Decreto Campi Flegrei, necessaria l’analisi della vulnerabilità sismica

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Macerie dopo il terremoto nei Campi Flegrei
Credit foto: Ansa

Il Governo approva un provvedimento per l’emergenza in Campania: la strategia, articolata in 4 punti, introduce un piano da 52 milioni di euro per fronteggiare la fragilità del territorio

Tra settembre e ottobre 2023, l’area dei Campi Flegrei ha registrato oltre mille eventi sismici di varia intensità. Di questi, la scossa del 27 settembre si è distinta per una magnitudo di 4.2 della scala Richter ed è stata riconosciuta come la più potente ad aver colpito la zona negli ultimi quarant’anni.

Nessuno dei terremoti ha prodotto danni alla popolazione e alle infrastrutture, ma l’entità dello sciame sismico impone dei provvedimenti. Nella seduta del 5 ottobre 2023, il Consiglio dei Ministri ha così emanato il Decreto Campi Flegrei per limitare e prevenire il rischio sismico nell’area.

Il provvedimento introduce 4 attività di intervento, che sono:

  • lo studio di microzonazione sismica (ovvero, una valutazione della pericolosità locale attraverso l’individuazione di specifiche porzioni di territorio);
  • l’analisi della vulnerabilità sismica dell’edilizia privata;
  • l’analisi della vulnerabilità sismica dell’edilizia pubblica e un piano di misure per la mitigazione;
  • un programma di implementazione del monitoraggio sismico e delle strutture.

Si tratta di “misure che non porranno fine allo sciame sismico, ma consentiranno di conoscere meglio il fenomeno plurisecolare, ha dichiarato Nello Musumeci, Ministro della Protezione Civile. Da sempre, infatti, i Campi Flegrei sono interessati da attività periodiche di sollevamento e abbassamento del suolo rispetto al livello del mare, secondo un fenomeno noto come bradisismo.

Cosa c’è nel piano sullo studio della vulnerabilità sismica

Il Decreto Campi Flegrei concede 60 giorni di tempo per definire le misure di emergenza, da elaborare in base alle osservazioni dei centri di competenza. Il Ministro Musumeci ha ribadito l’importanza di analizzare la fragilità dell’area e ha promosso lo sviluppo di un piano straordinario, che sarà sostenuto da un finanziamento di 52,2 milioni di euro interamente a carico dello Stato.

Nello specifico, il piano:

  • introduce la verifica della funzionalità delle infrastrutture adibite a trasporti e altri servizi essenziali (il controllo delle prime è demandato alla Regione Campania);
  • prevede il potenziamento della risposta operativa territoriale di protezione civile. La Città Metropolitana di Napoli è chiamata a coordinare:
    • la ricognizione dei fabbisogni urgenti per il reclutamento di personale a tempo determinato, da impiegare per 12 mesi con lo scopo di migliorare la struttura comunale di protezione civile;
    • l’acquisizione di materiali necessari per garantire un’efficace gestione delle attività;
    • l’allestimento di aree e strutture temporanee per l’accoglienza della popolazione.

Nel frattempo, considerati i dati sulla sismicità dell’area, la Protezione Civile ha individuato una zona “rossa” maggiormente esposta al pericolo di valanghe di gas, cenere e frammenti vulcanici. L’area interessa Pozzuoli, Bacoli, Monte di Procida e Quarto, più alcune municipalità del Comune di Napoli, per un totale di circa 500 mila abitanti.

La fascia gialla, invece, comprende 24 quartieri di Napoli e altri Comuni più esterni, nei quali vivono complessivamente quasi 800 mila residenti. In caso di eruzione, la zona sarebbe colpita perlopiù dalla ricaduta di ceneri vulcaniche.

Nello scenario peggiore, il Decreto Campi Flegrei prevede l’allontanamento degli abitanti nella fascia rossa. A supporto dell’operazione è stato varato un piano di comunicazione e, dal 6 ottobre, sono avviate le prove di evacuazione negli ospedali e nelle scuole.

Che cos’è il bradisismo

Il termine ha origine greca e significa “movimento lento del suolo”. A differenza del terremoto, più repentino, il bradisismo provoca scosse relativamente deboli e molto frequenti che alzano o abbassano il suolo di alcuni millimetri.

I perché del fenomeno non sono ancora chiari, ma uno studio del 2018 afferma che le cause sembrano riconducibili a tre dinamiche diverse:

  • la presenza di una camera magmatica superficiale che cambia volume nel tempo;
  • una maggiore temperatura negli acquiferi superficiali che, riscaldandosi, si espandono;
  • la decarbonizzazione in presenza di fluidi supercritici.

Come per tutti gli eventi sismici, non è possibile prevedere delle tempistiche: tra un ciclo bradisismico e l’altro non c’è una cadenza temporale definita. Quello che però sappiamo è che ad ogni fase ascendente (il terreno si alza) seguirà prima o poi un momento discendente.

La prevenzione come migliore difesa possibile

Il bradisismo potrebbe far accumulare danni sulle strutture, che rischiano di perdere la loro capacità antisismica, soprattutto in presenza di un’ossatura rigida. La vulnerabilità di un edificio, infatti, può variare nel corso della sequenza sismica perché dipende dalla qualità muraria del materiale costruttivo e dall’efficacia degli assemblaggi strutturali (collegamenti tra pareti, tra solai e pareti, tra coperture e murature sottostanti).

Monitorare l’evoluzione degli effetti dello sciame è quantomai importante. Lo conferma in un’intervista a Il Mattino anche Maria Rosaria Pecce, professoressa di Tecnica delle Costruzioni all’Università Federico II. “Bisogna partire dal presupposto che ogni edificio ha problemi diversi dagli altrispiega la professoressa. “L’intensità delle scosse che si stanno verificando in queste settimane nell’area flegrea, per fortuna, non è molto elevata. Ciò non significa che non possono verificarsi situazioni critiche. L’evoluzione dell’intensità degli eventi sismici deve essere monitorata”.

Crepe sull'asfalto dopo i terremoti nei Campi Flegrei
Credit foto: Adnkronos

L’area dei Campi Flegrei si estende per quasi 200 km2 e comprende, tra gli altri, edifici antichi, siti storici e molte costruzioni abusive (come nella vicina Ischia, geologicamente simile). Secondo la professoressa Pecce, “una delle cose da fare è la mappatura delle vulnerabilità. Sarebbe fondamentale avere una mappa di quali strutture sono più a rischio così da effettuare, dopo un evento tellurico, un monitoraggio in base all’intensità del sisma”.

Pochi giorni dopo il 67° CNI, dove si è discusso di prevenzione sismica, l’invito è sempre quello di coinvolgere gli ingegneri in tutte le attività che riguardano l’edilizia. “Terminata la paura, cade tutto nel dimenticatoio” riprende Maria Rosaria Pecce “eppure siamo in un Paese dove i rischi sono tanti: alluvioni, terremoti ed altri eventi che minacciano la sicurezza di costruzioni e infrastrutture sono cose che ci troviamo ad affrontare spesso in Italia. Per questo il Paese avrebbe bisogno di molti più professionisti. E noi ci auguriamo che queste parole vengano ascoltate.

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