Cosa ci aspetta alla Biennale di Architettura 2023

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ph: Jacopo Salvi

La Biennale Architettura 2023, The Laboratory of the Future, si terrà da sabato 20 maggio a domenica 26 novembre, come di consueto, a Venezia.  Questa 18esima edizione, curata dall’architetta, docente di architettura e scrittrice Lesley Lokko, ha come temi centrali la decolonizzazione, la decarbonizzazione e il cambiamento.

Per Lesley Lokko la Biennale è un’occasione unica per proporre idee ambiziose e creative che aiutino le persone a immaginare un futuro in comune più equo e ottimistico: «È stato chiaro fin dal principio che The Laboratory of the Future avrebbe adottato come suo gesto essenziale il concetto di cambiamento».

Per la prima volta, i riflettori sono puntati sull’Africa e sulla sua diaspora, su quella cultura fluida e intrecciata di persone di origine africana che oggi abbraccia il mondo.
The Laboratory of the Future conta 89 partecipanti, di cui oltre la metà provenienti dall’Africa o dalla diaspora africana. Le partecipazioni nazionali saranno 63, con esposizioni sparse tra i Giardini, l’Arsenale e il centro storico di Venezia. Quattro i progetti speciali

  • Mnemonica, che esamina il rapporto tra memoria e architettura; 
  • Cibo, Agricoltura e Cambiamento Climatico, che studia la relazione tra cambiamento climatico, pratiche territoriali e produzione alimentare; 
  • Geografia e Genere, che indaga il rapporto tra genere, architettura e performance;
  • Guests from the Future che presenta le opere di 22 giovani practitioner africani e diasporici.

Al cuore di ogni progetto c’è l’immaginazione, strumento principe e decisivo, poiché, come commenta la curatrice di quest’edizione, «è impossibile costruire un mondo migliore se prima non lo si immagina». 
Il programma sarà poi arricchito da eventi collaterali, mostre, performance, incontri, conferenze e tavole rotonde che si svolgeranno durante i sei mesi di mostra.

L’Italia alla Biennale Architettura 2023

Il team curatoriale del Padiglione Italia, nominato dall’ex Ministro della Cultura Dario Franceschini, è quello di Fosbury Architecture, giovane collettivo composto dagli architetti Giacomo Ardesio, Alessandro Bonizzoni, Nicola Campri, Veronica Caprino e Claudia Mainardi. 

ph: Gianluca Di Ioia

Già dall’inizio dell’anno, il collettivo ha esteso sia nello spazio che nel tempo la partecipazione italiana alla Biennale. Spaziale presenta anticipa il progetto di Fosbury Architecture con nove interventi site-specific sparsi in altrettanti luoghi della nostra penisola: 

  1. Taranto, Puglia
  2. Baia di Ieranto, Campania
  3. Trieste, Friuli Venezia Giulia
  4. Ripa Teatina, Abruzzo
  5. Terraferma Veneziana, Veneto
  6. Montiferru, Sardegna
  7. Librino, Sicilia
  8. Belmonte Calabro, Calabria
  9. Piana di Firenze-Prato-Pistoia, Toscana

Si tratta di zone fragili del territorio italiano, luoghi di cui l’architettura può e deve farsi carico, agendo in modo da ricreare una comunità e offrire nuove prospettive agli abitanti.

Il padiglione Spaziale: ognuno appartiene a tutti gli altri rappresenterà «la sintesi formale e teorica dei processi innescati nei 9 territori nei mesi precedenti, restituendo una diversa e originale immagine dell’architettura italiana nel contesto internazionale».
Nel suo insieme, il progetto si fonda sulla visione di Fosbury Architecture che l’Architettura sia una pratica di ricerca al di là della costruzione di manufatti e la Progettazione sia sempre il risultato di un lavoro collettivo e collaborativo, che supera l’idea dell’architetto-autore. 

Il progetto di Fosbury Architecture per Librino, nella periferia di Catania

A Librino, il tema è quello della rigenerazione delle periferie, una delle più popolose d’Italia, sperimentando nuove pedagogie. “La Casa Tappeto”,  che ha coinvolto come progettista lo Studio Ossidiana e come advisor l’artista visiva Adelita Husni-Bey, è un padiglione mobile che interpreta un desiderio collettivo di ombra, protezione e leggerezza

«Costruire ha sempre coinciso con il tentativo umano di addomesticare il mondo. La capanna primitiva per proteggersi dalla pioggia si realizzerebbe oggi con tonnellate di polistirene espanso – dichiarano i curatori, Fosbury Architecture – siamo convinti che esistano modi gentili di combinare il benessere termico/climatico a quello sociale e di accogliere una comunità prendendosene cura».

Fonti: Labiennale.org, Artribune.com, SkyArte.it, Archiportale.com, WeWealth.com, Internimagazine.it

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