Filippine 2026: cosa ci insegna il terremoto di Mindanao

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Foto di Ian Romie Ona su Unsplash

Il sisma più potente nelle Filippine dagli anni ’90 riapre il dibattito sulla vulnerabilità strutturale del costruito esistente.

L’8 giugno 2026 un terremoto di magnitudo 7.8 ha colpito il sud dell’isola di Mindanao, nelle Filippine, con epicentro al largo della costa tra General Santos City e la provincia di Sarangani.

È il sisma più potente registrato nel Paese dagli anni ’90, con oltre 1,2 milioni di persone che hanno avvertito un’intensità VIII della scala Mercalli, e quasi 3,8 milioni di persone hanno percepito scosse molto forti a distanza di chilometri. Il bilancio, ancora in aggiornamento, parla di decine di vittime, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. L’allerta tsunami, diffusa anche in Indonesia, è rientrata dopo poche ore.

A General Santos, città di circa 720.000 abitanti, si sono registrati i danni più gravi, con crolli parziali di edifici, un centro commerciale e un edificio scolastico tra le strutture colpite, e gravi criticità anche per l’ospedale locale.

In questo contesto, diviene fondamentale analizzare le cause che hanno determinato i crolli, al fine di capire dove e perché il costruito ha ceduto e prevenire futuri episodi.

Telai in cemento armato: scopriamone i punti deboli

Quando un sisma di queste dimensioni colpisce un’area densamente costruita, il modo in cui gli edifici rispondono alle sollecitazioni dipende in larga parte dalla qualità con cui sono stati realizzati i collegamenti tra gli elementi strutturali. È in questi punti, più che nelle campate o nelle solette, che si concentrano le tensioni più critiche durante un evento sismico.

I primi rilievi da General Santos ricalcano scenari ampiamente documentati dall’EERI e dal PEER di Berkeley su altri grandi sismi dell’area pacifica, tra cui il terremoto di Bohol nelle Filippine del 2013, analizzato nel Journal of Earthquake and Tsunami. Negli edifici multipiano a telaio in calcestruzzo armato, il danno si concentra sistematicamente nei nodi trave-pilastro, i punti nevralgici della trasmissione degli sforzi.

Sotto l’azione delle componenti sismiche verticali e orizzontali, le strutture subiscono deformazioni cicliche che mettono a nudo i limiti della materia non adeguatamente confinata. La fessurazione del calcestruzzo porta all’espulsione del copriferro. Una volta perso questo strato protettivo, le armature longitudinali perdono il confinamento, si flettono sotto carico e portano il pilastro al collasso per taglio o per schiacciamento.

Una bassa qualità del legante originario e un’insufficiente staffatura nei nodi sono i due fattori che più frequentemente accelerano questo processo. Non si tratta di un problema esclusivo dell’area pacifica, ma riguarda in modo diffuso il patrimonio edilizio costruito prima dell’introduzione delle moderne norme antisismiche in molte parti del mondo.

Tamponature e collasso fuori piano

Il secondo fronte di danno riguarda gli elementi non strutturali. Nei sistemi costruttivi filippini è diffuso l’uso dei Concrete Hollow Blocks, blocchi cavi in cemento per le tamponature esterne.

Durante l’oscillazione del telaio principale, queste pareti subiscono accelerazioni ortogonali che le spingono fuori dalla loro sede, causandone il ribaltamento verso l’esterno, come segnalato dal Phivolcs (Philippine Institute of Volcanology and Seismology) nelle proprie linee guida tecniche. La vulnerabilità sismica di questi elementi è stata confermata anche da ricerche sperimentali pubblicate su Scientific Reports.

Il meccanismo è ben noto: il telaio in cemento armato oscilla, ma la tamponatura rigida non riesce a seguire il movimento. La forza ortogonale che ne risulta supera la capacità di ancoraggio del pannello, che si ribalta verso l’esterno. È uno dei fenomeni più pericolosi per l’incolumità pubblica, perché interessa le facciate degli edifici lungo le vie di fuga e colpisce chi si trova all’esterno durante la scossa.

Un confronto con l’Italia

La scala Richter è logaritmica: ogni punto di magnitudo corrisponde a circa 32 volte l’energia rilasciata. Per comprendere la portata del sisma filippino, è utile confrontarlo con eventi che hanno segnato la memoria sismica italiana recente.

Il terremoto de L’Aquila del 2009 raggiunse magnitudo 6.3, risultando circa 1.000 volte meno potente di quello di Mindanao. Quello di Amatrice del 2016 si attestò a magnitudo 6.0, con un’energia rilasciata circa 4.000 volte inferiore. Il terremoto del 26 dicembre 2018 alle pendici dell’Etna, magnitudo 4.9 con ipocentro a soli 1 km di profondità, fu circa 500.000 volte meno energetico, eppure causò 1.175 edifici danneggiati e oltre 1.000 sfollati tra i comuni del Catanese.

Le stesse vulnerabilità strutturali documentate a General Santos, nodi trave-pilastro non sufficientemente staffati e tamponature non presidiate, sono presenti in larga parte del patrimonio edilizio italiano realizzato prima delle attuali norme tecniche. La differenza non è nella fisica del fenomeno, ma nell’intensità delle forze in gioco.

È su queste vulnerabilità che in Italia si concentra il lavoro di ricerca applicata alla prevenzione sismica. La linea QuakeProof di Tradimalt nasce proprio dalla volontà di rispondere con soluzioni certificate alle fragilità strutturali più diffuse nel patrimonio edilizio esistente.

Analisi e prevenzione: l’unica risposta possibile

Ogni evento sismico di questa portata è anche un documento tecnico che descrive con precisione dove le strutture cedono e perché. La risposta non può essere solo emergenziale, ma preventiva, tramite analisi dello stato di fatto degli edifici esistenti, conoscenza dei meccanismi di danno e una cultura della prevenzione strutturale che in Italia, paese ad alta sismicità, diviene fondamentale per la sicurezza e la salvaguardia del patrimonio storico, culturale e artistico.

Fonti:
EERI (Earthquake Engineering Research Institute), Post-Earthquake Reconnaissance Reports on RC Frame Vulnerabilities & Joint Failures.
PEER (Pacific Earthquake Engineering Research Center), Berkeley: report sulla vulnerabilità sismica degli edifici in c.a. e sui meccanismi di collasso dei nodi strutturali.
Journal of Earthquake and Tsunami, Bohol Philippines 2013: fallimento dei nodi trave-pilastro in edifici a telaio in c.a.
PHIVOLCS e JICA, “How Safe is My House?”: vulnerabilità sismica dei Concrete Hollow Blocks e collasso fuori piano.
Scientific Reports, Nature, “Shaking table tests of CHB masonry houses”: comportamento sismico dei Concrete Hollow Blocks e modalità di collasso.
Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, Circolare 21 gennaio 2019, n. 7 C.S.LL.PP.
Ingenio, Terremoto di magnitudo 7.8 nelle Filippine.

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