Rapporto MobilitAria 2021: qualità dell’aria e politiche di mobilità nelle città italiane

308

L’inizio del 2020, tra i pochi aspetti positivi generati della pandemia mondiale, aveva registrato una netta riduzione dell’inquinamento dell’aria nelle grandi città metropolitane.
E la sfida, un po’ per tutti – che come si legge su Ansa 2030 – era quella di “riprogrammare stili di vita e abitudini, abbassare i livelli di smog, rendere più efficiente la sanità locale, trovare alternative al trasporto pubblico e privato, accelerare sull’ambiente e migliorare il ciclo dei rifiuti, vivere in ambienti più puliti e a misura d’uomo, implementare al massimo il rapporto città-campagna“.

Nella seconda metà dell’anno, però, si è registrate la tendenza inversa. Le emissioni legate alla mobilità sono tornate ad aumentare, con il rischio di un ritorno alla condizione pre-covid. A dare l’allarme il Kyoto Club e l’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR-IIA) che hanno recentemente pubblicato il Rapporto “MobilitAria 2021”. Un’analisi accurata dei dati di mobilità e qualità dell’aria al 2020 in 14 città metropolitane e 22 medie su tutto il territorio nazionale.

Lo studio evidenzia il tentativo, soprattutto nei medi e grandi centri urbani, di riorganizzarsi seguendo una visione ecosostenibile. Reti ciclabili, micromobilità e trasporto urbano sono le attività sulle quali si concentrano gli investimenti. A rendere più ripido il percorso verso la decarbonizzazione delle città italiane è la crisi del trasporto pubblico e la sospensione delle Ztl.

Dati che sembrano aumentare il divario tra le principali città italiane e le altre capitali d’Europa. Con questi numeri – segnala il Kyoto Club, sembra quasi impossibile riuscire a ridurre del 55% le emissioni climalteranti su tutto il territorio nazionale.

I dati del Rapporto “MobilitAria 2021”.

La riduzione delle emissioni del comparto mobilità (soprattutto nei primi mesi del lockdown) hanno permesso di registrare una riduzione annuale complessiva delle concentrazioni, ad esclusione della città di Milano.

Le maggiori riduzioni delle concentrazioni medie sono state registrate nella città di Cagliari (-38%) e Catania (-37%) a cui segue Palermo con un -31% rispetto al 2019. La città di Milano risulta invece essere in controtendenza in quanto nel 2020 ha riportato un incremento del 7% rispetto all’anno precedente.

Nonostante la concentrazione media annua del PM10, il particolato con dimensione inferiore ai 10 µm, delle città analizzate risulta essere sotto i limiti ci sono alcune città che hanno superato diverse volte nell’arco del 2020 i limiti consentiti.
Torino (98 superamenti)Milano con 90Venezia con 88Napoli con 57 e Cagliari con 38; anche Bologna e Roma, dopo rispettivamente 2 e 3, anni tornano a superare il limite.

In termini pratici per contrastare l’inquinamento dell’aria, soprattutto i centri medi, che hanno sostanzialmente gli stessi problemi di traffico delle grandi città, hanno puntato al potenziamento della mobilità ciclistica e pedonale, all’incentivazione del trasporto collettivo e all’attuazione di politiche per ridurre l’uso dell’auto privata. Molti di questi PUMS prevedono l’istituzione di nuove zone 30, o il potenziamento di quelle esistenti, soprattutto nel centro storico.

Le città e la mobilita urbana continuano ad essere i grandi assenti nel PNRR, anche in quello presentato dal Governo Draghi. Davvero insufficienti le risorse dedicate alle nuove reti tramviarie, metropolitane (3,6 mld) e per nuovi autobus (3 mld), limitate le risorse per la mobilità ciclabile (600 milioni), che non colmeranno il grave deficit attuale, come dimostra il Rapporto Mobilitaria 2021” – dichiara la Coordinatrice del gruppo di lavoro “Mobilità sostenibile” di Kyoto Club, Anna Donati.

Per gli investimenti ferroviari, a cui il PNRR conferisce 26 miliardi, si dedica alle reti locali regionali e ai pendolari solo il 30% delle risorse, mentre il resto è impiegato per l’Alta Velocità, in particolare per il nord. Resta marginale l’obiettivo della elettrificazione dei trasporti. Il PNRR del Governo Draghi non costituisce una strategia efficace per la svolta verso la mobilità urbana e la decarbonizzazione dei trasporti. C’è da augurarsi che dal confronto in corso, dai progetti che saranno presentati, dal Fondo Complementare, dall’ulteriore fondo per investimenti di 26 miliardi annunciato dal Presidente Draghi, sia possibile riequilibrare la spesa verso la mobilità sostenibile delle nostre città”.

Alla fine, Kyoto Club e Transport & Environment avanzano alcune proposte per orientare le scelte pubbliche del PNRR italiano, individuando tre ambiti prioritari. Ne risulta una proposta pari a 41,15 miliardi di euro, da ripartire su tre ambiti prioritari: mobilità urbana e regionale (29,7 mld), elettrificazione (7,95 mld) e messa in sicurezza delle infrastrutture stradali (3,5 mld).

CONDIVIDI

NESSUN COMMENTO

SCRIVI UNA RISPOSTA