Calce naturale: il legante antico che opera nel cantiere moderno

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Foto di Frank Eiffert su Unsplash

Nei cantieri è facile riscontrare un pregiudizio comune, che gli intonaci di calce, per quanto belli e funzionali, sono poco performanti. Tuttavia, il nostro patrimonio storico ci insegna altro; basta guardare i lacerti di intonaci di calce del XVI, XVII e XVIII secolo che ancora oggi resistono su facciate esposte agli agenti atmosferici, o le stesure romane di duemila anni fa arrivate integre fino a noi. Sono traguardi che nessuna scheda tecnica cementizia può vantare.

Il punto, semmai, è analizzare le motivazioni per cui la calce funziona così bene, permettendo una durabilità che ha attraversato interi secoli senza bisogno di manutenzione strutturale, grazie al rapporto molto stretto con due elementi, l’aria e l’acqua, e in una chimica che oggi possiamo misurare con precisione.

Il legame con aria e acqua

L’intonaco di calce nasce da un processo circolare. Il calcare viene cotto, si trasforma in ossido di calcio, si spegne con l’acqua diventando idrossido, viene impastato con inerti e steso sul supporto. Una volta esposto all’aria, l’anidride carbonica presente in atmosfera innesca la carbonatazione: l’idrossido di calcio torna carbonato di calcio, e l’intonaco indurisce. In pratica, tornando a essere la pietra da cui era partito.

Durante questo processo si forma la struttura che spiega gran parte delle prestazioni della calce: una rete microporosa interconnessa, con microcamere d’aria da 0,1 a 5 micron. È in queste cavità che si concentrano le proprietà termiche, igrometriche e meccaniche del materiale. La microporosità non è un effetto collaterale, ma il tratto costitutivo del comportamento della calce, e va tenuta in considerazione ogni volta che si valuta una scelta progettuale.

Traspirabilità, isolamento, controllo dell’umidità

La struttura microporosa è la ragione per cui gli intonaci di calce:

  • assorbono fino a 90 g/m²h di vapore acqueo in condizioni di umidità elevata, rilasciandolo gradualmente quando l’aria si secca, e mantengono così un range ottimale del 40-70% di umidità relativa negli ambienti interni;
  • riducono del 75% i picchi di condensazione interstiziale rispetto agli intonaci cementizi, con effetti diretti sulla vita utile del supporto e sulla comparsa di patologie da umidità;
  • prevengono il 92% delle formazioni micotiche legate a umidità di risalita o ristagno, grazie anche all’alcalinità intrinseca (pH 12,5-13) che inibisce la proliferazione batterica e fungina, e assorbono naturalmente circa il 65% dei Composti Organici Volatili presenti negli ambienti.

La conducibilità termica di un intonaco di calce NHL con perlite o fibre naturali si attesta tra 0,113 e 0,209 W/(m·K), valori significativamente inferiori a quelli degli intonaci cementizi compatti. Non sono dati sufficienti a sostituire un cappotto, ma diventano rilevanti quando si valuta il comportamento complessivo di un pacchetto murario storico.

La variabile “grassello”

Un aspetto tecnicamente interessante riguarda le formulazioni miste, in cui alla calce idraulica naturale (NHL) si aggiunge una porzione di grassello o calce aerea.

L’aggiunta di grassello aumenta la porzione di materiale che può carbonatare, potenziando la traspirabilità (μ da 12-15 a 18-22) e migliorando l’isolamento termico grazie alla riduzione della densità (da 1,8 a 1,5 g/cm³). In cambio, la resistenza a compressione a 28 giorni scende da 4-6 N/mm² a 1,5-2,5 N/mm², e la profondità di carbonatazione annuale aumenta da 2-3 mm a 4-5 mm.

Questo cambio di equilibri mette sul piano una nuova valutazione, in cui vantaggi e svantaggi variano drasticamente sulla base del clima

Nelle regioni dal clima rigido e umido, privilegiare la traspirabilità e la gestione del vapore a discapito di prestazioni meccaniche più contenute porta benefici concreti: assorbire e rilasciare vapore acqueo con maggiore efficienza, prevenire la condensa interstiziale nella muratura, ridurre il rischio di fioriture saline e di muffe, migliorare la gestione termica dell’immobile grazie all’aumento delle microcamere d’aria, e ottenere una ricarbonatazione più attiva nel tempo, che aiuta a gestire le microfessure indotte dai cicli di gelo-disgelo.

Al contrario, in altri contesti, dove il clima è più mite o dove servono prestazioni meccaniche più elevate, la NHL pura resta la soluzione più efficiente. La lettura corretta del contesto climatico e del tipo di supporto è ciò che permette di calibrare la formulazione senza cadere in soluzioni generiche.

Resistenza agli agenti atmosferici: la tecnica esecutiva conta quanto la formulazione

Un elemento spesso sottovalutato riguardante la durabilità del materiale è che la resistenza degli intonaci di calce agli agenti atmosferici non dipende solo dalla composizione, ma anche in modo determinante dalla tecnica esecutiva. Un intonaco più compatto, pressato in superficie e con granulometria sottile, resiste al vento e all’erosione salina in modo significativamente migliore rispetto a un intonaco poroso e ruvido.

Gli esempi degli intonaci cinquecenteschi con lamatura superficiale a ferro, dalla superficie compressa e traslucida, mostrano dopo cinque secoli di esposizione un’erosione minima. Test di invecchiamento accelerato confermano che, con formulazioni ed esecuzioni corrette, la perdita di massa dopo 50 cicli di gelo-disgelo si mantiene sotto l’1%, con resistenza a compressione conservata sopra i 2 N/mm².

Resilienza, non resistenza

La calce non è resistente per definizione, ma è profondamente resiliente. Appare fragile, ma dura decenni o secoli. Si autorigenera per ricarbonatazione, si può consolidare per imbibizione con acqua o latte di calce, si presta a interventi di restauro reversibili, mostrandosi come un materiale che invecchia lentamente e che, quando si degrada, è facilmente riparabile.

È una logica opposta a quella dei materiali che puntano tutto sulla resistenza meccanica iniziale ma che devono essere interamente sostituiti quando cedono. È un tema che nel patrimonio storico e nella bioedilizia contemporanea trova sempre più spazio.

Dalla calce storica alle formulazioni contemporanee

La sfida, oggi, è portare in cantiere questi principi con la praticità dei prodotti premiscelati e la certezza delle prestazioni certificate. È il terreno su cui abbiamo lavorato con la linea Magistra: formulazioni a base di calce idraulica naturale NHL pensate per contesti che spaziano dal recupero delle murature storiche alla nuova bioedilizia, con l’obiettivo di rendere disponibili sistemi calibrati sulle esigenze reali dei cantieri contemporanei, senza rinunciare al comportamento chimico-fisico che ha reso la calce affidabile per secoli.

Fonti: Silvia Conti,Intonaci di calce naturale, il loro rapporto con aria e acqua, proprietà peculiari e piccoli segreti”, Ingegno.

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