Referendum sulla responsabilità solidale negli appalti: si vota il 28 maggio

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Abrogare le norme che limitano la responsabilità solidale negli appalti ripristinando totalmente l’uguale impegno tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori edili.
È questo il tema oggetto del referendum popolare del prossimo 28 maggio 2017 proposto dalla CGIL insieme a quello sull’abrogazione di disposizioni sul lavoro accessorio (voucher).

Il quesito proposto dal sindacato chiede di ristabilire uguale responsabilità tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori edili. Se venisse approvato il referendum, il committente dovrà rispondere in caso di violazioni compiute dall’impresa appaltatrice nei confronti del lavoratore. Ciò comporterebbe un controllo più rigoroso da parte dell’azienda che appalta su quella a cui affida l’appalto.

Ripristinare la responsabilità solidale significa per la Cgil “impedire che ci siano differenze di trattamento tra chi lavora nell’azienda committente e chi in un’azienda appaltatrice o in un’azienda in sub-appalto, riaffermando il principio che chi opera nel sistema degli appalti deve vedersi garantiti gli stessi diritti e le stesse tutele”, come si legge nel sito della campagna referendaria.

“Significa difendere i diritti di coloro che sono coinvolti nei processi di esternalizzazione di fronte ai frequenti fallimenti delle imprese in sub appalto e in sub fornitura, spesso accompagnati dalla loro irreperibilità dopo la cessazione dell’attività lavorativa e contrastare le pratiche di concorrenza sleale. In sostanza, il quesito chiede che ci sia un’uguale responsabilità, in tutto e per tutto (responsabilità solidale), tra committente e appaltatore nei confronti di tutto ciò che succede nei rapporti di lavoro.”

Oggi, a seguito di alcuni interventi legislativi, la norma prevede la facoltà per la contrattazione collettiva nazionale di derogare alle previsioni normative in materia di solidarietà e in caso di processo consente al committente di invocare il beneficio della preventiva escussione del debitore principale, ovvero di pretendere che il creditore, che sia il lavoratore o un ente previdenziale, possa pretendere la soddisfazione del proprio credito dal patrimonio del debitore principale (appaltante o subappaltatore) e, solo dove questo risulti incapiente, dal patrimonio del committente.

Foto credit: Alessandro

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