CeVEtna ’26, dalla cenere vulcanica a una risorsa per il territorio

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Veduta dell'Etna
Foto di Samir Kharrat su Unsplash

Un progetto promosso dalla Regione Siciliana per costruire una “filiera della cenere” e aprire nuove applicazioni anche in edilizia

Ogni volta che l’Etna si risveglia, la cenere invade strade e piazze. Per anni è stata un problema da risolvere in fretta, ma oggi questa “emergenza” sembra destinata a diventare una risorsa per il territorio.

Il convegno tecnico-scientifico CeVEtna ‘26, ospitato al Palazzo della Regione di Catania lo scorso 13 marzo 2026, ha indicato una direzione chiara: passare dalla gestione dello scarto alla costruzione di una filiera della cenere vulcanica.

Tra istituzioni, università e imprese presenti all’iniziativa, anche il nostro Ing. Francesco Grungo, responsabile del Reparto Ricerca&Sviluppo. Nell’ambito del Protocollo d’intesa con la Regione, Tradimalt partecipa alla ricerca per la formulazione di malte speciali capaci di valorizzare e riutilizzare la cenere vulcanica.

Da emergenza a opportunità

Alla base di questo cambio di prospettiva c’è il Decreto n. 8 del 22 febbraio 2024, emanato dall’Assessorato all’Energia della Regione Siciliana. Il provvedimento si inserisce nel quadro delle politiche europee legate al Green Deal e punta a ridurre i costi di smaltimento per i Comuni etnei, promuovendo un modello fondato sui principi dell’economia circolare.

Recupero, riuso e riciclo diventano così le leve per rispondere alle esigenze di cittadini e imprese. Un impegno che contribuisce anche al raggiungimento il traguardo europeo che prevede, entro il 2035, una quota massima del 10% di rifiuti conferiti in discarica.

La filiera come punto di svolta

CeVEtna ’26 è stato promosso dal Dipartimento Acqua e Rifiuti e dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Architettura dell’Università di Catania, diretto dal Professor Ignaccolo. Il tavolo di confronto ha riunito rappresentanti delle istituzioni, tecnici della pubblica amministrazione, università e imprese già coinvolte negli studi scientifici.

Professionisti riuniti a CeVEtna '26 per parlare della gestione della cenere vulcanica

Tra gli aspetti emersi, uno dei più rilevanti è stato il valore della collaborazione tra ricerca e sistema produttivo. Il riutilizzo della cenere vulcanica non è più solo una questione ambientale, ma diventa un tema tecnico e industriale, che richiede competenze, sperimentazione e una visione condivisa.

La vera innovazione sta nella possibilità di strutturare una filiera in cui raccolta, trattamento e trasporto del materiale seguono logiche definite, basate su standard e processi. Ciò apre la strada a nuove applicazioni, consentendo di integrare la cenere in cicli produttivi sostenibili. Tra i settori coinvolti da questa “rivoluzione” emergono l’edilizia, l’industria dei compositi, l’agricoltura e la chimica.

Una prospettiva per l’edilizia

La cenere vulcanica può essere impiegata come componente in diversi materiali da costruzione, contribuendo a ridurre il consumo di materie prime vergini e a sviluppare soluzioni a minore impatto ambientale. Perché questo avvenga, è necessario un lavoro preciso su formulazioni, prestazioni e standard qualitativi.

Questo approccio si inserisce in una trasformazione più ampia del settore, orientato alla circolarità e alla sostenibilità. Tuttavia, occorre anche fare i conti con una sfida concreta: garantire qualità e sicurezza. Il percorso avviato dalla Regione rappresenta quindi un momento centrale per la definizione di specifiche tecniche e standard capaci di assicurare l’affidabilità dei prodotti derivati dalla cenere vulcanica.

Il passaggio da “rifiuto speciale” a “risorsa” non si esaurisce con la sola dimensione normativa, ma implica un cambio di metodo che interessa l’intero sistema: dalla gestione dell’emergenza alla costruzione di processi stabili nel rispetto dell’ambiente. In questo scenario, la Sicilia può diventare un laboratorio di innovazione, dove ricerca, industria e territorio lavorano nella stessa direzione.

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