Nuovo Codice Appalti: divergenza tra Mit e Anac

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Il MIT ha confermato l’applicazione del nuovo Codice appalti agli interventi sopra soglia effettuati da soggetti privati finanziati in misura maggioritaria da soggetti pubblici.

Il Ministero delle Infrastrutture (Mit) e l’Autorità Nazionale Anticorruzione (Anac) sono in disaccordo riguardo all’applicazione del nuovo Codice Appalti ai lavori privati finanziati principalmente con risorse pubbliche.

Il Codice Appalti, D.lgs. 50/2016, aveva esteso le regole dei contratti pubblici agli appalti di lavori superiori a 1 milione di euro finanziati per più del 50% da fondi pubblici. Il Nuovo Codice Appalti, D.lgs. 36/2023, invece, per snellire e semplificare il testo di fatto non specifica tale disposizione.

Alcuni operatori del settore hanno chiesto al Mit chiarimenti, nello specifico non era chiaro:

  • se il nuovo Codice si applichi ai lavori privati;
  • se gli operatori privati devono essere qualificati con le stesse regole previste per le Stazioni Appaltanti dall’articolo 62 e dall’Allegato II.4 del nuovo Codice Appalti.

Infatti, lo scorso novembre, l’Anac ha affermato che anche alla luce del Nuovo Codice Appalti, il privato che realizza un intervento di importo superiore a 1 milione di euro, ricevendo finanziamenti pubblici che coprono più del 50% del costo, deve applicare le norme sui contratti pubblici.

La risposta del Ministero delle Infrastrutture

Il Mit ha risposto, però, che il Codice si applica agli appalti di lavori realizzati da soggetti privati finanziati per più del 50% da risorse pubbliche. Tuttavia, secondo il Mit, questa regola si applica per lavori di importo superiore alle soglie comunitarie, che è di 5,5 milioni di euro per singolo lavoro. In questo modo si seguirebbero le direttive della Direttiva 2014/24/UE, anziché per lavori di importo superiore a 1 milione di euro come indicato in quello precedente.

Foto di Davide Locatelli



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