Storia di San Giovanni in Conca a Milano, una basilica “frammentata” nel tempo

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San Giovanni in Conca
Foto di: Museo Archeologico Milano

Sotto piazza Missori, nel cuore di Milano, si conserva la cripta di San Giovanni in Conca, ultima testimonianza di una basilica millenaria demolita nel Novecento. In superficie oggi resta solo un frammento dell’abside romanica: un rudere in mattoni al centro di un’aiuola, che i milanesi hanno soprannominato “el dent cariaa”, il dente cariato, per la sua forma monca e irregolare.

Ma nel sottosuolo la situazione è diversa. Sottoterra rimangono ancora oggi molte parti della basilica e, malgrado la loro posizione sotterranea li rendesse in teoria più esposti al deterioramento, sono giunte intatte fino ai nostri giorni, raccontando una storia lunga quasi diciotto secoli.

La stratificazione dell’area

La stratificazione di San Giovanni in Conca è una delle più dense della città. Nel III secolo d.C. l’area ospitava un quartiere residenziale romano con domus lussuose, pavimenti musivi policromi e cisterne in laterizio rivestite di cocciopesto impermeabilizzante. Tra il V e il VI secolo, in un avvallamento del terreno da cui deriva l’appellativo “in conca”, vi sorse la basilica paleocristiana, una delle più antiche di Milano, originariamente dedicata agli evangelisti. Nel Medioevo, tra XI e XIII secolo, fu ricostruita in forme romaniche, con la cripta che ancora oggi vediamo.

Poi arrivò l’età moderna. Nel 1877 il Comune decise di aprire via Carlo Alberto, l’attuale via Mazzini, proprio dove sorgeva la basilica. Una parte dell’edificio venne demolita, il presbiterio e l’abside ricostruiti, la facciata medievale smontata e ricollocata in posizione obliqua. Nel 1885 fu abbattuto il campanile, mentre il colpo definitivo arrivò dopo la Seconda guerra mondiale: tra il 1948 e il 1952, per “esigenze imprescindibili di viabilità” e per l’apertura di via Albricci, la basilica fu quasi completamente demolita.

Ciò che resta oggi è la cripta romanica e una porzione dell’abside. Il resto è disperso.

I frammenti che sopravvivono altrove

Uno degli aspetti più affascinanti di questa vicenda è che San Giovanni in Conca non è scomparsa, ma è stata frammentata nel tempo. La sua facciata medievale, smontata nel 1948, è oggi visibile sul Tempio Valdese di via Francesco Sforza a Milano, dove è stata ricollocata pietra su pietra. Un altare della basilica è custodito nel Duomo di Busto Arsizio. Il mosaico policromo del III secolo, con la figura del felino, è al Museo Archeologico di Milano. Alla Pinacoteca di Brera, un dipinto di Giovanni Paolo Lomazzo la ritrae ancora integra prima delle mutilazioni. Scendendo nel mezzanino della stazione Missori si possono ancora vedere parti del basolato e della fognatura del Decumano Massimo romano.

Il paradosso della cripta

L’elemento più significativo di questa vicenda riguarda la resistenza della parte più antica del complesso. La cripta romanica con la sua volta in laterizio, la cisterna romana del III secolo rivestita di cocciopesto (oggi ancora visitabile), l’affresco funerario paleocristiano del V-VI secolo (uno dei pochissimi documenti di pittura di quell’epoca giunti fino a noi): sono elementi che hanno attraversato quasi diciotto secoli senza cedere.

Il motivo va cercato nella qualità delle tecniche costruttive antiche. I laterizi romani venivano cotti a temperature controllate. Le malte di calce erano formulate con criteri che oggi sappiamo essere efficaci sul lungo periodo. Il cocciopesto usato come impermeabilizzante nelle cisterne (un composto di calce e frammenti di ceramica) è tra gli antenati più raffinati dei sistemi di impermeabilizzazione contemporanei. Le murature romaniche erano pensate per distribuire i carichi in modo uniforme. Sono principi costruttivi che, in forme adattate, ritroviamo ancora oggi nella pratica edilizia più consapevole.

Una lezione per la contemporaneità

Guardando la cripta di San Giovanni in Conca emerge una riflessione utile per chi lavora nel settore delle costruzioni. Il patrimonio si difende con i vincoli e le tutele giuridiche, ma la sua sopravvivenza materiale dipende in primo luogo dalla qualità con cui è stato costruito all’origine.

Ciò che il Novecento ha cancellato in superficie corrisponde in gran parte alle porzioni dell’edificio che erano state rimaneggiate nel corso dei secoli. La parte rimasta intatta è quella costruita bene fin dall’origine, con materiali compatibili e progettazione attenta alle condizioni del contesto.

La cripta di San Giovanni in Conca, oggi restaurata e visitabile grazie al progetto “Aperti per Voi” del Touring Club Italiano, è aperta al pubblico nel centro di Milano.

Fonti:
Comune di Milano, Museo Archeologico – Storia della Cripta di San Giovanni in Conca.
Touring Club Italiano – La Cripta di San Giovanni in Conca, luogo Aperti per Voi.
Catalogo Generale dei Beni Culturali – San Giovanni in Conca.
Domus, “San Giovanni in Conca a Milano: la chiesa demolita di cui puoi visitare la cripta”.

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