
Lo smaltimento dell’amianto in Sicilia è ancora una sfida aperta, ma la Regione si impegna a fronteggiare il problema con piani di bonifica e incentivi mirati
Dal 2008 al 2023, anno dell’ultimo rilievo, la Regione Siciliana ha censito oltre 26 mila siti contaminati o con presenza certa di amianto. Tuttavia la documentazione resta incompleta, dal momento che 113 Comuni su 391 hanno presentato i piani.
La produzione dell’amianto, noto anche come Eternit o asbesto, è stata vietata in Italia nel 1992. Per lungo tempo, però, il “cemento killer” venne ritenuto un materiale economico, resistente e pratico e per questo venne impiegato in svariati contesti: dall’edilizia ai trasporti, come copertura di strutture pubbliche e private e persino nella realizzazione di oggetti di uso quotidiano.
L’esposizione alle fibre di amianto è causa del mesotelioma, una forma di cancro che colpisce anche i polmoni. In Sicilia, l’ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) ha registrato 1.850 casi di mesotelioma dal 1998 al 2024, che si aggiungono alle altre numerose diagnosi di tumore e patologie correlate all’asbesto.
Per fronteggiare il problema, la Regione Siciliana ha attivato un Piano specifico e dei finanziamenti volti a incentivare la rimozione e lo smaltimento dell’amianto, sia nel pubblico che nel privato.
Le iniziative della Regione Siciliana
Nel 2023, le strutture in Sicilia compromesse dall’amianto erano in totale 26.313. Molte erano abitazioni private, ma nel Registro pubblico figuravano anche:
- 334 istituti scolastici;
- 20 ospedali e case di cura;
- 131 uffici della Pubblica Amministrazione;
- 55 impianti sportivi.
Il Piano di protezione dell’amianto in Sicilia coordina gli interventi di bonifica sul territorio, assicurando il rispetto delle normative ambientali e sanitarie. La normativa punta sulla sinergia tra la Regione e i Comuni, incaricati di dotarsi di un Piano Comunale Amianto per censire siti o edifici interessati dall’asbesto.
In questo modo, dal 2015, è stato possibile bonificare 42 mila siti e rimuovere oltre 65 mila tonnellate di Eternit. Gli interventi hanno riguardato soprattutto coperture di edifici, serbatoi d’acqua e condotte idriche. Solo nel comprensorio irriguo Jato, nel palermitano, sono stati stanziati 11,3 milioni di euro per sostituire le tubazioni contaminate e ormai obsolete.
Nell’ambito delle abitazioni private, ad aprile 2025, la Regione ha stanziato 1,4 milioni di euro a fondo perduto per la rimozione di manufatti contaminati. Il contributo si proponeva di coprire l’80% delle spese, includendo lo smaltimento, il trasporto e il conferimento dei rifiuti speciali presso impianti autorizzati, più l’allestimento del cantiere di lavoro e gli oneri amministrativi o le spese tecniche.
Aree a rischio in Sicilia
Seguendo la normativa nazionale, perché un intervento di bonifica sia ritenuto urgente è necessario considerare diversi aspetti. Tra questi:
- l’area di estensione del sito contaminato;
- la tipologia di attività e lo status (in funzione o dismessa);
- la distanza del centro abitato;
- la densità di popolazione interessata;
- la tipologia di materiale contenente amianto e la quantità stimata;
- la superficie esposta all’aria.
Sulla base di questi criteri, i cosiddetti Siti di Interesse Nazionale per la bonifica dell’amianto in Sicilia, indicati nel D. Lgs. 152/06, comprendono le aree di Gela, Augusta, Priolo e Milazzo. Qui si trovano infatti dei poli industriali nel settore petrolchimico e la Regione ha già avviato da tempo dei programmi di monitoraggio sanitario per la popolazione.
Un’altra area critica è quella di Biancavilla nel catanese. Qui, la presenza in una miniera di un materiale simile all’amianto ha causato numerosi casi di mesotelioma, asbestosi e altre malattie correlate. Tuttavia, anche se pericolosa, la fluoro-edenite non è ancora riconosciuta nelle liste dell’INAIL.
Il D. Lgs. 112/98 individua come zone a rischio anche il Comprensorio del Mela e diversi comuni nel siracusano (come Melilli, Floridia, Solarino) e nel nisseno (di Butera, Gela e Niscemi). Questi territori sono ritenuti interessati da “gravi alterazioni degli equilibri ecologici nei corpi idrici, nell’atmosfera e nel suolo che comportano rischio per l’ambiente e la popolazione”, come recita la normativa.

Nonostante i progressi e le risorse stanziate, la bonifica dell’amianto in Sicilia resta una sfida aperta per estensione del fenomeno e complessità degli interventi. Uno dei punti della Legge Regionale sulla rimozione dell’asbesto sancisce la promozione collettiva di iniziative, informazione ed educazione. Solo attraverso un impegno continuo e condiviso tra istituzioni, professionisti e cittadini sarà possibile accelerare lo smaltimento dell’Eternit sull’isola, ridurre i rischi per la salute e costruire un ambiente più sicuro per le prossime generazioni.
Fonti:
- Regione Siciliana, “Amianto, pubblicato avviso da 1,4 milioni per finanziare rimozione e smaltimento”;
- Presidenza della Regione Siciliana – Dipartimento della Protezione Civile, “Piano Regionale Amianto”;
- Il Giornale sull’Amianto, “L’Amianto in Sicilia ancora presente nelle scuole e negli ospedali” di Simona Mazza;
- ARPA Sicilia, “Amianto: normativa, ruoli delle Istituzioni e sicurezza ambientale”.







