Costruire non è mai costato così tanto

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Un generale aumento dei prezzi delle materie prime era già stato registrato alla fine dello scorso anno. Alla crescita della domanda di forniture dalla Cina e dagli Stati Uniti si sono aggiunte catastrofi naturali come l’ingorgo causato dalla Ever Given nel Canale di Suez, la siccità in Brasile o la gelata che ha paralizzato gli impianti petrolchimici nel centro degli Stati Uniti a febbraio.

La combinazione di questi e altri fattori ha causato un notevole aumento complessivo del prezzo delle materie prime: dall’acciaio al rame, dal mais al caffè, dal petrolio al legname, la relativa scarsità di queste materie si è riflessa in un aumento di prezzi che non si vedeva dal 2011.

In molti paesi l’inizio della campagna vaccinale ha stimolato la ripresa dell’economia bloccata per un anno a causa della pandemia. Sono stati riattivati i cantieri di opere pubbliche e grandi operazioni immobiliari che hanno richiesto ingenti quantità di legno e acciaio, con ripercussioni che hanno coinvolto anche il trasporto delle merci.

In Italia, gli effetti di questi rincari si sono palesati all’inizio di maggio quando con la riduzione delle misure restrittive e con l’incentivo del Superbonus 110%, le agevolazioni fiscali per la ristrutturazione e l’efficienza energetica sono stati avviati nuovi cantieri. Questa spinta, unita all’andamento dei prezzi in tutto il mondo, ha reso introvabili e costosi i materiali di cui non si può fare a meno in un cantiere.

L’Ance, l’associazione nazionale dei costruttori edili, ha diffuso un monitoraggio che mostra alcuni dei rincari più evidenti. A preoccupare i costruttori è soprattutto il prezzo dell’acciaio. Secondo gli ultimi dati del Meps, un osservatorio indipendente internazionale, il prezzo dei tondini in acciaio è cresciuto del 15,4 per cento da aprile a maggio e del 150 per cento dallo scorso novembre. In altri paesi la crescita del prezzo per i tondini sembra essere più contenuta, ma non meno significativa: in Germania è aumentato dell’84,8 per cento tra novembre e maggio, e in Francia dell’81,8 per cento, sempre secondo una rilevazione pubblicata dall’Ance.

Comprare altri materiali è diventato improvvisamente proibitivo: il polietilene, che in edilizia viene utilizzato principalmente come isolante, ha avuto un incremento del 110 per cento tra novembre e aprile, il rame del 29,8 per cento, il legname è passato da quattrocento a mille euro al metro cubo.

Anche i lunghi tempi per la gestione delle pratiche burocratiche e le scadenze per accedere alle misure di sostegno, già prorogate dal governo, hanno creato un clima di incertezza e ansia nei clienti, disposti a pagare di più rispetto alle quotazioni di pochi mesi fa perché tranquillizzati dalla copertura dei costi con lo sconto fiscale. Ad essere esposte sono le imprese edili. Infatti, i preventivi per i lavori sono stati quotati mesi fa, sulla base di prezzi vecchi, e ora il rischio è quello di lavorare in perdita per sostenere gli aumenti delle materie prime. In molti casi le imprese, pur di non perdere un cantiere, affidano i lavori in subappalto contando sulle coperture finanziarie garantite dalle banche. Tutti questi effetti si sono sviluppati nel giro di poche settimane e secondo molti esperti causeranno una bolla speculativa nel mercato delle ristrutturazioni.

In aggiunta le difficoltà nel reperire i materiali e i rincari si riflettono a loro volta sui semilavorati: l’aumento del prezzo del petrolio genera un costo più elevato dei materiali plastici e di altri prodotti chimici suoi derivati. Secondo il report Logistic manager’s indexun indice costruito da ricercatori provenienti da diverse università statunitensi, sembrerebbe che gli effetti sui costi debbano perdurare almeno un altro anno.

Il rischio dell’aumento dell’inflazione è evidente. Anche l’economista Philip Lane, intervenendo all’Official Monetary and Financial Institutions Forum, ha ricordato che è necessario avviare uno «strong labor market», un mercato del lavoro forte, per poter uscire da questa situazione di crisi economica.

 

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