Superbonus: l’Ance propone di estenderlo a immobili delle società e fino al 2023

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Superbonus

Potenziare il Superbonus includendo le secondo case e gli immobili delle società, ma anche estendendolo fino al 2023. Per evitare che una misura potenzialmente vincente si traduca in un nulla di fatto. È questo il cuore delle proposte che arrivano dall’Associazione nazionale costruttori edili (Ance) durante l’audizione in Commissione Bilancio della Camera in merito al Decreto Rilancio, che ha iniziato l’iter per la conversione in legge.

Le 10 proposte di Ance

I costruttori edili hanno strutturato dieci proposte precise per il potenziamento del Superbonus, sperando che siano incluse tra le modifiche che precederanno l’approvazione del Decreto.

1. Estendere l’applicazione del Superbonus al 110% al 31 dicembre 2023 per tenere in considerazione la tempistica per l’esecuzione dei lavori agevolati;
2. Estendere il superbonus al 110% agli immobili delle società, compresi quelli locati a terzi;
3. Consentire l’utilizzo immediato dei crediti d’imposta derivanti da Ecobonus e Sismabonus o dallo sconto in fattura per non incidere ulteriormente sulla liquidità delle imprese;
4. Eliminare la condizione di destinazione ad abitazione principale degli edifici unifamiliari per l’applicazione dell’Ecobonus potenziato, limitazione che contrasta con l’obiettivo di massimizzare l’efficacia degli incentivi in termini di sviluppo di progetti di riqualificazione degli edifici esistenti;
5. Consentire il riporto negli anni successivi dei crediti d’imposta da Ecobonus e Sismabonus non utilizzati nell’anno, che rischia di compromettere il meccanismo della cessione dei bonus;
6. Eliminare il principio di “responsabilità in solido” degli acquirenti dei crediti d’imposta corrispondenti ai bonus con i fornitori che effettuano lo “sconto in fattura”;
7. Eliminare il rispetto dei criteri ambientali minimi (CAM) per i materiali utilizzati nei lavori agevolati con l’Ecobonus al 110%, trattandosi, per lo più, di prodotti costosi e di difficile reperibilità, la cui obbligatorietà rischia di rallentare i lavori e di incrementarne i costi di realizzo;
8. Prevedere l’uso di prezzari riconosciuti dal Ministero dello sviluppo economico per l’asseverazione della congruità delle spese sostenute;
9. Completare l’indicazione delle superfici opache che costituiscono l’involucro dell’edificio su cui eseguire gli interventi, includendo quelle inclinate;
10. Specificare le motivazioni alla base della impossibilità del doppio passaggio di classe energetica.

Bisognerebbe, inoltre, modificare la disciplina del Sismabonus per l’acquisto di abitazioni antisismiche, includendo anche i fabbricati ristrutturati in chiave antisismica, senza demolizione e successiva ricostruzione.

I bonus, sostiene Ance, andrebbero infine riconosciuti anche all’acquisto di fabbricati energeticamente efficienti. Questi incentivi, in vigore fino al 2017 e poi mai rinnovati, secondo i costruttori dovrebbero durare fino alla fine del 2023.

I punti critici delle detrazioni edilizie

Il Superbonus, così come strutturato nel Decreto Rilancio, prevedendo una detrazione fiscale del 110%, nonché lo sconto in fattura e la possibilità di cedere alle banche il credito corrispondente alla detrazione, consentirà la realizzazione degli interventi di riqualificazione energetica e messa in sicurezza antisismica a costo zero. Diversamente dal Sismabonus, misura che non è mai decollata perché presuppone interventi pesanti che in molti casi richiedono una spesa iniziale considerevole. Le cose si complicano in condominio, dove i tempi per deliberare gli interventi si dilatano, ma anche a causa di una scarsa consapevolezza sui rischi derivanti da un potenziale evento sismico.

Il Decreto Rilancio, però, ammette al Superbonus solo i soggetti Irpef. Sono quindi esclusi tutti gli immobili di impresa, che invece sarebbe utile riqualificare dal punto di vista energetico e mettere in sicurezza. L’Ecobonus potenziato, poi, è limitato alle abitazioni principali ed è esteso alle seconde case solo se facenti parti di condomìni. Se, da una parte, i limiti rispondono ad esigenze di coperture, dall’altra non soddisfano l’esigenza di riqualificazione di tutto il patrimonio edilizio esistente.

Superbonus per il cratere sismico in Centro Italia

Durante il ciclo di audizioni alla Camera è intervenuto anche il Commissario alla Ricostruzione dei territori colpiti dal sisma 2016, Giovanni Legnini, che ha suggerito un rafforzamento degli incentivi fiscali per la messa in sicurezza sismica e la riqualificazione energetica degli edifici nella zona del cratere.

“L’eventuale estensione alle seconde case ed un aumento dei tetti della spesa detraibile – ha spiegato il Commissario – li renderebbero, anche in alternativa al contributo pubblico per la riparazione delle abitazioni, degli strumenti formidabili per accelerare la ricostruzione privata nel Centro Italia”.

Secondo Legnini, i tempi per usufruire dei bonus fiscali sono molto più brevi di quelli per ottenere il contributo pubblico per la ricostruzione. Agire con i lavori privati, a suo avviso risolverebbe il problema della ricostruzione che procede a rilento.

La posizione del Governo

Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Riccardo Fraccaro nel corso di un webinar sul Superbonus organizzato da Ance, si è dimostrato aperto alla possibilità di prolungare l’intervento oltre il 2021, riconoscendo che i paletti imposti al Decreto Rilancio sono stati necessari per una questione di coperture finanziarie. Tuttavia, ha annunciato di essere al lavoro per estenderlo almeno al 2022 utilizzando parte delle risorse del Recovery Fund.

Fraccaro si è dimostrato disponibile anche alla valutazione di estendere la misura a tutte le seconde case e alle persone giuridiche (società, alberghi ecc). Il problema è, anche in questo caso, quello di trovare le risorse per sostenere il prolungamento.

Foto credit: SatyaPrem

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