Casa antisismica: storia della normativa italiana

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Casa antisismica: macerie dopo un terremoto
Foto di Sanej Prasad Suwal via Pexels

Dalla prima concezione, sul finire del Cinquecento, ai decreti pubblicati in Gazzetta Ufficiale: ripercorriamo il cammino della prevenzione antisismica nel nostro Paese

Con “antisismico” ci riferiamo a strutture progettate per resistere alle scosse generate da un terremoto. Affinché un edificio possa essere considerato tale, deve soddisfare gli standard fissati dalla normativa vigente. Per definizione, quindi, una casa antisismica dovrebbe offrire il massimo livello di sicurezza ai suoi abitanti, minimizzando i danni durante un evento sismico.

Indice

Com’è nato il concetto di “abitazione antisismica”?

Anche se il progetto non fu mai portato a termine, la prima idea di casa antisismica si deve a Pirro Ligorio. Nel 1571, insieme agli intellettuali del suo tempo, questo architetto si interrogò sulle cause che l’anno prima portarono al crollo di diverse abitazioni nella città di Ferrara.

La Chiesa e il popolo intesero il sisma come punizione divina, ma per gli intellettuali non era così e Ligorio riteneva che i terremoti fossero sempre stati presenti nella storia umana. A questo proposito, infatti, basti citare gli eventi sismici che hanno interessato l’antica Roma tra V e IX secolo, provocando importanti danni al Colosseo. (fonte: ingv.it)

Ligorio: il primo a parlare di sicurezza antisismica

Realizzare una sicurezza abitativa e rispettare le regole dell’arte: questi i punti fondamentali del trattato di Pirro Ligorio, che analizzò l’importanza di costruire le abitazioni secondo i principi fondamentali dell’architettura per garantire la resistenza strutturale agli eventi sismici.

Ciò che ancora oggi distingue il pensiero di Ligorio è l’aver anticipato il concetto di abitazioni antisismiche in Occidente. Nel suo trattato, infatti, non si limitò a proporre interventi di consolidamento successivi ai danni, ma progettò una struttura totalmente nuova. Materiali di alta qualità, pratiche costruttive corrette e coerenza topografica nella geometria degli edifici erano il centro della sua idea. Tra le sue proposte, una delle più innovative riguarda l’utilizzo di pilastri di rinforzo negli angoli delle stanze per migliorare la stabilità strutturale complessiva.

Casa antisismica: il primo progetto ad opera di Pirro Ligorio
Progetto di casa antisismica di Pirro Ligorio • Foto via Archivio di Stato di Torino

Chi ha affrontato il concetto di antisismico dopo Pirro Ligorio?

Quello di Ligorio fu solo il primo passo: nei secoli molti ingegneri e architetti preoccuparono del problema. Riepiloghiamo le date e gli eventi più emblematici.

Il sistema baraccato alla beneventana

Il primo decreto di prevenzione sismica fu sancito nel 1627 dopo un gravissimo terremoto che colpì alcune zone della Campania. Il testo proponeva un nuovo modello edilizio, il cosiddetto sistema baraccato alla beneventana. La muratura prevedeva:

  • una struttura intelaiata in legno;
  • dei pali fissati su un basamento di muratura;
  • delle specchiature di telai con legname e canne cementate da malta e intonaco.

Per i tempi si trattava di un’idea molto ingegnosa e anche ai giorni nostri abbiamo avuto dimostrazione della sicurezza di questo modello. Quando nel 2017 un terremoto colpì il comune di Casamicciola Terme a Ischia (dove è ancora possibile trovare case realizzate secondo tale sistema) ci fu un’abitazione che riuscì a resistere La casa sopportò le scosse e rimase ben ancorata al terreno: crollarono solo delle porzioni di muro, che rivelarono l’ossature lignea della struttura.

Casa antisismica: a Ischia, una casa costruita con il sistema baraccato alla beneventana resiste al terremoto del 2017
Foto via EdilPortale

Il Regio Decreto del 1884

Negli anni successivi furono emanate nuove leggi, tra cui il Regio Decreto n. 2600 del 29 Agosto 1884 dove veniva stabilito che:

  • le altezze delle nuove costruzioni non dovessero superare i 10 metri;
  • le strutture soggette a carichi verticali fossero vietate;
  • i balconi aggettanti non dovessero avere una struttura che superi i 60 cm.

Il terremoto del 1908 a Messina e Reggio Calabria

Il terremoto di magnitudo 7.2 che nel 1908 devastò Messina e Reggio Calabria, causando la perdita di molte vite, fu uno degli eventi che segnarono maggiormente la storia della normativa sismica italiana. L’entità della tragedia rese necessaria l’adozione del Regio Decreto 193 del 1909 che introduceva “norme tecniche ed igieniche obbligatorie per le riparazioni, ricostruzioni e nuove costruzioni degli edifici pubblici e privati nei luoghi colpiti dal terremoto del 28 dicembre 1908 e da altri precedenti elencati nel R.D. 15 aprile 1909 e ne designa i Comuni”.

La legge n. 64

Successivamente, nel 1974, la legge n. 64 ha istituito una classificazione sismica nazionale del territorio, dando il via alla creazione delle prime norme tecniche per le costruzioni in zone sismiche.

In seguito, varie disposizioni in forma di decreti ministeriali o circolari hanno continuato ad aggiornare e integrare la normativa, contribuendo a migliorare la sicurezza delle costruzioni in Italia.

La classificazione sismica in Italia oggi

Dopo il terremoto in Molise e in Puglia nel 2003, l’Italia ha ridefinito la sua geografia sismica distinguendo quattro zone classificate in base al livello di rischio: da 1 a 4, in ordine dalla maggiore alla minore pericolosità sismica. L’obiettivo della suddivisione è mitigare il pericolo sismico attraverso la costruzione di edifici e abitazioni in grado di resistere ai terremoti.

L’attenzione si è così focalizzata sulla scelta dei materiali, privilegiando soprattutto l’acciaio e il calcestruzzo armato. Questi materiali sono impiegati sia per le strutture portanti che per le fondazioni degli edifici. Il calcestruzzo armato, in particolare, si distingue per la sua duttilità e capacità di assorbire le sollecitazioni sismiche, oltre alla sua longevità nel tempo.

Il terremoto dell’Aquila nel 2009

Il sisma che ha colpito L’Aquila e l’Abruzzo nel 2009 ha messo in luce alcune criticità significative che hanno contribuito al crollo di molte abitazioni ed edifici. Dai dati dell’USRA sappiamo che dei 4.113 edifici in calcestruzzo armato presenti nel comune dell’Aquila circa 20 hanno subito danni molto gravi o il collasso a seguito della scossa, e più di 100 sono stati danneggiati significativamente. (fonte: USRA – Ufficio Speciale Ricostruzione Città de L’Aquila).

L'Aquila, prefettura distrutta dopo il terremoto del 2009
Foto via Wikipedia

Le cause del collasso sono state attribuite a:

  • strutture spingenti, progettate per soli carichi verticali;
  • piani aperti o deboli, con la conseguente mancanza di duttilità degli elementi strutturali;
  • irregolarità dovute alla configurazione strutturale e alla sfavorevole posizione di elementi non strutturali;
  • materiali impiegati, come calcestruzzo di bassa qualità e altri materiali inadeguati dal punto di vista di resistenza e omogeneità.

Dalla nostra analisi storica della normativa antisismica emerge che l’Italia è fortemente esposta al pericolo sismico. Le motivazioni sono diverse: la posizione geografica della penisola, la fragilità delle strutture edilizie e il ricco patrimonio artistico e architettonico, composto in buona parte da edifici storici e con carenza strutturale.

Quello della prevenzione è un tema che sentiamo particolarmente vicino. Ne abbiamo parlato in molte occasioni, sia nel nostro Blog che durante i seminari come Existing Building Forum, ma non ci siamo limitati solo a questo. Insieme al nostro partner G&P Intech, infatti, abbiamo realizzato il Sistema Quakeproof per il rinforzo strutturale: un catalogo completo di soluzioni, prodotti e assistenza tecnica che accompagna tecnici e imprese nella diagnosi e nella consulenza, fino all’elaborazione della scelta tecnica più adatta.

Fonti:

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