Bonus Ristrutturazione 2026: ripristino e consolidamento strutturale

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Casa in ristrutturazione
Foto di Francesco Ungaro su Unsplash

Dalla passivazione dei ferri al consolidamento delle murature: gli interventi agevolati e i materiali certificati per farli durare.

La Legge di Bilancio 2026 ha confermato le aliquote del Bonus Ristrutturazione senza stravolgimenti.

Fino al 31 dicembre 2026: 50% di detrazione su un tetto di spesa di 96.000€ per gli interventi sulle abitazioni principali, 36% per gli altri immobili residenziali. Dal 1° gennaio 2027, salvo ulteriori proroghe, le aliquote scenderanno rispettivamente al 36% e al 30%, con il medesimo tetto di spesa. La ripartizione avviene in dieci quote annuali di pari importo.

Due elementi normativi meritano attenzione in fase di pianificazione. Il primo riguarda i contribuenti con reddito superiore a 75.000 euro annui: per questa fascia sono previsti limiti complessivi alle detrazioni IRPEF che possono ridurre la fruibilità effettiva del beneficio nel corso del decennio, e richiedono una valutazione preventiva in presenza di interventi di importo rilevante. Il secondo riguarda le esclusioni: dal 2025 gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione con caldaie uniche a combustibili fossili non sono più ammessi al bonus.

Per chi opera nel settore delle costruzioni, questa stabilità normativa è un’occasione concreta per pianificare interventi pesanti sul patrimonio edilizio esistente. L’Italia ha uno stock edilizio tra i più datati d’Europa: la quota maggiore degli edifici residenziali è stata costruita tra gli anni Cinquanta e gli anni Ottanta, spesso con tecniche e materiali che oggi mostrano i segni del tempo.

Carbonatazione del calcestruzzo, corrosione dei ferri d’armatura, degradazione delle murature portanti: sono problemi diffusi, aggravati dall’assenza prolungata di manutenzione straordinaria. Il bonus 2026 offre le condizioni economiche per affrontarli.

Cosa rientra nella manutenzione straordinaria agevolata

La norma ammette al bonus le spese per il “rinnovo e la sostituzione di parti anche strutturali degli edifici”, che si traduce in:

  • Ripristino del calcestruzzo degradato. Rientrano nel bonus tutti gli interventi di passivazione dei ferri d’armatura e di ricostruzione volumetrica degli elementi strutturali compromessi: travi, pilastri, frontalini di balconi, mensole. Si tratta di lavori che richiedono malte da ripristino certificate, con classi di resistenza R3/R4 secondo EN 1504-3, compatibili chimicamente con il calcestruzzo esistente e con caratteristiche meccaniche adeguate al contesto strutturale. Per queste tipologie di interventi abbiamo sviluppato RS Ripristino, malta tixotropica antiritiro di categoria R3, e Rapid Ripristino, categoria R4 a rapido indurimento per i cantieri con tempi stretti.
  • Consolidamento delle murature portanti. Interventi di scuci-cuci, iniezioni di miscele leganti, o applicazione di intonaci armati per ridare capacità portante a pareti degradate o storiche. In questo ambito la scelta del legante è determinante: le murature in laterizio, tufo o pietra richiedono malte a base di calce idraulica naturale NHL, compatibili per modulo elastico e permeabilità al vapore con i materiali originali.L’uso di malte cementizie ad alto modulo su questi supporti genera tensioni che il materiale storico non riesce ad assorbire, aggravando il quadro fessurativo invece di risolverlo. Per questi contesti abbiamo sviluppato la linea Magistra, con formulazioni NHL studiate per operare in compatibilità con la muratura esistente.

  • Messa in sicurezza dei solai. Interventi di rinforzo all’estradosso o presidi antiribaltamento e antisfondamento, spesso abbinati a ripristini localizzati degli elementi portanti sottostanti.


Un’opportunità in più: il Sismabonus

Per gli interventi che riguardano le strutture portanti, vale la pena considerare anche il Sismabonus, che nel 2026 mantiene le stesse aliquote del Bonus Ristrutturazione: 50% per l’abitazione principale, 36% per gli altri immobili, con il medesimo tetto di 96.000€.

La differenza sostanziale è che il Sismabonus premia il miglioramento della classe di rischio sismico dell’edificio: più classi si guadagnano, più alta è la detrazione, fino all’80% per chi sale di due classi. Questo lo rende particolarmente interessante per interventi che già prevedono il consolidamento delle murature portanti o il rinforzo dei solai, dove il confine tra manutenzione straordinaria e adeguamento sismico è spesso sottile.

Bisogna fare attenzione: i due bonus non sono cumulabili sulla stessa spesa, ma possono coesistere all’interno dello stesso cantiere se riferiti a interventi distinti. Una valutazione preliminare da parte del progettista può fare la differenza in termini di ottimizzazione fiscale dell’intervento complessivo.


Il limite che la detrazione non copre

La detrazione fiscale riduce il costo dell’intervento, ma non ne garantisce l’efficacia nel tempo. Questo è il punto che tende a passare in secondo piano nella pianificazione dei lavori.

Un intervento di ripristino strutturale eseguito con materiali non certificati o incompatibili con il substrato può perdere adesione, subire ritiri differenziali o aggravare il degrado nel giro di pochi anni, ben prima che la detrazione sia stata completamente fruita. La scelta dei materiali, in questi interventi, diviene fondante della progettazione dei lavori.


Fonte: https://biblus.acca.it/bonus-ristrutturazione/

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