Innesti contemporanei sulla storia. La firma siciliana di Bodàr per l’Ex Frigorifero di Cuneo

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Il 2020 si chiude nel migliore dei modi per Bodàr (Bottega di Architettura), il brillante studio di progettazione con basi a Barcellona Pozzo di Gotto e Firenze. Il nostro Blog ne aveva già parlato a proposito del progetto di riqualificazione di un piccolo fabbricato a Furnari che, con il titolo Un piccolo gesto plastico, si aggiudica il titolo di Best Project 2020 sulla piattaforma web Archilovers, raccogliendo ben 18.324 likes.

Attivissimo nel campo della ricerca architettonica, che trova spazio nelle procedure concorsuali, Bodàr vince, in questo anno così travagliato, il concorso per la riqualificazione dell’Ex Frigorifero Militare di Cuneo.

Il concorso

Il concorso è promosso dalla Fondazione della Cassa di Risparmio di Cuneo (FCRC) che, pur essendo ente di diritto privato, ha voluto introdurre criteri selettivi e procedure previste dal Codice dei Contratti pubblici «(…) a maggior garanzia dei partecipanti e della riuscita della competizione progettuale» (Disciplinare di Concorso).

Si è trattato di una procedura aperta in due gradi (concept design e elaborazione progettuale) per intero avviata e conclusa nel 2020 sul portale concorsi del Consiglio Nazionale degli Architetti e che richiedeva di progettare il recupero di un bene abbandonato nel centro storico del capoluogo piemontese per un importo opere stimato in poco più di 5 milioni di euro, raccogliendo 208 proposte.

L’Ex Frigorifero Militare

Già nel giugno 2019 si era svolta una giornata si ispirazione collettiva per raccogliere proposte e possibili scenari di riqualificazione, organizzata dalla FCRC che all’inizio dello stesso anno aveva rilevato la proprietà dell’edificio. Dispensa militare, fin dall’epoca sabauda, a servizio della vicina Caserma Leutrum, la struttura viene svuotata delle sue funzioni dopo la seconda guerra mondiale, abbandonata e caduta in un desolante degrado, accelerato negli anni ‘90 del ‘900 dalla necessità di abbattere le coperture per ragioni di pubblica sicurezza, mentre la vicina caserma veniva trasformata dal Comune attraverso un progetto di nuova edilizia economico-popolare.

Il progetto

È chiara l’intenzione del committente di trasformare ciò che rimane dell’edificio in «(…) un contenitore pubblico, urbano, flessibile e polivalente, che possa testimoniare l’appartenenza al suo tempo, dialogando con il contesto e con il paesaggio» (Documento Preliminare alla Progettazione).

Bodàr, che firma il progetto insieme allo studio Filoferro Architetti ed Edoardo Fanteria con le società di ingegneria AEI progetti e Consilium, traspone questa richiesta in un ridisegno impostato sulle contrapposizioni: chiude ciò che era aperto, apre ciò che era chiuso, sposta nella nuova terrazza la vegetazione che, da infestante al piano terra, diviene giardino pensile aperto sulla città e sull’orizzonte del Monviso. Pur non essendo un vincolo del bando, il progetto conserva con rispetto il paramento esterno in mattoni, il suo attacco a terra con un sottile rivestimento in pietra e la modularità della sua ossatura portante; il volume edilizio, ormai indefinito, viene ricalibrato con inserimento di un nuovo livello, segnato da una netta linea di demarcazione perimetrale rispetto alla base e flessibili setti in lamiera forata, materiale permeabile alla vista che compone anche il parapetto del terrazzo/belvedere urbano.

A sud est il cancello che chiudeva la corte viene eliminato per dare continuità, attraverso la pavimentazione, con il contesto urbano denso di polarità urbane: lo spazio chiuso diventa spazio pubblico con sedute e verde, offrendo un altro punto di lettura della città e, come dichiarano i progettisti, sul terzo paesaggio, ovvero sui luoghi abbandonati dall’uomo.

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