Sisma Bonus: una ricerca del CNI mette in luce alcune criticità

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Il Sisma Bonus è stato introdotto dalla Legge di Stabilità 2017 con un obiettivo preciso: incentivare la messa in sicurezza degli edifici contro il rischio sismico.

Questo Bonus non è altro che una detrazione fiscale che vuole stimolare l’avvio di lavoro di intervento strutturale specifico per gli immobili situati in zone soggette a terremoti.

Gli incentivi sono rivolti a tutte le strutture che si trovano in aree sismiche 1, 2 e 3, siano esse prime o seconde case, o anche edifici per uso commerciale e produttivo e perfino parti comuni dei condomini. Insomma si tratta della maggior parte del territorio italiano. Per tutte le spese sostenute dal 10 gennaio 2017 al 31 dicembre 2021 spetta una detrazione del 50%, che in alcuni casi può arrivare fino all’80%.

Come si legge nel comunicato stampa del 02/01/2018 del CNI: “Il Sisma Bonus – afferma Armando Zambrano, Presidente del Consiglio Nazionale Ingegneri – è molto importante per almeno tre motivi. Intanto la portata strategica dello strumento. Per la prima volta si è giunti ad un intervento agevolativo finalizzato a promuovere una maggiore cultura della sicurezza e della prevenzione dal rischio ed uno strumento operativo che agisce in via preventiva, piuttosto che dopo il verificarsi di un sisma distruttivo. Un secondo aspetto importante concerne il potenziale raggio di intervento di tale misura. Il sisma bonus può agevolare interventi di miglioramento della sicurezza degli edifici su quasi tutto il territorio nazionale, agendo su tre delle quattro aree di classificazione sismica. Infine, è importante la modalità attraverso cui viene attivata l’intera procedura per l’ottenimento delle agevolazioni che passa per una certificazione di esclusiva competenza di personale tecnico competente sulla materia.
Tuttavia, sono ancora rilevabili già oggi alcune criticità che possono depotenziare l’efficacia di tale misura e che sono emerse da una rilevazione effettuata dal nostro Centro Studi”.

La ricerca a cui Zambrano fa riferimento è quella che il Centro Studi del CNI ha effettuato su un campione di 4 mila ingegneri, dalla quale è emerso che solo un terzo degli intervistati ha affermato di avere una conoscenza abbastanza approfondita del Sisma Bonus. Il 54,2% dei professionisti interpellati dichiara di averne sentito parlare ma di non conoscerlo nel dettaglio, mentre il 12% del campione ha ammesso di non sapere affatto di cosa si tratti.

Questo dato non deve stupire più di tanto perché in Italia la sensibilità nei confronti della riduzione del rischio è attualmente molto bassa. Insomma, è necessario un cambio di rotta.

Bisognerebbe attuare una promozione efficace di queste iniziative, delle quali gli ingegneri sono un elemento indispensabile. Informazione e formazione, questa è l’unica soluzione possibile.

Gli intervistati hanno focalizzato con precisione quattro principali criticità su cui intervenire:

  1. La scarsa consapevolezza dei proprietari degli immobili della necessità di interventi di adeguamento antisismico;
  2. Molti vedono questo tipo di interventi troppo invasivi;
  3. I cittadini con redditi bassi non riescono a ricorrere al sistema del Sisma Bonus;
  4. I proprietari degli immobili non conoscono questa misura di agevolazione.

Insomma, sono tanti i provvedimenti migliorativi che devono essere adottati.

Il Sisma Bonus è uno strumento di valore strategico, con una portata potenziale che ancora non è stata davvero compresa del tutto.

 

Credit Foto: Angelo_Giordano

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