Ischia, tra la tragedia della frana, l’abusivismo e i condoni ancora possibili

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Credit foto: Ansa

Dopo la tragedia della frana che ha colpito l’isola di Ischia lo scorso 26 novembre, causando la morte di almeno otto persone – ad oggi, 30 novembre – risultano ancora quattro dispersi – si accende la polemica intorno all’abusivismo perpetrato nell’isola. Sotto accusa un decreto del 2018 firmato dal governo Conte, paragonato da molti a un condono edilizio.

La frana del 26 novembre a Casamicciola

Se volessimo trovare delle cause per spiegare la frana di Casamicciola, potremmo indicarne almeno due. La prima è una causa di origini naturali. Durante il violento nubifragio della notte del 26 novembre, solo nella zona di Casamicciola sono caduti 126 millimetri di pioggia, il valore più alto registrato a Ischia. Le forti piogge hanno provocato una colata di fango e detriti che ha percorso circa tre chilometri, travolgendo edifici, auto e persone prima di arrivare a mare.

La seconda causa va cercata nel modo con cui questo territorio è stato trattato ed è direttamente collegata al consumo di suolo. Secondo i dati ISPRA nell’isola di Ischia sono stati consumati 15 ettari di suolo negli ultimi 15 anni. L’eccesso di costruzioni, peraltro spesso accompagnato dal fenomeno dell’abusivismo, ha ridotto le capacità del territorio di difendersi in modo naturale da fenomeni meteorologici intensi. È un fatto ancora più grave considerate le caratteristiche di Casamicciola, dove il 59,4% del territorio presenta un rischio frane elevato o molto elevato.

Il bilancio, ancora provvisorio, di questo tragico evento è di otto morti, quattro dispersi e 280 persone sfollate, oltre ai danni causati agli edifici.

L’abusivismo edilizio nell’isola di Ischia

Purtroppo, l’isola di Ischia ha una lunga storia di abusivismo edilizio. Un fenomeno che ha raggiunto il picco degli anni Ottanta e Novanta, ma che non si è mai fermato, nonostante se ne conoscessero i rischi.
Il territorio intorno a Casamicciola in particolare, è considerato precario per la sua natura geologica. La zona presenta, infatti, un terreno di origine vulcanica che, quando assorbe molta acqua, può staccarsi creando grande di fango e detriti. In molte zone dell’isola considerate a rischio, le case non dovrebbero esserci proprio. Invece, a Casamicciola una casa su due è abusiva, costruita o ampliata senza permesso, anche nelle aree a più alto rischio idrogeologico.

Come sappiamo, l’abusivismo è un argomento che interessa tutta l’Italia. In un’intervista a Repubblica, Nello Musumeci, ministro della Protezione civile e del Mare, lo ha definito una “pandemia  politica” che ha contagiato tutte le aree della nazione negli ultimi  50 anni. 

La polemica sui condoni e sul decreto del 2018

Dopo la frana di Casamicciola si è acceso il dibattito sull’abusivismo edilizio e, in particolare, su un decreto legge approvato nel 2018 dal governo Conte. Il decreto, nato per la ricostruzione del ponte di Genova, conteneva anche una norma dedicata a Ischia, colpita dal terremoto nel 2017. In breve, era possibile avviare un percorso accelerato per sanare gli abusi edilizi compiuti sulle case danneggiate o distrutte dal terremoto, e poter ricevere così i fondi statali per la ricostruzione.

Il decreto non costituisce un nuovo condono quindi, ma apre alla possibilità, per chi avesse fatto richiesta di una sanatoria sulla base di tre precedenti condoni edilizi (del 1985, del 1994 e del 2003) di accedere ai fondi per la ricostruzione. Il dato che stupisce è che le richieste di sanatoria provenienti dall’isola sono state 28 mila, di cui 6 mila da Casamicciola e Lacco Ameno; un numero esorbitante, dato che i due comuni contano 13 mila abitanti. 

È possibile cambiare le cose?

Quali sono le azioni che si potrebbero intraprendere per provare a risolvere, o quantomeno a migliorare, la situazione ed evitare che tragedie come quella di Casamicciola si ripetano ancora? 

Lo scorso agosto, la Regione Campania ha approvato una legge per incoraggiare le persone che vivono nelle zone a rischio a spostarsi altrove: «Sarà consentito a chi vuole demolire un immobile costruito in aree a rischio di ottenere una “moneta urbanistica” con un aumento volumetrico del 50% per la ricostruzione in aree non a rischio».
Secondo la geologa Micla Pennetta, intervistata da La Repubblica, bisognerebbe realizzare dei terrazzamenti con rimboschimento, delle vasche di laminazione per raccogliere potenziali piogge in eccesso e canali di drenaggio. 

Per cambiare davvero le cose, bisognerebbe mutare l’atteggiamento dei cittadini e delle istituzioni, spesso conniventi con il fenomeno dell’abusivismo edilizio che, come abbiamo visto, ha sempre più spesso risvolti disastrosi, non più tollerabili. Come ha affermato Vincenzo De Luca, governatore della Campania, «le persone devono capire che in aree in dissesto idrogeologico non si può più abitare, che le costruzioni abusive vanno demolite e gli abitati delocalizzati». Eppure, bisogna ancora fare i conti con regole che consentono ancora oggi di condonare gli abusi, invocando addirittura la legge Craxi dell’85 che, di tutte le sanatorie, è quella con le maglie più larghe.

Nel frattempo, la tragedia di Ischia è entrata nell’agenda del governo Meloni: si attende, a giorni, un decreto legge con aiuti alle aree colpite dalla frana.

Fonti: IlPost.it, Corriere.it, Tg24sky.it, IlFattoQuotidiano.it

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