Congresso Ingegneri 2023, sul tavolo la prevenzione del territorio

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Le Ciminiere, sede del Congresso Ingegneri 2023
Credit foto: LiveUniCT

Dal 27 al 29 settembre 2023 si è svolto a Catania il 67° CNI: un momento per analizzare le difficoltà del settore, con un focus sulle strategie di messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico

Il Congresso Nazionale degli Ingegneri 2023, intitolato “Mete, 100 anni e oltre”, ha chiamato nel capoluogo etneo circa 1.500 professionisti per ripercorrere insieme il cammino dell’Albo dalla sua istituzione, proprio un secolo fa. Non si è trattato, però, solo di un’occasione per celebrare il passato, ma anche e soprattutto di uno spazio per interpretare meglio il presente e intervenire sul futuro.

Secondo le parole di Mauro Scaccianoce, presidente dell’Ordine degli Ingegneri della provincia di Catania, il Congresso è stato “un grande momento di interazione, per fare il punto sullo stato dell’arte e sulle nuove frontiere dell’ingegneria, oggi sempre più protagonista nel rilancio del Paese.

Sono stati molti, infatti, gli ambiti di aggiornamento e confronto: dal nuovo Codice Appalti alle tutele per l’equo compenso, fino all’impatto dell’Intelligenza Artificiale in edilizia. Ampio spazio è stato dato anche al tema della transizione ecologica come mezzo per contrastare la crisi climatica, mitigare il rischio sismico e far fronte al dissesto idrogeologico. A questo proposito, il Presidente della Fondazione Symbola, Ermete Realacci, ha sottolineato l’importanza dell’ingegneria per la protezione del territorio.

“La transizione verde ha bisogno dei saperi e delle competenze degli ingegneri, ma a 100 anni dalla nascita dell’Albo questi possono trovare nella sostenibilità una nuova missione.” ha affermato Realacci. La sostenibilità non va vista come un obbligo, ma come una chance. Questa è una sfida importante perché muove l’economia. Non a caso l’Europa ha individuato tre parole attorno a cui organizzare sia il Recovery che i Fondi ordinari: coesione, transizione verde e digitale. Credo che gli ingegneri siano parte di questa partita”.

Un territorio da salvaguardare

Il Consigliere del CNI Alberto Romagnoli ha ricordato che sono 9,2 milioni gli italiani che abitano in zone a rischio idrogeologico. Di questi, 6,8 milioni risiedono in aree di medio pericolo e 2,4 milioni in territori ad alta vulnerabilità.

Salvaguardare vite umane è l’obiettivo primo della prevenzione, ma un’adeguata strategia di messa in sicurezza è utile perché permette di risparmiare le spese di volta in volta necessarie per riparare i danni legati ai disastri naturali.

Attualmente sono 7.811 le richieste per opere di contrasto alle calamità che sono state inviate alla piattaforma ReNDIS. Sulla base del volume di domande, si è calcolato che l’Italia necessita di un fabbisogno di 26,58 miliardi di euro per fronteggiare in modo sistematico il problema del rischio idrogeologico.

L’Ispra, però, ha rilevato che nell’ultimo ventennio la spesa per questi interventi sia stata pari a 6,6 miliardi di euro. I lavori condotti sono stati in totale 6.063, per un valore medio di poco superiore a 300 milioni di euro. Per raggiungere livelli di sicurezza adeguati contro le calamità naturali servirebbero ancora 8.000 opere di protezione e risorse stimate sui 27 miliardi di euro.

Altra questione da considerare è quella del consumo di suolo e della progressiva cementificazione del nostro Paese, due dinamiche che contribuiscono a rendere urgente il tema della prevenzione del territorio. Ancora l’Ispira ha osservato che nel 2021 le nuove coperture artificiali sono aumentate al ritmo di 19 ettari al giorno, il valore più alto registrato negli ultimi anni. L’Italia, infatti, registra coperture artificiali per il 7,13% della superficie totale, contro la media europea del 4%.

Risorse e opere strategiche

Secondo il Centro Studi CNI, l’attenzione collettiva dovrebbe essere puntata su una serie di interventi di prevenzione e manutenzione organica e sistematica del territorio.

Le risorse pubbliche per gli interventi più urgenti non sembrano mancare. ProteggItalia, varato nel 2019, prevede degli stanziamenti del valore totale di 14,3 miliardi di euro fino al 2030. Una parte della somma sarà destinata a opere emergenziali connesse a eventi calamitosi, interventi di messa in sicurezza di territori e infrastrutture e lavori per la mitigazione del rischio idraulico e idrogeologico.

A queste cifre si sommano quelle rese disponibili dal PNRR, pari a 2,4 miliardi di euro nell’ambito delle “Misure per la gestione del rischio alluvionale e per la riduzione del rischio idrogeologico”.

Per Enrico Foti dell’Università di Catania le infrastrutture sono uno snodo fondamentale per la protezione del territorio. “Il Mose sta funzionando benissimo. Non ha alcun impatto paesaggistico ed è importante comunicare al meglio i nostri progetti.ha spiegato in occasione del CNIQuando ci sono eventi drammatici come le alluvioni non ci sono ricette, è necessario un nuovo approccio metodologico.

A sostenere il suo parere, anche la collega Ida Angela Nicotra: “Il lavoro degli ingegneri sarà prezioso per il Ponte sullo Stretto. Bisogna fugare dubbi e diffondere false notizie cioè che possa solo migliorare le condizioni ambientali di Messina. Il ponte non sarà un’opera isolata ma significa anche portare l’alta velocità in Sicilia diminuendo l’utilizzo dell’automobile”.

Dello stesso avviso, infine, anche il Presidente del CNI Domenico Perrini che ha dichiarato che “La presenza (del Congresso, n.d.a.) in Sicilia, oltre tutto, assume un’importanza particolare in un momento come questo in cui si parla molto del Ponte sullo Stretto di Messina, un’opera che contribuirà in modo determinante allo sviluppo dell’isola, a cominciare da quello delle infrastrutture. Siamo sicuri che la prossima edizione del Congresso rimarrà nella memoria collettiva della categoria”.

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