Fabrizio Russo

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Fabrizio Russo, 41 anni, dirige lo “Studio FRA – Architettura ed EcoInnovazione” di cui è fondatore ed in cui attualmente operano anche Mirko Garufi, Ettore Mangione, Giuseppe Messina e Andrea Pulvirenti, oltre ad altri junior partner come J. Gorgone e G. Schippa. Lo Studio ha ricevuto vari riconoscimenti e menzioni come il Premio “Quadranti d’Architettura” a Pedara (CT) ed il “Premio Delmonte” a Chiavari (GE) e si è impegnato negli ultimi anni per la ricerca di nuove tecnologie applicate all’edilizia Eco-Sostenibile ed al risparmio energetico degli edifici.

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Che cosa significa vivere questa professione a Catania? In generale pensi che la Sicilia sia il posto giusto per il lavoro di un giovane architetto?
Catania è storicamente una città commerciale, quindi per fare il mestiere di architetto bisogna di volta in volta sforzarsi di capire qual è il valore che il cliente attribuisce al tuo lavoro e indirizzare il progetto verso il risultato più soddisfacente per quest’ultimo. Il difficile è farlo senza scendere a compromessi mantenendo alta la qualità. In sicilia c’è molta confusione sul nostro lavoro e molto spesso, io e i miei colleghi di studio, ci sforziamo nel cercare la qualità nei progetti più per noi stessi che per una effettiva richiesta del cliente. Un progetto di architettura non è mai perfetto e prima o poi bisogna chiuderlo e consegnarlo. E’ questo lato passionale del nostro lavoro che ci rende spesso insoddisfatti. Inoltre la scarsa cultura dell’architettura contemporanea rende le cose ancora più complesse, soprattutto in tempo di crisi e dalle nostre parti. Un giovane architetto deve tenere conto di questi aspetti prima di affrontare la sfida di fare questo mestiere in Sicilia.

Qual è il progetto della tua carriera di cui sei, al momento, più soddisfatto?
Domanda difficile. In ogni progetto di studio non ci soffermiamo mai sulle cose ben riuscite, ma in genere su ciò che era migliorabile. La soddisfazione arriva dopo quella del cliente.
A livello personale invece non ho dubbi nell’affermare che il progetto più riuscito è la mia famiglia.

In cosa è differente lo sguardo di un giovane architetto da quello dei suoi maestri?
In studio abbiamo formazioni diverse ma nessuno, né i colleghi più giovani né chi ha oltrepassato i 40, come me, è troppo ancorato al proprio percorso formativo. Al di là della pura accademia il vero maestro è il mercato del lavoro. Il web ha abbattuto le barriere e consente di rivolgere il proprio sguardo verso ambiti che i nostri maestri non hanno potuto conoscere.

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Hai un modello a cui fai riferimento? Ci indichi un architetto non più in vita e uno ancora in vita che ti piacciono particolarmente e perché?
Sicuramente Renzo Piano. E’ un modello inarrivabile ed unico, ma rappresenta la prova che il “made in Italy” di successo non riguarda necessariamente solo il cibo e la moda.

Quanto è importante l’attenzione per la cura dell’ambiente nel tuo lavoro di progettazione?
StudioFRA ha sempre avuto la massima attenzione all’EcoCompatibilità ed alla BioArchitettura. Negli ultimi anni in particolare sono state realizzati numerosi progetti di opere con struttura in legno e bassi consumi energetici. Attualmente stiamo approfondendo la conoscenza del protocollo LEED e promuovendo la realizzazione di Edifici a Energia Quasi Zero (Green Building) secondo gli obiettivi europei che prevedono che tutti gli edifici siano energeticamente autosufficienti entro il 2020.

E come si sposa l’attenzione per l’ambiente con l’innovazione nei tuoi progetti?
La pluridisciplinarietà dei componenti dello studio ci consente di dedicare in ogni progetto uno sforzo in più nella sperimentazione di nuove soluzioni.

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Quali sono i materiali “tradizionali” che secondo te hanno più potenzialità guardando al futuro dell’architettura, mi riferisco all’ambito del benessere abitativo e della salubrità degli ambienti in genere?
Senza dubbio il legno per quanto riguarda la struttura degli edifici del futuro. Ecocompatibile, riciclabile ed antisismico. Bisogna vincere il pregiudizio sulla durabilità. Le case più antiche del centro europa (Francia e Germania) sono in legno e risalgono al Medioevo. Un altro materiale da noi molto utilizzato è il sughero, soprattutto per la coibentazione. Nei prodotti di finitura per interni è molto importante fare attenzione al ciclo produttivo ed alla certificazione dei materiali circa la loro bio-compatibilità.

In fase di creazione/progettazione per te c’è una dicotomia tra estetica e funzionalità, o le cose camminano di pari passo?
Non solo estetica e funzionalità camminano di pari passo, ma devono dividere il cammino con la solidità, con il costo e con la sostenibilità. Il progetto perfetto è come un’autostrada a 5 corsie in cui tutti questi criteri dovrebbero arrivare al traguardo a parimerito. Purtroppo non capita sempre così.

Quanto credi sia utile la collaborazione tra progettista e aziende produttrici nell’ambito dell’ottimizzazione dei materiali adatti a realizzare nuove costruzioni o ristrutturazioni di immobili a latitudini “critiche” come quelle siciliane?
Per le aziende produttrici serie, l’obiettivo non è mai solo “vendere” il prodotto, ma assicurarsi che il ciclo della posa in opera sia completato correttamente affinchè il risultato finale sia di qualità. Pertanto è indispensabile una buona collaborazione con gli architetti, soprattutto per i prodotti più innovativi studiati per il clima mediterraneo (a tratti sub-tropicale) come quello siciliano.

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