Perché il balcone è un punto critico dell’involucro edilizio

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Balcone che funge da Ponte Termico
Foto di Casey Lovegrove su Unsplash

Un ponte termico è una porzione dell’involucro in cui la geometria, i materiali o la continuità strutturale modificano il flusso di calore rispetto alla parete corrente. Nei punti in cui si verifica, il calore trova una via preferenziale verso l’esterno e la superficie interna si raffredda più del resto della parete.

I balconi rientrano tra i casi più frequenti. La soletta attraversa l’involucro senza interruzioni, mettendo in comunicazione diretta l’ambiente riscaldato con l’esterno lungo tutto lo sviluppo del nodo. Lo stesso vale per cornicioni, sporti e pensiline, che condividono la medesima condizione geometrica.

Le due conseguenze di un ponte termico

Un ponte termico produce due effetti che vanno letti insieme. 

Da un lato la dispersione di energia attraverso il nodo, che pesa sul bilancio complessivo dell’edificio. 

Dall’altro l‘abbassamento della temperatura superficiale interna nell’intorno del nodo: quando la superficie scende sotto la temperatura di rugiada dell’aria ambiente si forma condensa e, se il fenomeno persiste nel tempo, possono svilupparsi muffe, con conseguenze sul comfort abitativo e sulla durabilità delle finiture. Il fenomeno dipende anche dalla temperatura e dall’umidità relativa dell’ambiente interno.

Come correggere il nodo

La letteratura tecnica riconduce le soluzioni a due approcci. 

Il primo prevede di applicare uno strato isolante sull’elemento a sbalzo, riducendo la trasmissione di calore verso l’esterno. 

Il secondo consiste nell’inserire un disgiuntore termico alla radice dello sbalzo, interrompendo in larga parte la continuità termica della soletta e riducendo il ponte termico fino a valori molto contenuti.

La differenza tra i due sta soprattutto nell’applicabilità. Il disgiuntore richiede di intervenire sul nodo strutturale e trova la sua sede naturale nella nuova costruzione, mentre su un edificio esistente risulta quasi sempre impraticabile. Il rivestimento isolante è invece eseguibile in ristrutturazione e per questo rappresenta la soluzione più diffusa.

Come si esegue il rivestimento della soletta

La prima verifica riguarda lo stato del supporto, perché copriferro insufficiente, distacchi del calcestruzzo e armature ossidate sono condizioni frequenti nelle solette esposte da decenni agli agenti atmosferici. Le parti incoerenti devono essere rimosse e i ferri scoperti puliti dalla ruggine fino al metallo sano. Applicare pannelli su un supporto degradato comprometterebbe l’adesione dell’intero pacchetto.

Sui ferri messi a nudo si applica un protettivo antiossidante come Trattamento Ferro, a base di resine stirolo-acriliche, che riduce la permeabilità all’anidride carbonica e all’ossigeno, contrastando il processo corrosivo.

Per la ricostruzione delle sezioni del balcone si può utilizzare Rasa & Ripristina, malta antiritiro tixotropica fibrorinforzata a presa e indurimento rapido che assolve sia la funzione di ripristino sia quella di rasatura. Un unico prodotto quindi che consente di ottimizzare e comprimere le fasi di lavorazione, con i conseguenti vantaggi in termini di tempo e risparmio di manodopera. La formulazione si adatta agli spessori contenuti tipici della perdita di copriferro su una soletta, quando non è richiesta una ricostruzione volumetrica. Se il degrado interessa spessori maggiori, si ricorre a malte come RS Ripristino, di classe R3 secondo la UNI EN 1504-3, o Rapid Ripristino, di classe R4 a rapido indurimento.

Solo dopo il risanamento del supporto si può procedere con l’isolamento delle superfici del balcone. Su intradosso e frontalino, Thermoplus 1000 può essere impiegato per l’incollaggio dei pannelli termoisolanti e per la successiva rasatura armata. La malta cementizia polimero-modificata è formulata per pannelli in polistirene espanso o estruso, poliuretano, lana di roccia e sughero.

Il piano di calpestio richiede invece una stratigrafia progettata in base ai carichi, alle quote disponibili, al materiale isolante e alla pavimentazione prevista. Occorre inoltre predisporre una corretta impermeabilizzazione, curando pendenze, raccordi, soglie e punti di scarico. La membrana deve accompagnare i movimenti del supporto senza fessurarsi: Tradielastic Mono, monocomponente predosata, e Tradielastic A+B Plus, bicomponente fibrorinforzata a basso modulo elastico, sono formulate anche per l’impermeabilizzazione di balconi e terrazze.

Il ciclo si chiude con la finitura, per la quale valgono i criteri di scelta tra sistemi silossanici, ai silicati e acrilici già affrontati in un precedente approfondimento.

Acciaio e legno

Nei balconi realizzati con travi a sbalzo in acciaio e soprastante impalcato il ponte termico ha carattere puntuale anziché lineare e la sua analisi richiede software tridimensionali. Anche in questo caso si può intervenire isolando la parte a sbalzo o introducendo una separazione termica, ma la soluzione deve essere verificata sullo specifico dettaglio costruttivo.

Nel legno lamellare la minore conduttività termica può rendere il comportamento del nodo più favorevole. La prestazione deve comunque essere verificata nel singolo caso, perché geometria, stratigrafia, connessioni e condizioni al contorno cambiano il risultato.

Cosa tenere presente in fase progettuale

La scelta tra rivestimento e disgiuntore dipende dalla natura dell’intervento e dai vincoli di cantiere. Il disgiuntore non va adottato replicando soluzioni impiegate altrove, perché il nodo interessa sia le prestazioni termiche sia il comportamento strutturale e richiede verifiche specifiche, soprattutto in zona sismica. Nel rivestimento, la compatibilità tra i materiali impiegati nelle diverse fasi incide sulla durabilità del sistema quanto la corretta progettazione del nodo.

L’analisi deve essere condotta secondo i metodi di calcolo previsti dalle norme tecniche di riferimento e tradursi in un dettaglio costruttivo adeguato alle caratteristiche dell’edificio.

Fonti:

Sergio Pesaresi, “Fuori come un balcone. Ovvero discorso sui ponti termici degli sbalzi”, Ingenio.

UNI EN ISO 10211:2018, “Ponti termici in edilizia – Flussi termici e temperature superficiali – Calcoli dettagliati”.

UNI EN ISO 14683:2018, “Ponti termici in edilizia – Coefficiente di trasmissione termica lineica – Metodi semplificati e valori di riferimento”.

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