Nuovo Codice Appalti: la parola d’ordine è semplificazione

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Codice appalti: operai in cantiere

Appalto integrato, affidamenti diretti, digitalizzazione e quotazioni: ecco alcune delle norme presenti nel testo in vigore dall’1 aprile 2023

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il nuovo Codice degli Appalti pubblici, che porta con sé la promessa di ridurre i tempi delle gare a un periodo compreso tra sei mesi e un anno.

L’intero testo è stato infatti redatto tenendo conto di un unico imperativo: semplificare. Le nuove norme, riassunte in 229 articoli, partono da due principi fondamentali: la fiducia nella legittimità delle scelte fatte e il risultato, che deve essere conseguito con la massima tempestività e il miglior rapporto possibile tra qualità e prezzo, nel rispetto dei valori della legalità, trasparenza e concorrenza.

Alcuni dei passaggi più importanti dell’ultimo Codice Appalti sono quelli che riguardano:

  • l’appalto integrato e la liberalizzazione degli appalti sottosoglia;
  • le novità sulle centrali di committenza e le stazioni appaltanti;
  • la Banca Dati Nazionale dei contratti pubblici.

Il testo introduce inoltre il dissenso qualificato e la norma “Prima l’Italia”. Il primo stabilisce che le amministrazioni avranno una cornice più limitata per bloccare un’opera e servirà a velocizzare le operazioni frenando i “no”.

Il secondo fissa dei criteri premiali per il valore percentuale dei prodotti originari italiani o dei Paesi Ue. L’obiettivo dichiarato dal Ministero delle Infrastrutture è di salvaguardare il Made in Italy contro la concorrenza sleale di Paesi terzi. Per fare questo, le stazioni appaltanti potranno indicare anche i criteri di approvvigionamento dei materiali per rispondere ai più elevati standard di qualità.

Stando a quanto già affermato nella bozza del Dlgs, l’entrata in vigore resta confermata al 1° aprile 2023, nel rispetto della scadenza imposta dal Recovery Found, ma il testo dispone che le norme e le indicazioni dei 36 allegati acquisteranno efficacia dopo tre mesi, quindi dall’1 luglio 2023.

Appalto integrato

Ritorna la formula dell’appalto integrato per la progettazione, in un primo momento esclusa dall’ultimo Codice Appalti e poi apparsa successivamente in diverse deroghe.

La progettazione in materia di lavori pubblici si articola in due livelli di approfondimenti tecnici: il progetto di fattibilità tecnico-economica e il progetto esecutivo. Con l’appalto integrato le stazioni appaltanti potranno adesso affidare il contratto a un unico operatore che si occuperà sia della progettazione che dell’esecuzione dei lavori.

Per garantire la conclusione dei lavori, inoltre, il Ministero dei Trasporti ammette che sarà possibile procedere al cosiddetto subappalto “a cascata”, senza limiti.

Abbiamo già riportato le parole del Ministro Salvini, che ha definito l’appalto integrato come fondamentale per i piccoli comuni. Questi, infatti, per i lavori fino a mezzo milione, possono procedere direttamente senza passare per le stazioni appaltanti qualificate e potrebbero così intervenire per migliorare la vivibilità dei luoghi e il benessere generale delle proprie comunità.

Per i grandi comuni, i capoluoghi di Regione o Provincia e le città metropolitane si prevede che siano automaticamente stazioni appaltanti qualificate, con una verifica annuale (ma solo in alcuni casi). Per i funzionari e i dirigenti degli enti pubblici che agiranno sulla base della giurisprudenza o dei pareri dell’autorità sarà esclusa la colpa grave.

Affidamenti diretti e gare

Il nuovo Codice Appalti introduce la liberalizzazione sotto soglia per le gare fino a 5,3 milioni di euro. Sotto questa cifra sarà possibile intervenire con affidamenti diretti. In particolare, per i piccoli cantieri, il testo disegna tre possibili vie:

  • affidamento diretto obbligatorio per gli appalti sotto i 150 mila euro (per un controvalore totale di 3,3 miliardi di euro);
  • procedura negoziata senza bando ma con cinque inviti per gli appalti fino a un milione di euro;
  • procedura negoziata senza bando ma con dieci inviti per gli appalti tra 1 e 5,38 milioni di euro.

Solo nell’ultima fascia di lavori è ammessa la gara vera e propria. Questo, secondo le stime del Sole24Ore sui dati Anac, farà sì che il 98% dei lavori potrà essere assegnato senza bando: nello specifico si tratta di un mercato di 18,9 miliardi all’anno.

Digitalizzazione

È questo tema il vero motore necessario a modernizzare il sistema dei contratti pubblici e l’intero ciclo di vita dell’appalto. Pilastro del processo è la Banca Dati Nazionale dei Contratti Pubblici, che farà capo all’Anac e sarà operativa dall’1 gennaio 2024.

Si tratterà di una sorta di anagrafe degli operatori economici e sarà affiancata da piattaforme di approvvigionamento digitale, dal cosiddetto “fascicolo virtuale dell’operatore economico” e da procedure automatizzate per la gestione dei contratti pubblici.

Sarà inoltre realizzata una digitalizzazione integrale per l’accesso agli atti che tutti i cittadini saranno messi nelle condizioni di poter richiedere.

Prezzi degli appalti

Rispetto alle quotazioni in appalto, è confermato l’obbligo di inserire le clausole di revisione dei prezzi quando si verifica una variazione del costo superiore alla soglia del 5%, con il riconoscimento in favore dell’impresa dell’80% del maggior costo.

Per determinare la variazione dei costi e dei prezzi si utilizzeranno gli indici Istat, tra cui quelli dei prezzi al consumo e alla produzione e gli indici delle retribuzioni contrattuali orarie.

Il nuovo Codice prevede infine anche il riordino delle competenze dell’Anac per rafforzare le funzioni di vigilanza e quelle sanzionatorie.

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