Cantieri riaperti: le imprese denunciano le difficoltà

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Sono ormai passate più di tre settimane dalla riapertura dei cantieri. Non mancano le difficoltà tra distanziamento difficile da mantenere, mancanza di DPI e test sierologici.

CG Edilcoop, società cooperativa, e Cari Costruzioni, impresa edile, hanno fatto sulle pagine di edilportale.com un primissimo bilancio della loro attività in questo scenario inedito e completamente rispetto allo scorso marzo.

Il contenimento del contagio nei cantieri e del distanziamento sociale, sembrano essere le questioni più problematiche.

Distanziamento sociale

“La raccomandazione per la popolazione è di mantenere un metro di distanza interpersonale in condizioni di normalità, che sale a 2 metri in caso di sforzo fisico, come nella corsa. Ne consegue che, anche tra coloro che lavorano presso cantieri edili, il distanziamento dovrebbe essere di 2 metri, condizione impossibile da realizzare, che viene compensata con l’utilizzo di dispositivi per la protezione individuale, per sanificare, termoscanner e test sierologici, i cui costi sono interamente a carico dell’azienda responsabile del cantiere”.

Dispositivi di protezione individuale

“Oggi le disposizioni pratiche sono poche, ma molto chiare: controllo della temperatura ad inizio turno di lavoro, mascherina obbligatoria, luoghi di lavoro sanificati periodicamente” – spiega Dionisio Graziosi, direttore tecnico di CG Edilcoop – I problemi maggiori sono dovuti al reperimento dei DPI, come le mascherine, che devono essere sostituite di frequente, ma anche di scanner per la temperatura e sanificanti, poco reperibili e a costi ancora molto alti. Il tutto a spese dell’azienda”.

“Tema più complicato sono, poi, le responsabilità civili e penali, ancora poco chiare o meglio che lasciano spazio ad interpretazione, ma questo purtroppo è un tema abbastanza ricorrente nel nostro Paese. Una situazione che, se oggi è difficile, in piena pandemia era impossibile e incredibilmente caotica, rendendo molto complicato portare avanti i lavori di quei cantieri il cui proseguimento era indispensabile. Ad esempio, noi in queste settimane abbiamo seguito quello dell’ospedale Martini di Torino, non senza difficoltà” – ha concluso Graziosi.

La normativa in un primo momento sembrava far ricadere sul datore di lavoro la responsabilità del contagio del lavoratore. Sul tema è poi intervenuta l’Inail a chiarire che il contagio, anche se riconosciuto come infortunio sul lavoro dal punto di vista della tutela assicurativa, non implica automaticamente la responsabilità del datore di lavoro: “la responsabilità del datore di lavoro è ipotizzabile solo in caso di violazione della legge o di obblighi derivanti dalle conoscenze sperimentali o tecniche, che nel caso dell’emergenza epidemiologica da COVID-19, si possono rinvenire nei protocolli e nelle linee guida governativi e regionali”.

Ecobonus 110%

In questo scenario caratterizzato da una ripresa faticosa, con costi importanti di prevenzione e sanificazione che vanno ad incidere su un bilancio già provato dai mesi di chiusura, il settore intravede un segnale incoraggiante nell’Ecobonus al 110% introdotto dal Decreto Rilancio, cioè le detrazioni fiscali del 110% per interventi edilizi di efficientamento energetico, installazione di sistemi fotovoltaici e per la riduzione del rischio sismico.

“In questi giorni sono arrivate moltissime richieste di informazioni e preventivi da parte di persone desiderose di apportare migliorie ai propri immobili, usufruendo del bonus. Il decreto purtroppo ancora non è molto chiaro, aspettiamo di leggere bene la parte attuativa per capire. Sicuramente può essere un buon volano, ma avremo bisogno di altro per poter far ripartire al meglio. Serve liquidità per le attività giornaliere, non finanza, perché la finanza richiede requisisti stringenti, che in Italia purtroppo avevano in poche aziende, anche prima della pandemia” concordano Dioniso Graziosi e Camilla Rubei.

Foto credit: MonikaP

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