I numeri spaventosi delle (mancate) demolizioni nei comuni italiani

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Sono più di 70.000 gli immobili colpiti da ordinanze di demolizione nel nostro Paese. Un numero enorme, soprattutto se si considera che di questi ben l’80% è ancora in piedi.
A denunciare la situazione è Legambiente, con il dossier “Abbatti l’abuso. I numeri delle (mancate) demolizioni nei comuni italiani”, appena presentato.

L’analisi è stata fatta sui dati forniti da 1.804 comuni, ovvero il 22% del totale, che hanno risposto al questionario proposto da Legambiente in cui si chiedeva di fornire alcune informazioni in merito all’attività di contrasto all’abusivismo edilizio sul proprio territorio a partire dal 2004, anno successivo all’ultimo condono.

Ciò che emerge dall’analisi è un quadro generico, non dati statici dunque, in cui si evince una sostanziale inerzia di fronte ad una situazione più volte e in più sedi denunciata negli anni: dal 2004 ad oggi sono state eseguite soltanto il 19,6% delle ordinanze di demolizione emesse. 


Il nostro Paese deve fare i conti con le cause di uno stallo che consente agli edifici abusivi di sopravvivere alla legge, e spesso alle sentenze, per decenni. “I comuni in cui si interviene si contano sulle dita di una mano e quasi sempre i sindaci agiscono su intimazione della Procura della Repubblica, ovverosia sugli abusi su cui pesa una sentenza della Cassazione” – si legge nel dossier.

I Comuni, infatti, hanno delle grosse responsabilità. La legge prevede che se il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione di demolizione entro 90 giorni, l’immobile diventi patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area dove è costruito per un’estensione pari fino a 10 volte la superficie dell’abuso. Sarà, quindi, il Comune a dover demolire in danno dell’ex proprietario, ossia anticipando le spese che poi dovrà farsi risarcire.

Ebbene, è evidente che negli uffici comunali preposti quasi nessuno pensa di dover seguire queste prescrizioni, visto che solo il 3,2% degli abusi non demoliti risulta oggetto di acquisizione al patrimonio comunale. Un fatto che oltre a essere una grave omissione di atti d’ufficio, comporta anche una responsabilità per danno erariale.

La Sicilia è tra le regioni che stanno pagando più a caro prezzo l’abusivismo degli anni passati, massiccio al punto da invadere le coste, deturpare le aree rurali e le periferie.

Tra i casi più eclatanti citati nel dossier alcuni di cui in passato ci siamo occupati anche noi, dedicando al tema la rubrica “Ecomostri“: La collina del disonore” di Pizzo Sella, dove anziché demolire anni fa si lanciò un concorso di idee per riqualificare gli scheletri, e il villaggio interamente abusivo a Torre Mileto, con le sue 2.800 villette abusive costruite sulla lingua di sabbia che separa il mare dal lago, dove nel tempo sono sorti la chiesa, il bar, il negozio di alimentari, naturalmente tutti abusivi.

È chiaro che abbattere una casa è, ancora oggi, politicamente e socialmente impopolare. Per questo Legambiente chiede al Parlamento di intervenire con una nuova proposta di legge che renda più efficace l’istituto delle demolizioni.

Tra le indicazioni proposte dall’associazione ambientalista c’è:
che la competenza delle demolizioni passi dai Comuni ai Prefetti;
che la Corte dei conti quantifichi annualmente l’eventuale danno erariale dovuto all’occupazione da parte degli abusivi di immobili ormai di proprietà comunale per la mancata demolizione;
– che, per evitare che i tempi di prescrizione pregiudichino le demolizioni, per le quelle per via giudiziaria, venga posta alla base degli interventi la sentenza che accerta il reato e non invece quella di condanna del reo;
– che esista uno stop all’iter di una demolizione solo in presenza di un provvedimento di sospensione da parte di un tribunale, per evitare che vengano di fatto “impedite” da innumerevoli ricorsi, spesso pretestuosi.

Legambiente propone, infine, di istituire un fondo di 100 milioni di euro per ciascuno degli anni dal 2019 al 2025 per completare l’esame delle pratiche ancora inevase e sepolte negli uffici comunali e per far emergere tutti gli immobili non accatastati.

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