Urbanismo tattico, trasformare le città in modo inclusivo

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Urbanismo tattico: Piazza Minniti a Milano
Piazza Minniti a Milano • Foto di Camilla Falsini

A metà tra l’attivismo e le pratiche di amministrazione pubblica, questo approccio punta a migliorare gli spazi pubblici per renderli più piacevoli e utili per i cittadini

Piazze con tavoli da ping-pong, stazioni per le bici, piante, graffiti e vernice colorata sull’asfalto. Le città cambiano volto grazie all’urbanismo tattico, un metodo di riqualificazione che rende gli abitanti protagonisti delle attività di progettazione.

Questo approccio ha principalmente lo scopo di migliorare la vivibilità di un’area urbana con interventi leggeri e di forte impatto visivo. L’urbanismo tattico (o urbanistica tattica) è infatti una pratica rapida, a basso budget e limitata nel tempo, ma spesso innesca dei cambiamenti a lungo termine nel tessuto sociale e persino in ambito culturale.

Gli interventi realizzati permettono agli spazi pubblici di (ri)acquistare un ruolo attivo nella vita dei cittadini, promuovendo un senso di appartenenza alla comunità e la possibilità di una vita di prossimità slow e meno inquinante.

Indice

Origine e caratteristiche dell’approccio

I primi a parlare di urbanismo tattico furono gli architetti Mike Lydon ed Anthony Garcia nel 2012. Il termine serviva a raggruppare alcuni interventi osservati negli anni precedenti in alcune città del Nord America, come New York.

La Grande Mela, infatti, è stata la prima metropoli a sperimentare l’urbanismo tattico: nel 2009 Times Square venne chiusa al traffico su ruote e resa pedonale. Risultato dell’operazione fu una maggiore soddisfazione da parte dei newyorkesi, e anche un calo superiore al 60% degli incidenti stradali su quello snodo. L’intervento, dapprima temporaneo, venne così reso permanente.

Urbanismo tattico, un esempio di lavori a Philadelphia negli Stati Uniti
Foto di Brad Carney via Il Post

A partire dagli esempi raccolti, Lydon e Garcia individuarono i 5 capisaldi dell’urbanismo tattico:

  • approccio deliberato e graduale per indurre a un cambiamento;
  • sviluppo di idee locali per una pianificazione locale;
  • impegno a breve termine unito ad aspettative realistiche;
  • basso rischio di realizzazione per un ritorno elevato;
  • sviluppo del capitale sociale tra cittadini e di una collaborazione tra istituzioni pubbliche, private e organizzazioni non profit.

L’urbanismo tattico è focalizzato sui processi e non esclusivamente sui risultati. È uno strumento di integrazione in cui le esigenze del singolo cittadino fungono da motore per la trasformazione degli spazi comuni, contribuendo a creare scenari condivisi. Si tratta di un processo aperto e interattivo, con un’attenzione particolare nei confronti di bambini, anziani e disabili.

In senso pratico, poi, ciò che contraddistingue l’urbanismo tattico è la temporaneità delle operazioni. I materiali usati sono economici, la pianificazione è rapida, le strutture sono leggere e rimovibili. Le risorse necessarie agli interventi sono poche e possono provenire anche da strumenti di finanziamento “dal basso” come il crowd-funding.

Urbanismo tattico, un esempio a Philadelphia negli Stati Uniti
Foto di Brad Carney via Il Post

Alcuni esempi di intervento

Per l’architetto e urbanista Jaime Lerner la pianificazione di una città è un processo che consente correzioni e la mancanza di risorse non è una scusa per non agire. Trasformare in positivo una città è un’operazione relativamente semplice. Lydon e Garcia hanno raccolto alcune tipologie di intervento che rientrano nell’ambito dell’urbanismo tattico. Tra queste:

  • open streets: spazi temporanei e sicuri per camminare, andare in bicicletta e socializzare;
  • play streets: parchi giochi creati all’interno di spazi precedentemente adibiti a parcheggio o al transito veicolare;
  • “build a better block”: questo intervento incoraggia i proprietari di negozi a offrire vetrine o spazi sui marciapiedi antistanti per un uso pubblico e condiviso;
  • Parking Day: un evento annuale in cui i parcheggi vengono convertiti in spazi pubblici per richiamare l’attenzione sull’enorme quantità di spazio dedicato alla sosta delle automobili;
  • de-pave: la “depavimentazione” di alcune aree urbane, che vengono riportate alla terra.

Urbanismo tattico in Italia: il progetto “Piazze Aperte”

La rivista “Tactical urbanism” ha tracciato il quadro delle iniziative di urbanismo tattico promosse nel nostro Paese. Tra queste, “Piazze Aperte” a Milano ha avuto una risonanza speciale e si distingue per i risultati ottenuti.

Tra il 2018 e il 2023 il programma ha sostenuto la realizzazione di 42 interventi, su una superficie totale di 280 mila mq. Gli spazi sono stati resi pedonali e vivibili grazie all’installazione di nuovi arredi urbani, tra cui 280 panchine, 450 posti bici, 50 tavoli da picnic e 380 fioriere.

Urbanismo tattico: Piazza Dergano a Milano
Piazza Dergano a Milano • Foto via Il Post

Finora hanno partecipato a “Piazze Aperte” 800 abitanti, 17 scuole, 45 soggetti privati, 72 attività commerciali e 200 tra associazioni no-profit e cooperative sociali. L’impegno collettivo ha permesso lo sviluppo di numerosi interventi, come si è visto. In questo modo, un residente su due a Milano ha una nuova piazza nel raggio di 15 minuti dalla propria casa.

Il programma è sostenuto dal Comune di Milano e sviluppato dall’Agenzia Mobilità Ambiente Territorio (AMAT), in collaborazione con Bloomberg Associates. Lo scopo è quello di creare luoghi di aggregazione pubblica e promuovere forme sostenibili di mobilità.

L’approccio usato è proprio quello dell’urbanismo tattico e la riqualificazione delle aree inizia con una fase sperimentale e temporanea. Dopo aver valutato i risultati degli interventi finiti, in funzione delle priorità interne e del budget disponibile, il Comune analizza la possibilità di rendere la trasformazioni permanenti. Al momento, sono diversi i progetti che hanno avuto questa fortuna: speriamo che possano essercene di più, in tutta Italia.

Fonti:

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