
Tutto parte da un’intuizione, ma questa da sola non basta. Ciò che ha permesso, e permette ancora oggi, a Tradimalt di continuare a crescere e migliorarsi sono le persone che, come mattoni, hanno costruito negli anni il complesso sistema oggi riconosciuto in tutto il sud Italia. Per raccontarlo, è importante partire da chi sostiene ogni giorno l’azienda e ha contribuito a definire il modus operandi con cui nasce e si sviluppa un prodotto Tradimalt.
Il reparto Ricerca e Sviluppo nasce dall’esigenza di applicare un metodo scientifico, definito e riproducibile, a un know-how già maturato sul campo. Le conoscenze empiriche acquisite lavorando ogni giorno a stretto contatto con gli operatori del settore vengono progressivamente organizzate in un processo che pone le proprie basi sull’analisi, sulla formulazione e sulla verifica dei risultati.
Nel 2005 entra in Tradimalt Francesco Grungo, oggi responsabile R&D, che imprime una direzione precisa al reparto e porta alla creazione di un laboratorio dedicato, dotato degli strumenti necessari per svolgere internamente le attività di ricerca.
Negli anni il laboratorio cresce insieme alle persone che vi lavorano. Ne entrano a far parte ingegneri dei materiali, chimici, ingegneri chimici e dottorandi, in un susseguirsi di figure che crescono e compiono le proprie scelte: alcune proseguono la loro attività in Tradimalt, altre continuano altrove dopo aver contribuito ai progetti e alle conoscenze sviluppate in azienda.

Una ricerca che coinvolge il territorio
La conoscenza maturata in laboratorio trova una prosecuzione naturale nel rapporto con scuole, università ed enti di ricerca. Per il reparto, condividere il proprio lavoro offre a studenti e giovani ricercatori la possibilità di uscire dall’ambito teorico e misurarsi con materiali e processi produttivi: nel tempo il laboratorio ha accolto innumerevoli volte laureandi impegnati nella preparazione delle tesi e ha aperto le porte anche alle scuole, di ogni grado e provincia.
Le collaborazioni con gli atenei di Messina, Palermo, Catania, Napoli ed Enna, oltre allo IUAV di Venezia, danno talvolta forma a lavori che restano nella storia del reparto. È il caso di una tesi dedicata al confronto tra isolanti convenzionali e soluzioni alternative per i sistemi a cappotto, sviluppata durante un periodo di ricerca svolto direttamente in Tradimalt, o del brevetto depositato nel 2022 insieme all’Università di Messina per una malta contenente lattato di calcio, tra i cui inventori figurano Francesco Grungo, Giuseppe Gullì e Riccardo Bertino accanto ai ricercatori dell’Ateneo.
Alcune di queste collaborazioni raggiungono una scala più ampia, sostenuta da programmi regionali e nazionali. Con SMART-ART, ad esempio, cofinanziato dal PO FESR Sicilia 2014-2020, Tradimalt guida un partenariato che coinvolge anche l’Università di Messina e il CNR nello sviluppo di metodi avanzati per il restauro, la diagnostica e il telecontrollo del patrimonio artistico e architettonico. Il reparto prende inoltre parte a SCORE-MED, con uno studio sulle malte geopolimeriche pensate per migliorare il comportamento termico passivo degli edifici.
L’ascolto prima della formulazione
Il lavoro del reparto parte dall’osservazione.
Prima di formulare un nuovo prodotto occorre capire cosa avviene fuori dal laboratorio: le tecniche applicative cambiano, e con esse le prestazioni richieste ai materiali. Oggi questo passa anche da banche dati e strumenti che permettono di esaminare il mercato, ma il riferimento più diretto restano i cantieri siciliani e calabresi: l’assistenza tecnica che Tradimalt fornisce a clienti e operatori raccoglie i riscontri di tecnici, rivenditori e applicatori, e permette di osservare il comportamento dei prodotti nelle condizioni in cui vengono realmente utilizzati.
Interviene, inoltre, anche l’evoluzione normativa, con nuovi criteri ambientali, certificazioni e prescrizioni tecniche che modificano le prestazioni richieste ai materiali e aprono spazi per soluzioni prima non previste. Per il reparto diventano quindi una ragione per aggiornare prodotti esistenti o svilupparne di nuovi, traducendo quanto richiesto dalle norme in caratteristiche verificabili in laboratorio. È quanto avviene, per esempio, con i recenti requisiti CAM o con le classificazioni che regolano collanti, malte da ripristino e sistemi sottoposti a specifiche prescrizioni, come quelle relative alla reazione al fuoco o alla resistenza meccanica.
Che l’impulso arrivi dal cantiere, dal mercato o da una nuova prescrizione, un dato di laboratorio può indicare se una formulazione raggiunge una determinata prestazione, ma è il confronto con chi applica il materiale a rivelare come si lavora davvero, quanto tempo richiede un intervento e quali difficoltà può presentare in cantiere. Grungo paragona questo ruolo a quello del naso nell’industria dei profumi o dell’assaggiatore nel settore delle bevande: per Tradimalt questa figura è Carmelo Barberi, applicatore di fiducia del reparto, dal cui giudizio sulla lavorabilità passa un prodotto prima di arrivare sul mercato.

Come nasce un prodotto Tradimalt
La nascita di un prodotto comincia spesso da un problema osservato durante il lavoro: il reparto valuta l’esigenza e il comportamento delle soluzioni già disponibili sul mercato, stabilendo quale risultato raggiungere, in quali condizioni dovrà lavorare il materiale e a chi sarà destinato. Su queste basi vengono valutati i costi e la fattibilità produttiva, prima ancora di entrare in laboratorio.
Qui si preparano le prime formulazioni, modificando le proporzioni tra i componenti e sottoponendole alle prove previste per la destinazione d’uso: aderenza e resistenza vengono controllate insieme alla durata e alla lavorabilità del materiale. Il processo procede per correzioni successive: una prova può confermare la direzione intrapresa oppure riportare il lavoro alla formulazione, che viene modificata e sottoposta a nuovi test fino alla verifica applicativa, e ogni risultato decide il passaggio seguente.
L’intonaco Rapid racconta bene questo metodo: nato dall’osservazione dei cicli di applicazione nei cantieri catanesi, dove gli operatori avevano l’esigenza di completare la lavorazione dell’intonaco nella stessa giornata senza dover tornare il giorno successivo, il reparto ha tradotto questa richiesta in una formulazione capace di ridurre i tempi del ciclo applicativo.
Ricerca, Sviluppo e Tradimalt
L’ Ing.Grungo definisce Tradimalt “una mosca bianca” nel panorama siciliano. L’espressione racconta la scelta dell’azienda di mantenere al proprio interno un reparto Ricerca e Sviluppo vero e proprio, e di averne accompagnato l’evoluzione, quando il controllo qualità iniziale si è trasformato in una ricerca applicata vera e propria. Il laboratorio ha trovato in Tradimalt lo spazio per crescere, e l’azienda ha continuato ad alimentarlo nel tempo.
Questa esperienza mostra anche che competenze specialistiche e ricerca industriale possono trovare radici nel Sud, senza chiedere alle persone di allontanarsi dal proprio territorio.
Al centro del lavoro di Tradimalt e del reparto rimane un mantra: quello di fornire prodotti di qualità e non di rincorrere il prezzo più basso, che è ciò che in questi 25 anni di lavoro ha portato molti clienti tra Sicilia e Calabria a scegliere ripetutamente i prodotti Tradimalt.






