
In Italia esistono circa 7 milioni di edifici inutilizzati, di cui oltre 50.000 antichi palazzi storici e castelli nobiliari, e altri 20.000 tra chiese, abbazie e conventi caduti in disuso. A questi si aggiungono i 5.300 paesi fantasma censiti da Legambiente, i 6.000 chilometri di ferrovie inutilizzate, le aree industriali dismesse che, sommate, coprirebbero un territorio esteso quanto l’Umbria. Numeri che raccontano un patrimonio immenso, spesso silenzioso, che rischia di andare perduto un anno dopo l’altro. Ne abbiamo parlato in maniera più approfondita in un nostro precedente articolo sul degrado urbano in Italia.
Recuperare un edificio storico potrebbe sembrare un’operazione semplice, ma porta con sé diversi quesiti sul come approcciarsi: quanto conservare, quanto trasformare, come far dialogare la memoria del manufatto con le esigenze del presente. Murature antiche, coperture lignee, aperture stratificate nel tempo, ampliamenti aggiunti nei secoli, sono tutti elementi che richiedono al progettista un pensiero che vada oltre l’estetica, radicandosi in una riflessione più ampia sul significato della conservazione contemporanea.
Cinque progetti internazionali, ciascuno con un approccio distinto, aiutano a illustrare le direzioni possibili di questa riflessione, offrendo spunti che parlano direttamente al patrimonio del nostro Paese: dal riuso dei materiali all’isolamento invisibile, dalla rimozione selettiva delle aggiunte alla coesistenza dichiarata tra vecchio e nuovo.
Indice
- A Whidbey Island, il riuso del legno di un fienile agricolo
- In Cantabria, Casa Mínima e l’isolamento interno
- In Galizia, Miraflores tra pietra e calcestruzzo
- A Chihuahua, Casa Müller e le murature in adobe
- A Fiesso d’Artico, il sottotetto di Villa Soranzo
A Whidbey Island, il riuso del legno di un fienile agricolo

Nei pressi di Seattle, sull’isola di Whidbey, lo studio SHED Architecture & Design ha trasformato un antico fienile in una residenza contemporanea, inserendo nella sagoma esistente una zona di lavoro con cucina, un appartamento indipendente e uno spazio notte per gli ospiti.
L’elemento più significativo dell’intervento è il riuso del legno originale dell’edificio: il rivestimento esterno storico è stato smontato e ricollocato sulle pareti interne, mentre le travi recuperate dai solai sono state rilavorate in gradini, piani di lavoro ed elementi di finitura. Il materiale mantiene irregolarità e tracce dell’esposizione atmosferica, rendendo percepibile la continuità tra il fienile agricolo di un tempo e la nuova configurazione domestica.
All’esterno, un nuovo rivestimento in cedro assolve la funzione di protezione. Lucernari, abbaini e finestre sporgenti portano luce nella profondità del volume, affidando alle nuove aperture l’adattamento ai nuovi usi. Una lettura del recupero che fa della memoria materiale la vera protagonista.
In Cantabria, Casa Mínima e l’isolamento interno delle murature storiche

Nel paesaggio rurale della Cantabria, in Spagna, lo studio Estudio Mínima ha recuperato una cabaña pasiega, tipica costruzione a due livelli con stalla al piano terra e spazi stagionali al piano superiore, raggiungibili da una scala esterna in pietra.
Il progetto preserva integralmente il volume storico, la copertura inclinata, la scala e le murature perimetrali spesse fino a 80 centimetri, che continuano a definire l’immagine della casa. La riqualificazione energetica è concentrata sul lato interno dell’involucro: isolamento e tenuta all’aria vengono integrati dietro le nuove superfici interne, evitando di intervenire sulle facciate in pietra.
Un approccio che ha permesso all’edificio di raggiungere lo standard EnerPHit, il protocollo Passivhaus per la riqualificazione energetica dell’esistente, senza sacrificare l’identità storica del manufatto. Al piano terra, l’antica stalla è oggi un ambiente continuo per cucina, pranzo e soggiorno, mentre le lastre del vecchio pavimento sono state recuperate e trasferite nel patio esterno, ricavato nell’antico recinto per il letame.
In Galizia, Miraflores tra pietra e calcestruzzo

A Muros, in Galizia, lo studio fuertespenedo arquitectos ha affrontato il recupero di una casa rurale panoramica partendo dalla lettura delle diverse fasi costruttive del fabbricato: due volumi originari in pietra, a cui era stato aggiunto successivamente un terzo corpo, con spazi frammentati e poco aperti verso la vista sulla ria di Muros.
Il progetto conserva i due nuclei storici nella forma e nelle aperture originarie, e sostituisce il terzo corpo, di minore valore architettonico, con un volume in calcestruzzo a vista dotato di ampie vetrate verso l’estuario. Una copertura continua in zinco unifica i tre volumi senza uniformarne i caratteri, mentre tre lucernari di dimensioni diverse illuminano la sala da pranzo, la doccia e l’antico spazio delle stalle.
Un caso esemplare di rimozione selettiva delle trasformazioni successive, concentrando la conservazione sui corpi che documentano l’impianto originario.
A Chihuahua, Casa Müller e le murature in adobe

Nel nord del Messico, a Chihuahua, VOID Studio ha lavorato al recupero di una residenza dei primi del Novecento, a lungo abbandonata, con coperture parzialmente crollate e porzioni murarie compromesse. Dal rilievo erano emerse fasi costruttive distinte: il nucleo più antico in adobe, un ampliamento a pianta ottagonale e successive modifiche delle aperture.
Lo studio ha scelto di mantenere leggibile questa stratificazione, organizzando gli spazi, che oggi accolgono uffici, una panetteria e un’area eventi, attorno a uno dei due cortili originari. Le murature in terra cruda lasciate a vista sono state protette con un trattamento permeabile al vapore; negli uffici, le nuove contropareti si arrestano prima del soffitto, e una linea luminosa nel distacco sottolinea la separazione tra superficie storica e rivestimento contemporaneo.
Restano visibili anche frammenti di carta da parati d’epoca, porzioni in laterizio e un pavimento a scacchiera legato alla storia produttiva della famiglia originaria, definendo un approccio al progetto attento alla conservazione delle tracce.
A Fiesso d’Artico, il sottotetto di Villa Soranzo

In Veneto, a Fiesso d’Artico, lo studio MIDE architetti ha recuperato il sottotetto cinquecentesco di Villa Soranzo, dando vita a un’abitazione di 360 metri quadri all’interno di una villa storica.
L’elemento che governa il progetto è la struttura lignea della copertura: le travi originarie attraversano gli ambienti senza interruzioni, definendo lo spazio come un unico grande volume abitato. Le nuove partizioni interne si arrestano al di sotto delle travi, mantenendo percepibile l’estensione originaria del sottotetto e sottolineando la gerarchia tra storia e nuove opere.
Il pavimento continuo in resina neutra e gli intonaci restaurati completano l’intervento, mantenendo distinguibili le nuove opere dagli elementi storici.
Un patrimonio che chiede un progetto
I cinque casi raccontano cinque modi diversi di intendere il recupero: il riuso del materiale storico, l’isolamento invisibile, la sostituzione selettiva delle aggiunte recenti, la conservazione delle tracce come materia attiva e la coesistenza dichiarata tra vecchio e nuovo.
Per un Paese come l’Italia, che custodisce uno dei patrimoni edilizi più stratificati al mondo, la conservazione contemporanea è una sfida cruciale. Sono migliaia gli edifici che attendono un progetto o una nuova destinazione d’uso, pronti a essere restituiti a una comunità capace di riconoscerne il valore. Il confine tra conservazione e trasformazione è labile, plasmato dai cambiamenti storico-culturali e dalle esigenze del presente: è proprio in questo spazio di equilibrio che si gioca la possibilità di restituire un’anima a queste strutture.
Fonti:
- Edilportale, “Recupero dimore storiche: 5 esempi virtuosi tra conservazione e trasformazione” di Nicola Damato.
- Habitante – dati ISTAT/CESCAT, paesi fantasma Legambiente, ferrovie inutilizzate
https://www.habitante.it/sai-quanti-edifici-abbandonati-ci-sono-in-italia-la-situazione-del-nostro-paese/ - Il Manifesto – dati ISTAT su case sottoutilizzate e vuote
https://ilmanifesto.it/un-paese-di-case-vuote-un-quarto-del-patrimonio-abitativo-e-sottoutilizzato - Ascosi Lasciti – 50.000 palazzi storici, 20.000 edifici ecclesiastici, 5.300 paesi fantasma, aree industriali dismesse
https://ascosilasciti.com/it/2022/05/05/degrado-urbano-luoghi-abbandonati-italia-urbex/ - Enti e Tribunali – 7 milioni di immobili inutilizzati
https://www.entietribunali.it/notizie/In-Italia-circa-7-milioni-gli-immobili-inutilizzati - Gravita Zero – 7 milioni di immobili inutilizzati (dato 2020)
https://www.gravita-zero.it/quante-case-ci-italia-7-milioni-case-inutilizzate/ - ISTAT – fonte istituzionale primaria
http://dati-censimentopopolazione.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DICA_EDIFICI1_COM






