La crisi del settore edile non è finita, l’allarme del presidente dell’Ance.

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Come riporta un’analisi del Sole24Ore i disoccupati “erano 23 milioni nel 2008, sono 23 milioni nel 2018. Se ci si dovesse limitare alla lettura del numero complessivo degli occupati verrebbe da dire che il mercato del lavoro in Italia è rimasto immobile. In realtà su questi dieci anni potremmo tracciare una grande W, con i due estremi allineati: la grande crisi iniziata proprio nel 2008 ha cominciato a esaurire i suoi effetti nel 2017, e il mercato del lavoro ha subito un primo forte crollo nel 2009, un modesto recupero nel 2011, un nuovo crollo nel 2012/2013 e ora, finalmente, segnali positivi.”

Non è, purtroppo, il caso del settore edile, che ha chiuso il 2017 con una variazione inesistente degli investimenti. E continua a perdere occupazione.

L’allarme viene da Gabriele Buia, presidente dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Si legge su monitorimmobiliare.it, che ha dichiarato:“Sono veramente preoccupato per il settore, anche a fronte di una legge di bilancio che non offre nessuna risposta. Speravamo che il legislatore fosse molto più attento, invece la manovra non ha dato risposta a nessuna delle necessità del settore. Non solo, va in controtendenza rispetto a quanto prevedevano alcune norme sulle opere pubbliche.
Il settore dell’edilizia è a rischio, chi esce rischia di andare nel sommerso. La crisi esiste, i segnali sono timidi e non indicano un recupero strutturale. Le forze politiche devono dire cosa intendono fare per il settore nella prossima legislatura. L’anno scorso avevamo indicato per il 2017 un aumento dell’1% degli investimenti nel settore dell’edilizia: purtroppo oggi siamo lontani da quella cifra, gli investimenti sono ancora al palo e la crescita rasenta lo zero. Si tratta di dati molto preoccupanti, anche perché dall’inizio della crisi a oggi gli investimenti sono scesi del 36%. Continuiamo a perdere occupazione: nei primi nove mesi del 2017, secondo i dati delle casse edili, c’è stato un calo del 3,8% rispetto ai primi nove mesi del 2016″.

Parole dure ma concrete che ricalcano il malcontento espresso con scioperi e proteste in molte Regioni d’Italia. Non ultima la manifestazione tenutasi a Dicembre a Palermo che ha visto scendere in piazza 2.500 edili.
10 anni di crisi del settore hanno generato 40 mila licenziamenti.

Grandi sono le aspettative sull’impatto che gli incentivi legati al Sismabonus e all’Ecobonus potranno generare. Si spera che vengano così rilanciati investimenti infrastrutturali, e che sia prevista una reale spesa delle risorse stanziate dal Governo.
Si registra, infatti, che generalmente dopo una compravendita venga effettuata una ristrutturazione dell’immobile acquistato. Gli interventi di recupero e ripristino generano lavoro sul territorio. Ed è proprio questo l’obiettivo che si è posto il Governo con l’introduzione delle detrazioni sulla casa e sulle ristrutturazioni.

Anche le migliori idee possono avere dei limiti, e quelli legati alla Legge di Bilancio 2018 probabilmente sono da individuare nella forma di erogazione.
Il calo dei livelli di occupazione non permette di coprire un cospicuo esborso immediato in rapporto a un ritorno IRPEF dilazionato in 10 anni.

Insomma, sono tante le necessità da soddisfare perché si verifichi una vera ripresa.

Per questo motivo il presidente Buia, e tutti i rappresentanti delle associazioni di categoria, parteciperanno a RE ITALY, il winter forum di Confedilizia, il 25 gennaio 2018. Durante il congresso verrà firmato il Manifesto del settore con le richieste per i candidati alle prossime elezioni politiche.

 

Foto Credits: MichaelGaida

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