
Ha preso ufficialmente avvio il progetto di recupero e rigenerazione urbana dell’ex convento di Santa Chiara a Piacenza. Firmato da Stefano Boeri Interiors e promosso dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, l’intervento riguarda un complesso storico di 12.000 metri quadrati, di cui 8.500 destinati ad area verde, situato sullo Stradone Farnese, nel cuore del centro storico.
Un intervento di grande respiro architettonico e sociale, che pone al centro una domanda cruciale per l’urbanistica contemporanea, ovvero come restituire funzione a un patrimonio storico rimasto a lungo sospeso, senza tradirne l’identità.
Il recupero del complesso storico
L’ex convento di Santa Chiara è un luogo carico di stratificazioni storiche, significativo per la memoria collettiva della città. Il progetto di Boeri Interiors interpreta questa storia come materia attiva del recupero, evitando l’approccio conservativo tradizionale. Gli edifici esistenti vengono riconvertiti in una nuova residenza universitaria e in una struttura destinata a un Centro Socio-Riabilitativo Residenziale.
Il valore complessivo dell’operazione è di 30 milioni di euro, ed è attuata dal fondo immobiliare iGeneration, promosso e gestito da Investire SGR, con la partecipazione di CDP Real Asset SGR, del Fondo Europeo degli Investimenti, di fondazioni bancarie, casse di previdenza e istituti bancari, oltre al supporto della Banca di Piacenza.
Gli interventi: restauro filologico e nuove costruzioni
Sul piano operativo, il progetto si articola su due tipologie di intervento distinte, che convivono all’interno dello stesso complesso.
Sui fabbricati storici duecenteschi, il lavoro è di restauro filologico: recupero dei materiali e delle finiture originali, eliminazione delle modifiche apportate tra gli anni Trenta e Settanta del Novecento, preservazione delle caratteristiche storico-architettoniche in stretto dialogo con la Soprintendenza. Da questo intervento nasceranno 241 alloggi per studenti, tra stanze singole e doppie, distribuiti nei corpi storici recuperati.
Il Centro Socio-Riabilitativo Residenziale, destinato al progetto del “Dopo di Noi”, occuperà invece un edificio di nuova costruzione, concepito come una reinterpretazione contemporanea dei linguaggi architettonici del convento. Il suo tetto ospiterà un Giardino Terapeutico, che riprende la vocazione ortiva originaria del complesso duecentesco.
A tenere insieme le due componenti c’è un sistema di cortili e giardini pensili interconnessi che riorganizza il paesaggio del complesso, con portici e chiostri valorizzati come elementi architettonici di riferimento.
Il progetto è stato sviluppato da un team multidisciplinare che riflette la complessità dell’intervento: oltre allo studio di Stefano Boeri Interiors, hanno contribuito l’architetto Pier Giorgio Armani per gli aspetti architettonici e di restauro, l’ingegner Silvio Carini per la componente strutturale, l’architetto Isabella Tampellini per gli aspetti urbanistici e procedurali, e gli ingegneri Maurizio Fornasari e Gennaro Schiano Lo Moriello rispettivamente per gli impianti di climatizzazione ed elettrici.
L’Arena Santa Chiara: uno spazio pubblico dentro il progetto
Il primo elemento a entrare in cantiere è uno spazio pubblico: l’Arena Santa Chiara, un auditorium a cielo aperto ricavato nel Cortile del Teatro. Un anfiteatro ipogeo con tribune e aule polifunzionali sotterranee, concepito come nuovo luogo di incontro per l’intera cittadinanza. Un elemento che rende il complesso accessibile anche a chi non lo abiterà.
Come spiega Giorgio Donà, founding partner e direttore di Stefano Boeri Interiors, l’Arena vuole essere “il nuovo punto di incontro e congiunzione tra memoria storica, ricerca e innovazione, prospettive e diversità”: uno spazio flessibile e accessibile, capace di accogliere una molteplicità di funzioni culturali e sociali.
Un ecosistema di funzioni ibride
L’aspetto più interessante di Santa Chiara è la compresenza intenzionale di programmi differenti. Studentato, social housing e centro socio-riabilitativo sono trattati come componenti di un unico organismo urbano, che nel complesso metterà a disposizione circa 300 posti.
La coabitazione tra studenti universitari e persone fragili costruisce un tessuto abitativo in cui la dimensione della cura e quella della formazione si alimentano reciprocamente, dando forma a un modello di innovazione sociale in cui l’abitare temporaneo dei giovani e la dimensione della permanenza assistita convivono all’interno di uno stesso sistema.
Per una città come Piacenza, che ospita sedi decentrate del Politecnico di Milano e dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, la componente universitaria del progetto risponde alla crescente domanda di accoglienza qualificata da parte di studenti fuori sede e internazionali.
Un progetto che parla a un bisogno del Paese
Il caso di Santa Chiara è particolarmente interessante se letto alla luce di un dato strutturale: in Italia mancano circa 500.000 posti letto per studenti universitari. A fronte di un fabbisogno stimato in 590.000 posti, la disponibilità reale in strutture convenzionate si ferma a 85.000. Il nostro Paese è penultimo in Europa per posti letto in studentati, davanti solo alla Grecia, e nonostante i 1,2 miliardi di euro stanziati dal PNRR, l’obiettivo di triplicare i posti disponibili è stato spostato al 2027 senza garanzie di completamento.
In questo scenario, progetti come Santa Chiara indicano una direzione praticabile: usare il patrimonio storico esistente come parte della risposta al problema abitativo.






