Livio Ficarra

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Livio Ficarra, 35 anni, vive e lavora a Mazzarino (CL), dove lavora presso lo studio Livio Ficarra Silvia Nardi Architetti, ma ha sudiato allo IUAV di Venezia e all’Utl di Lisbona. Ha conseguito tra il 2008 e il 2012 il Dottorato di ricerca in materiali e innovazione tecnologica per l’ingegneria e l’architettura – ICAR 12 (Tesi Shipbuilding & Ship Design: dal cantiere navale al cantiere di architettura, di cui era Tutor il prof. L. Alini Università degli studi di Catania). Nel 2004-2005 ha frequentato il Master in in Architettura Digitale presso Inarch – Istituto nazionale di architettura, Roma.
Ha vinto già numerosi premi:
– nel 2012 il Premio Selinunte sezione Young Italian Architects;
– nel 2012 Selezione nella rassegna 30;
– nel 2011 Menzione d’onore al concorso internazionale di idee “i portici”;
– nel 2010 Selezione tra i 20 migliori studi under 35 nel concorso “young Italian Architecs” 2010;
– nel 2004 Vincitore quinto concorso costruire l’innovazione “Mauro Maccolini”.

Studio

Che cosa significa vivere questa professione a Mazzarino? In generale pensi che la Sicilia sia il posto giusto per il lavoro di un giovane architetto come te?

Io credo che vivere in provincia cercando di lavorare in un contesto il più ampio possibile sia oggi facilmente realizzabile e rappresenti una condizione ottimale. Il lavoro che facciamo a Mazzarino per noi è una palestra ideale, in cui operiamo, a dimensione artigianale, a stretto contatto con imprese ed operatori del settore: l’importante è non fermarsi a questo e cercare di ampliare sempre il più possibile i propri orizzonti lavorativi e culturali. La Sicilia è sicuramente un bel posto per vivere e può essere, nell’ottica di quanto detto sopra, un buon posto per lavorare.

Qual è il progetto della tua carriera di cui sei, al momento, più soddisfatto?
Mi piace pensare che la migliore realizzazione sarà il cantiere che sto seguendo in questo momento ed il miglior progetto sia quello appena completato, per cui direi “aAhouse” ( progetto di ristrutturazione, e trasformazione in residenza estiva, di un fabbricato di bassa qualità costruito nella campagna sicula all’inizio degli anni ’80, che mira attraverso l’utilizzo e la rilettura di forme archetipe legate all’idea di casa, quali la configurazione a capanna e l’utilizzo del portico, alla realizzazione di una architettura che abbia la sua cifra nella semplicità di lettura e di fruizione) ed “H”, il progetto di un museo per un concorso che abbiamo appena completato, assieme a Silvia Nardi ed Amedeo Squarzoni. Tra i progetti conclusi “crepa urbana”, un lavoro in cui abbiamo avuto un alto livello di controllo sulla fase di realizzazione e per cui ci è stato possibile ottenere un buon livello di dettaglio.

Crepa Urbana

In cosa è differente lo sguardo di un giovane architetto da quello dei suoi maestri?

Io credo che la mia generazione guardi a molti modelli ma non abbia maestri. Le generazioni di architetti che ci hanno preceduto avevano tendenzialmente una forte connotazione ideologica e stilistica, che pur essendo un pregio dal punto di vista culturale ne è stato pure il più grosso limite; io credo che la mia sia una generazione più eclettica, che guarda a moltissimi modelli, ma in modo decisamente più libero rispetto al passato.

Hai un modello a cui fai riferimento? Ci indichi un architetto non più in vita e uno ancora in vita che ti piacciono particolarmente e perché?
Come dicevo moltissimi modelli, tra i grandi del passato sicuramente Mies van der Rhoe, per la sua ricerca del sublime. Tra i grandi architetti contemporanei credo che Rem Koolhaas, per il suo approccio al progetto ed Herzog & De Meuron, per la loro capacità di reinventare continuamente il concetto di pelle in architettura siano i miei modelli più ricorrenti (ma poi MVRDV, Van Berkel, Diller e Scofidio, l’astro nascente BIG…).

aAhouse 1

 

Quanto è importante l’attenzione per la cura dell’ambiente nel tuo lavoro di progettazione?
È imprescindibile.

E come si sposa l’attenzione per l’ambiente con l’innovazione nei tuoi progetti?

Il prof. Nicola Sinopoli ha scritto che “oggi la sfida è di trasformare in architettura l’immateriale dell’energia” e credo che sia una sintesi perfetta: oggi la sostenibilità è uno dei principali, se non il principale, motore di innovazione in ambito architettonico, e per uno studio a vocazione tecnologica come il nostro la sfida è realizzare progetti che rispettino l’ambiente, sia in fase di realizzazione che di utilizzo, con alte performances e costi di realizzazione contenuti. Per “aAhouse”, ad esempio, useremo una struttura in muratura portante, quindi una struttura di tipo tradizionale, che grazie al materiale utilizzato sarà contestualmente in grado di avere livelli di trasmittanza bassi e massa elevata, garantirà l’eliminazione dei ponti termici e sarà realizzabile in tempi ridotti senza l’utilizzo di manodopera altamente specializzata.

Quali sono i materiali “tradizionali” che secondo te hanno più potenzialità guardando al futuro dell’architettura, mi riferisco all’ambito del benessere abitativo e della salubrità degli ambienti in
genere?

I materiali da costruzione seguono un percorso evolutivo continuo attraverso innovazioni di prodotto e di processo produttivo che ne implementano le performances, gli esempi sono tantissimi dai cementi fotocatalitici ai vetri basso emissivi al legno lamellare. Tutti i materiali da costruzione avranno nuova vita in futuro, ma in realtà di “tradizionale” manterranno ben poco perché saranno profondamente rinnovati nell’uso, nelle modalità di produzione e di applicazione e spesso anche nella struttura interna. In aggiunta a questi ci sono anche i materiali dimenticati e riscoperti, come gli intonaci a base di calce, che, sempre profondamente rinnovati, avranno largo impiego in futuro.

 

aAhouse 2

In fase di creazione/progettazione per te c’è una dicotomia tra estetica e funzionalità, o le cose camminano di pari passo?
Le due cose, in un buon progetto, dovrebbero muoversi di pari passo, sicuramente non è facile.

Quanto credi sia utile la collaborazione tra progettista e aziende produttrici nell’ambito dell’ottimizzazione dei materiali adatti a realizzare nuove costruzioni o ristrutturazioni di immobili a latitudini “critiche” come quelle siciliane?

È molto importante specialmente per rispondere adeguatamente alle nuove istanze legate al tema della sostenibilità. Oggi spesso, anche a causa di norme sbagliate, ci troviamo a lavorare utilizzando parametri e prodotti testati per funzionare al meglio ad altre latitudini ma che poco o nulla si adattano al nostro clima. Solo una costante collaborazione tra gli operatori del settore che lavorano qui in Sicilia ci potrà consentire di colmare il gap esistente rispetto a quanto si è già fatto in altre zone d’Italia.

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