Valutare la sicurezza di edifici esistenti: obblighi e procedure

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Rischi per edifici esistenti: come valutare il livello di sicurezza
Foto di christels via Pixabay

Gli edifici sono soggetti a usura e, con il passare del tempo, diventa necessario assicurarsi che la struttura rispetti ancora i parametri di sicurezza: ecco quando procedere

In generale quando parliamo di indagini strutturali intendiamo una serie di analisi che determinano lo status di una costruzione, già completata o in fase di realizzazione. Tra questi esami rientra la valutazione della sicurezza dell’edificio, che si basa su fattori come la resistenza dei materiali, la geometria del sistema strutturale e le sollecitazioni sul fabbricato.

La verifica può essere condotta in ambito locale se gli interventi sono limitati a singole parti costruttive, o a livello globale quando riguardano il rinforzo di tutto lo scheletro strutturale per l’adeguamento sismico. In entrambi i casi, lo scopo è accertare la conformità dell’edificato ai requisiti delle attuali Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC2018).

Per tale motivo, le analisi vanno condotte dopo interventi di rifunzionalizzazione, miglioramento sismico o cambio di destinazione d’uso. Tutte queste azioni, infatti, comportano l’inserimento di nuovi materiali di rinforzo, masse ed elementi strutturali che possono incidere sulla struttura originaria.

Indice

Quando valutare la messa in sicurezza

Le NCT2018 definiscono la valutazione della sicurezza di un edificio esistente come lo studio delle azioni che la struttura può sostenere rispetto al livello di sicurezza minimo richiesto.

L’analisi consente di stabilire se la costruzione:

  • possa essere usata senza bisogno di interventi;
  • necessiti di un cambio nelle modalità d’uso;
  • possa essere usufruita solo dopo aver compiuto degli interventi di sicurezza strutturale.

In certe condizioni la valutazione di sicurezza è obbligatoria. Va eseguita infatti quando si verifica una sola di queste condizioni:

  • si riduce in modo evidente la capacità resistente o deformativa della struttura (o di alcune sue parti), per esempio a causa del degrado dei materiali di costruzione;
  • si notano danni prodotti da azioni ambientali, eccezionali (urti, incendi, esplosioni) o da situazioni di funzionamento ed uso anomali;
  • si riscontrano gravi errori di progettazione o di costruzione;
  • si cambia destinazione d’uso, con passaggio ad una classe d’uso superiore;
  • si eseguono interventi non strutturali che però interagiscono con elementi che hanno funzione strutturale e ne riducono in modo rilevante la rigidezza;
  • si è in presenza di opere realizzate in assenza o difformità dal titolo abilitativo necessario al momento della costruzione.

L’analisi della sicurezza sismica

Il grado di sicurezza generico di un edificio è espresso come il rapporto tra la capacità e la domanda. In riferimento ai terremoti, è indicato come il rapporto tra l’azione sismica massima sopportabile della struttura (capacità) e l’azione sismica massima che si utilizzerebbe nel progetto di una nuova costruzione (domanda).

La valutazione del pericolo sismico serve a inquadrare un edificio in una delle 8 classi di rischio possibili (da A+ a G, che rappresenta il massimo). L’associazione può essere svolta in due diversi metodi:

  • convenzionale: interessa qualsiasi tipo di costruzione e si basa sull’applicazione dei normali metodi di analisi previsti dalle NCT 20080 per valutare la Classe di Rischio della costruzione;
  • semplificato: si applica solo nel caso di edifici in muratura. Si basa su una classificazione macrosismica dell’edificio ed è indicato per una valutazione speditiva della Classe di Rischio.
Gli step della verifica della vulnerabilità sismica
Foto via BibLus

Il rischio sismico corrisponde alla valutazione del danno atteso dopo un terremoto. È una misura matematica e ingegneristica data dalla combinazione di tre fattori: pericolosità, vulnerabilità ed esposizione. Senza entrare troppo nel merito, la verifica di vulnerabilità sismica si articola nelle seguenti fasi:

  • analisi storico-critica;
  • rilievo geometrico e strutturale;
  • caratterizzazione meccanica dei materiali;
  • definizione dei livelli di conoscenza e dei fattori di confidenza;
  • valutazione delle azioni e analisi strutturale;
  • progettazione di eventuali interventi.

Dal momento che non è possibile predire quando si verificano i terremoti, è sempre bene cercare di limitare gli effetti mettendo in pratica politiche di prevenzione e riduzione dei danni. Si tratta di un tema che ci sta molto a cuore e di cui ci siamo fatti promotori anche in occasione di Existing Building Forum, la biennale sul pericolo sismico del costruito.

Fonti:

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