Unità strutturale e aggregato: come distinguerli per ottenere il Sismabonus

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Un esempio di unità strutturale
Credit foto: Edil Tecnico

L’analisi dell’edificio e della sua storia costruttiva sono essenziali per accedere alla detrazione per gli interventi antisismici.

Il D.M. n. 58 del 28 febbraio 2017 ha segnato l’inizio di un imponente piano di prevenzione sismica che ha interessato tutta l’Italia e ha coinvolto in particolar modo tecnici, amministratori di condominio, imprese e istituti di credito.

Dopo un inizio incerto, la scelta di aumentare l’aliquota della detrazione al 110% ha moltiplicato le richieste di accesso al Sismabonus: di conseguenza, è diventato necessario definire l’ambito di applicazione del bonus e gli immobili che possono usufruirne.

Nei casi di pianificazione e progettazione sia ordinarie che post-sisma, la normativa in vigore impone di distinguere tra unità strutturale e aggregato. Approfondiamo nel dettaglio le definizioni.

L’unità strutturale minima di intervento

È il punto di partenza per individuare correttamente gli aggregati e per definire le aree sulle quali dover intervenire, sia in caso di miglioramento sismico che di riparazione di un danno.

Il Dipartimento Protezione Civile e ReLUIS hanno indicato come caratteristica essenziale di un’unità strutturale la continuità da terra a tetto, così che l’edificio contenga al suo interno il flusso delle tensioni provocate dai carichi verticali.

In genere l’unità minima di intervento è delimitata da spazi aperti o giunti strutturali e, se sottoposta a spinte statiche e dinamiche, dimostra un comportamento unitario. Infine, si distingue dagli edifici adiacenti per tipologia costruttiva, differenza di altezza, età di costruzione e sfalsamento dei piani.

L’aggregato edilizio

A seguito del terremoto umbro-marchigiano del 1997, il Gruppo Nazionale per la Difesa dai Terremoti e il Servizio Sismico Nazionale hanno elaborato la scheda AeDES per il rilevamento dei danni, la valutazione dell’agibilità post-sismica e la realizzazione di misure di pronto intervento.

Il Manuale della scheda AeDES indica l’aggregato come un insieme di edifici non omogenei, interconnessi tra loro grazie a un collegamento strutturale determinato dalla storia evolutiva degli edifici stessi. Pertanto, le diverse parti che compongono l’aggregato sono capaci di rispondere insieme a un’azione sismica o dinamica.

Alla luce di ciò, un aggregato può essere costituito da un edificio singolo o da più edifici accorpati, realizzati in momenti diversi e con materiali e tecniche differenti. Questo rende necessaria un’analisi storica, volta a ricostruire tutte le trasformazioni dell’aggregato stesso e le interazioni tra le sue diverse parti.

Esempio di unità strutturale
Credit foto: ingegneri.cc

Per scomporre un aggregato edilizio nelle sue unità di base è bene considerare i seguenti aspetti:

  • le epoche costruttive;
  • i materiali diversi;
  • la presenza di solai posti a quote diverse;
  • l’allineamento planimetrico delle pareti anche interne;
  • l’allineamento altimetrico dei solai;
  • la forma, tipologia e posizione delle aperture esterne ed interne;
  • la posizione e articolazione di cortili e scale.

Individuare le unità strutturali di un aggregato in un centro storico può rivelarsi complesso, perché vi sono diversi livelli di interazione. Per prima cosa, occorre indicare quali sono gli spazi – strade, piazze, corti interne, giunti di separazione – che rendono l’aggregato indipendente strutturalmente dagli edifici vicini.

Pertanto, gli aggregati possono essere classificati in base alla forma geometrica in pianta e all’articolazione funzionale. Le tipologie vengono distinte come segue:

  • a schiera: l’aggregato è formato da organismi abitativi plurifamiliari cielo-terra che sono accostati con aggregazione in linea;
  • in linea: gli organismi abitativi sono costituiti da uno o più moduli, con uno o più alloggi per piano, e consentono la fruizione plurifamiliare di spazi comuni. Le unità strutturali sono accorpate attorno ad un collegamento verticale;
  • a corte chiusa: riguarda le residenze plurifamiliari costituite dall’aggregazione di più corpi di fabbrica attorno a cortili comuni;
  • a corte aperta: come la tipologia precedente, ma mantiene libero un lato del cortile a cui può accedere dall’esterno senza passare per un androne;
  • a torre o a blocco: sono aggregati edilizi che si sviluppano in altezza e presentano una ripartizione in unità abitative per piano, il cui accesso è garantito da una o più scale che si estendono per l’intera altezza.
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