Human Smart City: cos’è la Città dei 15 minuti

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Human Smart City: esempio
Credit foto: Istituto per la competitività

Un modello urbanistico che risponde alle sfide del vivere quotidiano con una visione sostenibile, resiliente e a misura d’uomo

Una passeggiata di un quarto d’ora (al massimo) per raggiungere i servizi necessari ogni giorno: lavoro, istruzione, shopping e tempo libero. È questo il nocciolo della Human Smart City, l’approccio teorizzato da Carlos Moreno per riprogettare le città.

Più degli smart building, la Città dei 15 minuti non si limita a integrare la tecnologia nelle sue infrastrutture, ma considera anche e soprattutto il lato umano. Il modello ha lo scopo di migliorare la qualità della vita degli abitanti facendo leva su coesione sociale, partecipazione dei cittadini, cultura e salute.

La promessa di questo modello parte da una sfida importante, che mira ad abbattere l’attuale struttura urbana monofunzionale, con il centro città e le sue specializzazioni, a favore di un’organizzazione policentrica. Prossimità, diversità, densità e ubiquità sono le parole chiave della Human Smart City, dove tutto è accessibile a tutti in qualsiasi momento.

“È tempo di passare dalla pianificazione urbanistica alla pianificazione della vita urbana.” ha affermato Carlos Moreno, urbanista franco-colombiano e docente alla Sorbona di Parigi. “Dobbiamo essere creativi e immaginare, proporre e costruire un altro ritmo di vita, altri modi di occupare lo spazio urbano per trasformarne l’uso. Preservare la nostra qualità di vita ci impone di costruire altre relazioni tra due componenti essenziali della vita cittadina: il tempo e lo spazio”.

Nella Città dei 15 minuti è infatti lo spazio ad adattarsi all’uomo, non viceversa. La riorganizzazione del tessuto urbano va ripensata in base al valore della vicinanza, in modo da offrire a breve distanza le sei funzioni sociali e urbane essenziali: vivere, lavorare, rifornirsi, curare, imparare e divertirsi.

Un’idea figlia della modernità

Era il 2016 quando Moreno scriveva per la prima volta della Human Smart City, in un articolo sul giornale francese La Tribune intitolato “La città del quarto d’ora: per una nuova cronourbanistica”.

La teoria, però, non ha trovato troppo spazio fino al 2020, con il lockdown e i problemi legati al cambiamento climatico. La pandemia, infatti, ha avuto il “merito” di evidenziare l’importanza di disporre di risorse e servizi locali; le tematiche ambientali, invece, spingono verso una significativa riduzione delle emissioni di carbonio, con conseguenze anche sul pendolarismo.

Human Smart City: un esempio del modello
Credit foto: The Good Life Italia

I progressi della tecnologia favoriscono la realizzazione di città dei 15 minuti. L’IoT, l’AI e l’analisi dei dati giocano forniscono i mezzi per ottimizzare gli ambienti urbani, ma resta alta l’importanza della pianificazione edilizia e delle politiche territoriali come strumenti per garantire gli stessi benefici in tutte le aree cittadine.

Uno degli ostacoli alla Human Smart City, per esempio, riguarda le leggi sulla zonizzazione: molte città prevedono una normativa che separa in modo netto le zone residenziali, commerciali e industriali. Il modello di Moreno, invece, teorizza una zonizzazione a uso misto in cui casa, ufficio, alimentari e aree ricreative possano trovarsi nello stesso quartiere.

L’idea è perciò quella di investire nei quartieri svantaggiati per migliorare le strutture, i servizi locali e gli alloggi. In questo modo sarebbe possibile mantenere diversi livelli di reddito nei quartieri e assicurare trasporti pubblici accessibili tra le parti della città, evitando l’isolamento delle comunità.

Human Smart City e circolarità

Allo stesso tempo, la Città dei 15 minuti si fa promotrice dell’economia circolare con spazi e servizi condivisi che riducono il consumo di materiali e la produzione di rifiuti. Gli scarti, però, sono considerati come una risorsa: riciclati e trasformati, vengono riproposti in modo utile.

Stesso principio anche per gli edifici: in una Città di 15 minuti le strutture possono essere progettate o riadattate per essere più efficienti dal punto di vista energetico, limitando gli sprechi. L’uso di case modulari e di materiali riutilizzabili, nello specifico, faciliterà la riconversione degli edifici al variare delle esigenze.

Attuare un’economia circolare nell’ambito della Human Smart City richiederebbe cambiamenti sistemici nel modo in cui le città sono progettate e gestite, sia a livello politico, che infrastrutturale e comportamentale.

Le critiche al modello

La teoria della Città dei 15 minuti non è immune alle contestazioni, molte delle quali metterebbero in luce il carattere liberticida del progetto. Secondo alcune voci nate spontaneamente sul web, la Human Smart City sarebbe infatti l’ultima trovata dei governi per limitare i cittadini e riuscire a controllarli meglio.

Per alcuni il fenomeno sarebbe identico a quello della città diffusa (o urban sprawl) a cui si è tanto assistito in Emilia-Romagna dalla fine della seconda Guerra Mondiale. La crescita disordinata e poco pianificata, a seguito del conflitto, ha diviso i territori urbani in diverse aree funzionali. Non una zonizzazione mista, quindi, ma quartieri fortemente separati che obbligavano tante persone a spostarsi da un punto all’altro per soddisfare le proprie esigenze.

Una pianificazione simile consuma molto suolo, ma, come abbiamo detto, le città dei 15 minuti propongono un’organizzazione più funzionale per sfruttare lo spazio in modo intelligente. Inoltre, il modello non elimina del tutto il pendolarismo o gli spostamenti da una città all’altra, ma ne minimizza la necessità. Garantire uno sviluppo diversificato e a uso misto all’interno dei quartieri può mantenere una vita urbana vivace, pur ammettendo brevi spostamenti per qualsivoglia necessità.

Chiarito questo, resta il fatto che l’attuazione della teoria di Moreno richiede la collaborazione di urbanisti, imprese e residenti. Gli esempi virtuosi non mancano: Parigi dimostra già di aver superato la vecchia città congestionata nei tempi e negli spazi, con vantaggi ambientali, sociali e sanitari. Milano sta cercando di imparare la lezione, mentre Bergamo ha la dimensione ideale per portare i servizi a un quarto d’ora.

Ciò che servirebbe, come dimostrano le città menzionate, è una pianificazione ponderata, insieme a forti investimenti e a una solida volontà politica. I vantaggi della Human Smart City includono una migliore sostenibilità, resilienza e qualità della vita, che potrebbero valere la spesa.

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