Renzo Piano: “il nuovo ponte è frutto del lutto ma sarà amato”

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Le parole del celebre architetto riportate su tutti i giornali sono un messaggio di speranza per il futuro.

L’inaugurazione del ponte di Genova il 29 luglio è stata accompagnata da non poche polemiche, che di certo non riguardano lo stupendo discorso di Renzo Piano.

Il celebre architetto, padre del nuovo viadotto di Genova, infatti ha innanzitutto ricordato l’origine drammatica del progetto. Una tragedia che ancora oggi impone riflessioni.

È un ponte frutto di un lutto. Il lutto non si dimentica, il lutto si elabora. Qui ci siamo smarriti e qui ci ritroviamo per ringraziare chi ha costruito il ponte con rapidità. Mi auguro che il ponte sia amato. Essere amati nella tragedia non è facile, ma credo che sarà amato perché è semplice e forte come Genova”.

Il nuovo viadotto, aperto al traffico il 5 agosto alle 22, è in struttura mista acciaio-calcestruzzo. Lungo 1067 metri, è costituito da 19 campate sorrette da 18 pile in cemento armato di sezione ellittica a sagoma costante. La sua forma ricorda quella di una nave ed è per lo storico architetto il suo cantiere più bello.

Sulle pagine del Sole24Ore, si legge infatti: “È stato il più bel cantiere che abbia avuto in vita mia” anche se “siamo sospesi tra il cordoglio della tragedia e l’orgoglio di aver ricostruito il ponte”. “È un ponte di luce, da qui chi viene dal Nord vede la luce che arriva dal mare. Penso al poeta Giorgio Caproni che definisce ‘Genova di ferro e di vento’. Vorrei che questo ponte venisse visto così, forgiato nel vento”.

“Ora il ponte è vostro, lunga vita al ponte”

Un progetto ambizioso che per Piano significa anche qualcosa di più. Il legame indissolubile con la sua città e la speranza che certe tragedie non si verifichino più.

Nel suo discorso, terminato con voce commossa, l’architetto genovese ha poi sottolineato: “Dobbiamo riconoscenza per tutti coloro che hanno lavorato al ponte e chi lavora alla fine della fatica si aspetta una perla: la perla è la riconoscenza”.

Qui siamo sospesi tra tragedia e orgoglio e riconoscenza, ma non parliamo di miracolo, qui è successa una cosa bella per il Paese. Costruire è una magia, i muri non vanno costruiti, i ponti sì e farlo è bellissimo, è un gesto di pace. Anche questo cantiere è magia, un cantiere su cui in cui su tutto prevalgono solidarietà, passione, amore. Ora il ponte è vostro, lunga vita al ponte”.

Credit Foto: Andrea Botto

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