I cantieri più attesi del 2026: 5 edifici simbolo del nostro tempo

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Veduta di Barcellona con la Sagrada Familia in costruzione
Foto di Boris Hadjur su Unsplash

Dalle forme spaziali di Los Angeles alle guglie eterne di Barcellona: cantieri lontani tra loro, ma uniti dalla capacità di anticipare il futuro

Il 2026 si preannuncia come un anno cruciale per l’architettura mondiale: molti progetti attesi da tempo, frutto di visioni ambiziose, sperimentazioni tecniche e cantieri complessi, sembrano finalmente avvicinarsi alla loro realizzazione.

Prendendo spunto da una selezione pubblicata su Domus, abbiamo scelto cinque opere che raccontano approcci diversi al costruire contemporaneo, tra ricerca formale, sostenibilità e dialogo con il contesto.

Indice

1. Il Lucas Museum of Narrative Art – Los Angeles, USA

Architetto: MAD Architects

Sembra un’astronave atterrata nell’Exposition Park di Los Angeles, e forse non è un caso, visto che porta la firma del creatore di Star Wars. Fondato da George Lucas e Mellody Hobson, questo museo aprirà ufficialmente le porte il 22 settembre 2026

Progettato da Ma Yansong dello studio MAD Architects, l’edificio si estende su un’area di 11 acri (oltre 4.000 metri quadrati). A distinguerlo saranno i volumi fluidi e le superfici metalliche che sembrano sfidare la gravità, integrandosi con il paesaggio urbano circostante. 

Al suo interno, il Lucas Museum custodirà oltre 40.000 opere dedicate all’arte della narrazione visiva: dal fumetto all’illustrazione, fino al cinema. Uno spazio che si configura come una porta verso altri mondi, per riflettere sul potere delle storie anche attraverso il linguaggio dell’architettura.

2. CityWave – Milano, Italia

Architetto: BIG (Bjarke Ingels Group)

Milano si prepara a chiudere il cerchio del quartiere CityLife con un’opera che ribalta, letteralmente, il concetto di grattacielo

Soprannominato “lo Sdraiato”, il CityWave si presenterà come un gigantesco portale urbano che collega due edifici tramite una copertura sospesa lunga oltre 140 metri. La struttura sarà rivestita da pannelli fotovoltaici, costituendo uno dei parchi solari urbani più grandi d’Europa

Il termine dei lavori è previsto in tempo per le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, segnando un nuovo standard per l’architettura sostenibile e per lo skyline meneghino.

Dettaglio di facciata
Foto di wen chen su Unsplash

3. Guggenheim Abu Dhabi – Emirati Arabi Uniti

Architetto: Frank Gehry

Dopo anni di progettazione e rinvii, il 2026 dovrebbe essere l’anno del taglio del nastro per l’ultimo capolavoro di Frank Gehry, scomparso nel dicembre 2025. 

Situato nel distretto culturale dell’isola di Saadiyat, il Guggenheim di Abu Dhabi sarà il più grande della “costellazione” Guggenheim e supererà per dimensioni anche quello di Bilbao.

Il museo si presenterà con un’architettura complessa, un caos calcolato di volumi scultorei e torri ispirate alle wind towers locali. Il risultato è un sistema di spazi espositivi flessibili, pensati per ospitare collezioni internazionali con un’attenzione particolare alla produzione artistica del Medio Oriente.

4. La Sagrada Família (Torre di Gesù Cristo) – Barcellona, Spagna

Architetto: Antoni Gaudí

È forse l’attesa più lunga della storia dell’architettura moderna. Nel 2026, a cento anni dalla morte di Antoni Gaudí, è previsto il completamento della Torre di Gesù Cristo che renderà la Sagrada Família la chiesa più alta del mondo.

Con i suoi 172,5 metri, la torre sarà sormontata da una croce monumentale a quattro bracci in vetro e ceramica: così pensata, di giorno rifletterà la luce del sole e di notte illuminerà la città. 

Anche se alcune parti decorative del complesso richiederanno ancora tempo, il completamento della struttura verticale rappresenterà un momento simbolico per Barcellona e per l’architettura contemporanea.

Veduta della Paper Island di Copenaghen
Foto di flickch su Unsplash

5. Waterfront Culture Center – Copenaghen, Danimarca

Architetto: Kengo Kuma & Associates

Sull’isola di Christiansholm, conosciuta come Paper Island, nascerà uno spazio culturale che mette al ruota intorno al rapporto tra architettura e acqua

Kengo Kuma ha immaginato un centro culturale senza una facciata dominante. L’edificio sarà infatti caratterizzato da una sequenza di forme piramidali in laterizio, che richiamano l’eredità industriale del luogo, disposte in ogni direzione verso il porto. In questo modo spazi interni ed esterni si alterneranno, includendo piscine e aree pubbliche che sfumano il confine tra terra e mare.

L’inaugurazione del Waterfront Culture Center è attesa per la seconda metà del 2026, promettendo di diventare il nuovo salotto acquatico della capitale danese.

Fonti:

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