Mercato contratti pubblici: gli effetti del Nuovo Codice degli Appalti

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Nuovo Codice degli Appalti 2023: operai in cantiere

Ance stila i primi risultati dalla pubblicazione del Codice dei Contratti Pubblici 2023. Nessuno stop ai bandi di gara, il trend si conferma positivo

A luglio 2023 le gare pubblicate sono state 1.816, per un importo di circa 10 miliardi di euro. È quanto emerge dal report Ance-Infoplus relativo al primo mese dall’entrata in vigore del Nuovo Codice degli Appalti, l’1 luglio 2023.

I dati sembrano fugare ogni dubbio: a dispetto delle perplessità avanzate, il testo conferma al momento degli importanti livelli di crescita. Rispetto allo stesso periodo nel 2022, infatti, si registrano un aumento del 15,7% nel numero e dell’80,9% nel valore bandito.

Inoltre, considerati anche i numeri di luglio, il valore totale delle gare nei primi sette mesi del 2023 ha raggiunto i 53,5 miliardi di euro: un livello record.

Un cambio di regime

Attualmente, su 26 mila stazioni appaltanti, circa 2 mila sono state quelle accreditate. La qualificazione è un requisito obbligatorio previsto dal nuovo testo per bandire le gare sopra i 500 mila euro e quelle di servizi sopra i 140 mila.

Eppure, anche se con il numero di stazioni appaltanti ancora limitato, il Codice Appalti 2023 sembra sortire gli effetti sperati. A incidere positivamente sui dati di luglio sono state pure le opere legate al PNRR e al Piano Nazionale Complementare (PNC), che continuano a seguire le procedure legate al precedente testo dei Contratti Pubblici.

È vero, come si legge nella rilevazione di Ance, che rispetto al mese precedente si osserva una diminuzione del 45,1% nel numero e del 21,8% nell’importo. La flessione, però, risente degli “eccezionali livelli di giugno” che hanno registrato 12,8 miliardi di opere bandite, i numeri più alti dall’inizio dell’anno. Su tale risultato ha influito la tendenza ad anticipare la pubblicazione dei bandi per evitare l’impatto del Nuovo Codice.

Margini di crescita

Rispetto ai bandi, i più interessanti riguardano i lavori della Torino-Lione con un importo di circa 3 miliardi di euro; il potenziamento della linea ferroviaria Rho-Arona per la tratta Rho-Gallarate, pubblicato da RFI per circa 259 milioni; e gli interventi di manutenzione straordinaria delle opere civili della sede ferroviaria, con un importo di 828 milioni.

Riguardo alle stazioni appaltanti, finora il 2023 ha osservato importanti aumenti per le Società a partecipazione pubblica. Nello specifico, l’ANAS passa da un valore bandito di 60 milioni nel 2022 ad un valore di 4,6 miliardi e RFI vede quasi quadruplicare l’importo posto in gara.

Protagoniste della sfida del PNRR anche le Amministrazioni locali, che hanno visto aumentare l’importo bandito di oltre il 200%. Si tratta di un effetto determinato dall’autorizzazione all’uso del Fondo Opere Indifferibili istituito dal Decreto Aiuti, che ha comportato una forte accelerazione dei cantieri a partire dallo scorso dicembre.

Le critiche al Nuovo Codice degli Appalti

Al di là dei risultati raggiunti, il Codice 2023 continua a far discutere sull’appalto integrato, che permette l’affidamento congiunto della progettazione esecutiva e della realizzazione dei lavori. Il testo prevede, infatti, di poter adottare questa pratica con maggior “flessibilità”, superando la limitazione della precedente normativa e della stessa Legge Delega.

Secondo il Consiglio Nazionale degli Ingegneri (CNI) il rischio sarebbe di aggravare l’aumento indiscriminato dei costi legati alle modifiche e alle varianti dei progetti posti a base di gara. Per questo motivo bisognerebbe lavorare a dei correttivi mirati, volti a ridimensionare l’eccessivo ricorso all’appalto integrato “facile”.

Anche ANAC si unisce alle perplessità. Nel rapporto sulla vigilanza dei lavori pubblici per il 2022, inviato in Parlamento lo scorso giugno, l’ente ha segnalato anomalie e criticità connesse al ricorso massiccio all’appalto integrato. In molti dei casi analizzati risulta che il progetto approvato e realizzato sia diverso da quello originario, con rischi di violazione del principio di concorrenza e conseguenti contenziosi.

Come visto altre volte nella tradizione italiana, anche nel caso del Nuovo Codice Appalti non sembra lontana l’ipotesi di un decreto correttivo per emendare errori formali o per valutare ulteriori misure integrative. In questo caso, non mancheremo di aggiornarvi.

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