Incompiute: priorità nei piani triennali delle opere pubbliche

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Il completamento delle incompiute sarà la priorità della programmazione triennale delle opere pubbliche. È quanto prevede il decreto attuativo del Codice Appalti emanato dal Ministero delle Infrastrutture che ha ottenuto il via libera dal Consiglio di Stato con parere 351/2017.

Obiettivo del decreto è la responsabilizzazione delle amministrazioni in fase di programmazione delle opere per scongiurare ritardi e collocazione insufficiente delle risorse spese.

L’approccio che ha causato spesso l’interruzione di molte opere è stato quello di privilegiare la selezione del contraente piuttosto che la fase di progettazione, che invece risulta fondamentale per una spesa pubblica efficiente che eviti gli sprechi.

In un contesto come quello attuale, attento al corretto utilizzo delle risorse pubbliche disponibili, la programmazione non è solo un momento di chiarezza fondamentale per la determinazione del quadro delle esigenze, la valutazione delle strategie di approvvigionamento, l’ottimizzazione delle risorse ed il controllo delle fasi gestionali, ma costituisce concreta attuazione dei principi di buon andamento, economicità ed efficienza dell’azione amministrativa.

Prima di predisporre i piani triennali le amministrazioni dovranno quindi adesso effettuare obbligatoriamente la ricognizione delle opere incompiute e decidere se completarle, ridimensionarle, venderle o addirittura demolirle.

Il decreto prevede anche una verifica “ex-post” sul conseguimento degli obiettivi della programmazione. Funzionamento dei controlli e correlazione con eventuali sanzioni, non necessariamente economiche, dovranno essere resocontate.
Inoltre per favorire il dibattito pubblico sarà obbligatorio pubblicare nel sito web del committente i progetti di fattibilità relativi ai grandi progetti infrastrutturali e di architettura di rilevanza sociale aventi impatto sull’ambiente, la città o l’assetto del territorio, così come gli esiti della consultazione pubblica e i resoconti degli incontri e dei dibattiti con i portatori di interesse.

Secondo il Consiglio di Stato il progetto finale dovrebbe così risultare dal progetto di fattibilità proposto inizialmente e tutte le osservazioni delle parti interessate.

Tra le altre osservazioni, secondo quanto si legge su Giustizia Amministrativa, è stata chiesta anche una “maggiore chiarezza nella definizione stessa delle ‘opere incompiute’, al fine di superare le incertezze che caratterizzano la disciplina vigente, ed è stato raccomandato un migliore coordinamento fra la programmazione triennale e la predisposizione dell’elenco delle stesse opere incompiute”.

Foto credit: greenmarlin

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