Le infrastrutture del Mezzogiorno: l’analisi ANCE sulle criticità del Sud Italia

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Emergenze e opportunità per far ripartire il Mezzogiorno: l’analisi dell’ANCE che mette nero su bianco le criticità del Sud Italia.

Lo scorso 27 settembre a Reggio Calabria si è tenuto il Convegno “Rapporto Sud – Emergenze e opportunità per far ripartire il Mezzogiorno”.

Un’occasione, l’ennesima, per analizzare il livello di sviluppo socio economico del Sud Italia e per l’ANCE di proporre un piano di soluzioni concrete che possano ridurre il differenziale creatosi tra le nostre Regioni.

I dati che emergono sono preoccupanti da rivelatori di una situazione che ha raggiunto numeri inimmaginabili. Ecco un po’ di cifre.

Nel Mezzogiorno (dall’Abruzzo alla Sicilia), un’area che copre il 40% dell’intero territorio italiano, vive (dato SVIMEZ) il 35% della popolazione italiana. Negli ultimi dieci anni questa area ha visto ridursi progressivamente una capacità di spesa e di investimento sempre più debole rispetto a quella del centro nord.

Come può il Paese tenere il passo a livello internazionale se più di un terzo delle persone che lo vivono hanno un PIL 6 volte inferiore all’altra parte?

Basti pensare che in 10 anni “di crisi” il Mezzogiorno ha perso il 10% del PIL contro il 4,1% del Centro Nord.

La crisi economica e la debolezza della ripresa, inoltre, hanno generato dinamiche demografiche negative che virano tutte nella stessa direzione.

Negli ultimi cinque anni, infatti, l’Italia ha perso circa 300 mila abitanti. 230 mila di questi solo nel Mezzogiorno. Nel 2035 (dato Istat) l’Italia avrà perso 500 mila di abitanti, 1,2 milioni saranno andati via dal Sud mentre al Nord saranno cresciuti di 700 mila unità.

Le infrastrutture: la chiave per la competitività del Mezzogiorno

I problemi del Sud necessitano di una progettazione integrata che sappia valorizzare le risorse di cui questo territorio è ricco.

Le infrastrutture sono il nodo centrale per lo sviluppo della competitività
, soprattutto in un’ottica di integrazione e di sviluppo economico.

In questo senso le reti autostradali, ferroviarie, portuali e aeroportuali hanno rilievo solo se realizzati e gestiti in un’ottica più ampia che superi la concezione dell’intervento singolo.

“Nel 2016 la rete autostradale del Mezzogiorno, secondo i dati Eurostat, si estende per 2.149 Km e rappresenta circa il 31% di quella nazionale.

Una lunghezza che, posta in rapporto alla superficie territoriale, presenta una sensibile sotto-dotazione rispetto al Centro-Nord”.

In parole povere, a Sud ogni 1000 kmq ci sono 18 km di autostrade contro i 30km del Nord e i 20 del Centro.

Analoga la situazione ferroviaria: “l’Italia nel 2016 dispone, secondo i dati Eurostat, di 16.788 km di rete ferroviaria, distribuita per 7.533 Km nel Nord, 3.457 nel Centro ed i restanti 5.730 nel Mezzogiorno”.

Di questi quasi 17 mila km, 12 mila sono linee elettrificate. Cifra che supera la media europea, peccato che anche in questo caso il Sud sia il fanalino di coda.

“Infatti, a fronte di percentuali superiori alla media e vicine all’80% per il Nord ed il Centro, nell’area del Mezzogiorno tale incidenza non arriva al 50%”.

E se nel campo dell’Alta Velocità l’Italia era stata tra i primi investitori già nel 1977 (l’unica insieme alla Francia fino al 1990 ad essere dotata di infrastrutture ad alta velocità) ad oggi solo alcune aree del Paese ne possono usufruire.

E la situazione di porti e aeroporti non è certo migliore.

Rilanciare le infrastrutture: opportunità e criticità

Il rilancio degli investimenti pubblici nel Mezzogiorno per recuperare il ritardo infrastrutturale è l’elemento centrale per la crescita (per approfondimento leggi anche: Strade, ponti e viadotti di Sicilia a rischio).

Sembra strano ma anche i nostri ultimi Governi se ne sono accorti: dal 2016 le risorse destinate alle infrastrutture sono aumentate del 72%.

L’Ance stima che, distribuite in 15 anni, le risorse destinate alle opere pubbliche ammonterebbero a circa 140 miliardi di euro. Il 60%, circa 83 miliardi, sarebbe destinato al Sud.

Il problema principale non riguarda però la disponibilità delle risorse ma le difficoltà a trasformarle in cantieri.

In Italia il tempo medio di realizzazione delle opere è stimato in circa 4,4 anni. E più nello specifico: tre anni per gli appalti inferiori ai 100 mila euro e fino a 15,7 anni per le opere da oltre 100 milioni di euro.

“Appare particolarmente significativo che oltre la metà del processo realizzativo (54,3%) riguarda i tempi di attraversamento, ovvero i tempi amministrativi (“burocrazia”) necessari per passare da una fase all’altra.

In altre parole, in Italia senza burocrazia le opere pubbliche potrebbero essere realizzate due volte più velocemente rispetto ad oggi”.

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