Expo 2015. Sicuri che facciamo in tempo?

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L’obiettivo è quello di costruire, a partire da un sito espositivo ad alto tasso di innovazione, la Smart City Milano: una città intelligente e sostenibile, aperta al resto del mondo e in grado di competere con le città leader europee e mondiali…” 
Giuliano Pisapia, sindaco di Milano

Se accedete al sito www.expo2015.org, subito accanto al bel logo dell’evento, ad accogliervi troverete un numerone in bella vista: è un conto alla rovescia (e alla data in cui scrivo la cifra è 781) dei giorni mancanti all’evento. Per cui la domanda che sorge spontanea, a distanza di circa cinque anni dal giorno in cui si cominciò a “sognare” l’Expo di Milano capace di riammodernare l’Italia intera, è: a che punto sono giunti i lavori per il grande evento che per sei mesi, nel 2015, farà parlare di sé l’Italia in tutto il mondo?
Quando si tratta di grandi opere, e questa è certamente l’operazione di ri-qualificazione urbana più grossa degli ultimi tempi in Italia, le controversie e le problematiche legate ai vari interessi degli attori coinvolti, rischiano di compromettere la lucida lettura e il virtuoso percorso verso una “giusta” realizzazione. A far parlare di sé, a quasi due anni dal suo completamento, non sono i progetti in fase di realizzazione e i cantieri a pieno regime, ma le controversie politiche, le probabili infiltrazioni mafiose e i continui rimescolamenti ai vertici della dirigenza.logo_expo_
Proviamo a ricostruire il percorso dall’inizio per cercare di comprendere a che punto si è giunti e quali sono le problematiche di un percorso così complesso ma allo stesso tempo estremamente stimolante.
Tutto comincia quando Letizia Moratti, nella sua campagna elettorale nel 2006 per il Comune di Milano, lancia l’idea di portare nel capoluogo lombardo l’Esposizione Universale del 2015.
Nell’ottobre dello stesso anno il Governo, con l’allora Presidente Romano Prodi, ufficializza il suo appoggio alla città che presenterà la sua candidatura ufficiale all’Expo con un tema basato su «alimentazione sicura e sufficiente per tutti». La promessa, nel dossier con cui Milano si candida a ospitare l’Expo nel 2015, è quella di un evento ecosostenibile ed ecocompatibile.
L’assegnazione ufficiale dell’Expo 2015 da parte del Bie (Bureau of International Expositions) avviene il 31 marzo 2008 con il tema “Nutrire il Pianeta, Energia per la vita”, il pressing della Moratti e di Prodi, degli ambasciatori Al Gore e Jacques Attalì, le visite diplomatiche in mezzo mondo, fruttano a Milano abbastanza voti da battere l’agguerrita concorrenza di Smirne. La città festeggia l’assegnazione.
Ma nonostante la consapevolezza di dover far fronte alla gestione di un’emergenza così importante, ad un anno dalla vittoria, nel 2009, la macchina organizzativa dell’esposizione universale italiana resta ferma ai blocchi di partenza, in attesa che si sciolgano i nodi sull’organigramma della società di gestione (con tutte le italiche difficoltà nel mantere gli equilibri politici) e le incognite sui finanziamenti.
Nel 2011 tutto passa nelle mani del sindaco Giuliano Pisapia che ne diviene Commissario straordinario insieme al Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni a cui è affidato il commissariamento Generale dell’opera.
E giungiamo a questi ultimi anni dove, comunque, si va avanti tra dimissioni e commissariamenti ma che dovranno comunque ed inevitabilmente far avanzare i lavori per l’ormai imminente evento.
Oggi i giochi entrano nel vivo: a breve gli investimenti previsti dovranno essere in buona parte evasi e le infrastrutture previste dal dossier presentato al Bie potranno avere un primo realistico bilancio; gli enti locali dovranno riuscire a spendere per l’evento universale senza alcuna deroga al patto di stabilità.
Ma resta il fatto che delle principali opere ipotizzate per il 2015, meno del 50% arriverà al traguardo dell’Expo. 
Le grandi infrastrutture regionali (finanziate dal Pirellone, dal Governo e dai privati) inserite nel dossier di candidatura di Expo e attese da decenni in Lombardia, stanno esaurendo le risorse finanziarie. Per quanto riguarda il sito espositivo (1,1 miliardi di valore) il cronoprogramma è rispettato. Il problema è che nel frattempo sono state aperte delle indagini da parte della procura di Milano per presunti reati di turbativa d’asta per entrambe le gare, che potrebbero rallentare i lavori. Per ora però si procede. I paesi che hanno aderito, a quota 113, sono persino superiori alle aspettative. Per quanto riguarda l’Italia, è stato aperto il bando per la realizzazione del Padiglione Italia.
“Con un piccolo ridimensionamento rispetto alle previsioni, stiamo riuscendo a fare tutto e negli ultimi sei mesi i lavori hanno registrato una notevole accellerazione, sia sul fronte delle infrastrutture che del sito espositivo”. Così Giuliano Pisapia ha rassicurato sullo stato degli avanzamenti dei lavori, in seno all’assemblea del Bie.
Nonostante tutti gli intoppi e le controversie da sempre legate al mondo delle grandi costruzioni italiane, questo è ciò che oggi presenta la realtà. La volontà da parte delle Istituzioni è di voler procedere con determinazione e consapevolezza alla concretizzazione di un progetto grandioso e di svolta, non solamente per la città di Milano ma per tutto il paese; che si appresta ad accogliere così un evento importantissimo che ha rappresentato motivo di sviluppo per tutte le nazioni che, fino ad oggi, ne sono stati degni contenitori.

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