Piscine: la chimica dietro al degrado

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Foto di Etienne Girardet su Unsplash

Saper scegliere i materiali per la realizzazione di una piscina è un passaggio centrale per evitarne il decadimento: ecco a cosa prestare attenzione

Quando si realizza una piscina, non basta progettare bene la struttura portante o scegliere una finitura esteticamente valida: bisogna attenzionare la durabilità nel tempo dei materiali a contatto con l’acqua trattata.

Il cloro e i suoi derivati sono indispensabili per garantire la sanità dell’acqua, ma sono anche agenti chimici aggressivi con cui i materiali da costruzione rimangono a contatto in modo continuativo.
Capire la chimica dell’interazione tra questi elementi è il primo passo per salvarle dal degrado.

L’acqua della piscina non è neutra

In una piscina, l’acqua è una soluzione chimica in equilibrio dinamico. Il pH, la concentrazione di cloro libero, la durezza, l’alcalinità totale non sono valori fissi. Anche quando vengono mantenuti nei parametri corretti, esercitano una pressione costante sui materiali a contatto.

In presenza di pH acido, condizione frequente in piscine poco monitorate o sovraclorurate, l’acqua diventa aggressiva verso la pasta cementizia, i leganti e i sistemi adesivi. I sali di calcio vengono progressivamente disciolti, i pori si allargano, la coesione interna del materiale si riduce.

Identifichiamo i materiali più colpiti

Alcuni segni di degrado si manifestano più velocemente di altri, tra questi, l’impermeabilizzazione di fondo e pareti.

Se il sistema impermeabile è suscettibile all’esposizione prolungata al cloro e alle variazioni di pH, tende a perdere elasticità, a incrinarsi e, nei casi peggiori, a delaminare. Le microfessure che ne derivano possono diventare percorsi preferenziali per le infiltrazioni, con ricadute dirette sulla struttura portante.

A subire danni a causa degli agenti degradanti è anche la posa delle piastrelle. L’adesivo cementizio in piscina lavora in condizioni difficili: immersione permanente, cicli di riempimento e svuotamento, pressione idrostatica, variazioni termiche. Un collante che non sia studiato proprio per questo contesto può perdere adesione a lungo andare, con distacchi localizzati che si propagano rapidamente.

Piscina in costruzione
Foto di Slobo via Canva

Soluzioni per la prevenzione

Per impermeabilizzare una piscina si consiglia quindi di impiegare malte elastocementizie ad elevata elasticità e capacità di crack bridging, caratteristiche adatte ad assorbire microfessurazioni dovute a cicli termici e assestamenti senza perdere la tenuta.

Tradielastic Mono e Tradielastic A+B Plus sono nati per questo obiettivo: entrambi appartengono alla nostra linea Tradielastic per l’impermeabilizzazione e si prestano ad essere utilizzati in ambienti particolarmente aggressivi come quelli a contatto con il cloro.

Per la posa ceramica, è invece opportuno orientarsi verso adesivi cementizi ad alta deformabilità, con scivolamento verticale nullo e tempo aperto prolungato, come nel caso di Tradicoll HP Water. Questi requisiti tecnici garantiscono infatti stabilità e adesione in condizioni di immersione continua.

La scelta dei materiali in fase di progettazione, e non come ripensamento, è la differenza tra un sistema che dura anni e uno che richiede manutenzione straordinaria stagione dopo stagione.

Fonte: https://www.ingenio-web.it/articoli/piscine-e-degrado-dei-materiali-il-ruolo-della-chimica-dell-acqua-nella-durabilita-dei-sistemi/

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