. ed ottenne l’annullamento del decreto ed il ripristino della perimetrazione originaria.

 

Foto credit: Legambiente

 

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