Rischio idrogeologico e progettazione urbana: 5 città alla sfida del clima

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Si è parlato molto, in seguito al Rapporto 2018 di Legambiente, di rischio idrogeologico e criticità nella gestione e nella progettazione urbana delle città europee.

In Europa è sempre più forte l’attenzione nei confronti dell’adattamento ai cambiamenti climatici per far fronte alle crescenti emergenze che negli anni sono state sempre più frequenti.

In alcune città europee, in particolare, si stanno già avviando delle politiche specifiche nella direzione della questione climatica in termini di innovazione nella progettazione per interventi di mitigazione e adattamento.

E nonostante non esista ancora una Direttiva comunitaria, a supporto dei Paesi dell’UE è intervenuta la Direzione Generale CLIMA (European Directorate General for Climate Action) che ha elaborato una piattaforma, denominata Climate Adapt, e ha commissionato il progetto “Adaptation Strategies for European Cities” con due obiettivi:

  1. sensibilizzare l’Europa sull’importanza della preparazione ai cambiamenti climatici, e nello specifico del rischio idrogeologico, nelle città in modo da ideare e sviluppare buone pratiche, progetti e strumenti idonei.
  2. fornire un programma di capacity building che possa garantire assistenza sullo sviluppo e l’implementazione di strategie di adattamento.

Molti Paesi europei si sono già messi in moto ma cinque città in particolare si sono distinte per l’originalità degli approcci proposti, tra queste anche una italiana, Bologna.

Bologna

Il Piano di adattamento climatico di Bologna è l’esito del progetto Life+ BlueAp, per realizzare alcune misure concrete finalizzate a rendere la città meno vulnerabile ai rischi legati al cambiamento climatico.

A rendere “innovativo” il documento è il tentativo, da parte dell’amministrazione, di rendere strumento di azione territoriale il progetto stesso, cercando di definire chiaramente non solo gli obiettivi ma anche i modi di attuazione, in particolare per quanto riguarda l’approvvigionamento delle risorse idriche e il dissesto idrogeologico.

Glasgow

La più grande delle città scozzesi ha stabilito obiettivi ambiziosi proprio in relazione alla gestione dell’acqua, e del fiume Clyde, in maniera sostenibile.

Entro il 2020 infatti dovranno essere tagliate le emissioni climalteranti del 42%, e addirittura dell’80% entro il 2050.

L’ammodernamento del ciclo dell’acqua prevede anche misure per il contenimento degli eventi meteorologici, attraverso la realizzazione di un piano di drenaggio delle acque superficiali sfruttando le aree verdi.

Inoltre, tutto il sistema fognario, di depurazione e di distribuzione della città è sottoposto da anni ad ammodernamento, dal 2006 al 2010 le perdite sono state diminuite di un terzo.

A Glasgow tra l’altro non mancano nemmeno i siti di orti comunitari per i cittadini, e programmi di educazione alla sostenibilità, che coinvolgono più di trecento scuole.

Copenhagen

Probabilmente è la più virtuosa delle città europee, il piano storico regionale di Copenhagen nasceva già con un approccio di adattamento al clima nel lontano 1949.

Fu denominato il “piano delle cinque dita” perché incanalava lungo 5 assi l’espansione urbana con 5 direttive realizzate da corridoi verdi ed un sistema di viabilità ferroviario che collegava le 5 “dita” al centro della città.

Sulla base della storia urbanistica della Capitale danese è stato aggiornato nel 2011 il piano di adattamento ai cambiamenti climatici per prevenire tutte le possibili conseguenze finanziarie previste in seguito a disastri ambientali.

Si è predisposto pertanto per contrastare il rischio idrogeologico:

  • Di allargare il sistema fognario in modo da generare capacità extra.
  • Utilizzare nuovi sistemi superficiali di drenaggio urbano in grado di gestire localmente l’acqua piovana, ritardando il deflusso in fogna.
  • Guidare il flusso di acqua in caso di alluvioni dirottandolo verso luoghi non sensibili all’allagamento, come ad esempio parcheggi e parchi.

Barcellona

Anche Barcellona è una città impegnata a combattere i cambiamenti climatici, in particolare con il programma “Resilienza e adattamento del cambiamento climatico per l’area metropolitana di Barcellona 2015-2020”.

Si tratta di un piano che partendo dall’analisi delle caratteristiche territoriali e organizzative della città sviluppa proiezioni climatiche e definisce i principali rischi e le aree di intervento prioritarie. Il piano, che è ad oggi in revisione, include 36 Comuni e 6 piani locali.

A seconda delle aree prioritarie infatti vengono proposte azioni di adattamento specifiche ai cambiamenti climatici in corso.

Rotterdam

Rotterdam, secondo centro più importante d’Olanda, è una delle punte avanzate del movimento delle “delta cities”, le città che orbitano attorno al delta del Reno.

Qui il rapporto città acqua è stato completamente rovesciato, e il rischio idrogeologico da minaccia ambientale quale era è diventato un’opportunità economica. L’’80% della città, infatti, è collocata nel cuore del delta del Reno, al di sotto del livello del mare.

Questo ovviamente determina un forte impatto sulla tenuta del sistema idrico cittadino, e poichè la presenza dell’acqua è una caratteristica storica, la città è obbligata a fare i conti con allagamenti e alluvioni.

Il tema della resilienza urbana è però all’attenzione della municipalità già da quasi venti anni. È del 2001, infatti, il primo piano d’azione contro le alluvioni, strumento che è stato implementato nel 2005 con un documento che programmava interventi pubblici fino al 2035.

Nel 2007, Rotterdam ha varato un secondo piano d’azione, mettendo a punto una strategia di adattamento, completata nel 2013, che si preoccupa di:

  1. Garantire sicurezza idraulica, il delta nell’area di Rotterdam è sicuro e dovrà rimanere sicuro per sempre.
  2. Accessibilità, è importante per la sopravvivenza economica attrarre nuove aziende della regione, garantendo un trasporto merci e passeggeri continuo ed efficiente.
  3. Riadattare entro il 2025 tutti gli edifici collocati fuori dagli argini e costruire il nuovo solo in zone limitate ai quartieri galleggianti, ossia soluzioni flessibili e sostenibili che si adattano alla alterazioni dei livelli dell’acqua.
  4. Gestire un sistema idrico-urbano ben strutturato
  5. Migliorare la qualità dell’ambiente nella città.
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