Il costo della vulnerabilità: la prevenzione sismica come priorità per l’Italia

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Prevenzione sismica: la facciata di un palazzo danneggiata da un terremoto
Foto di Paolo74s via Canva

Nel nostro Paese sono ancora molti gli edifici residenziali da mettere in sicurezza, con spese annuali che pesano come una “tassa invisibile” sullo Stato e sui cittadini

Nel corso del 2025 le Sale Operative dell’INGV hanno localizzato 15.759 terremoti in Italia. In media circa 43 eventi al giorno, uno ogni 33 minuti. Numeri che dimostrano come il rischio sismico sia una condizione strutturale con cui il nostro costruito convive quotidianamente.

Il dato che deve far riflettere non è però solo geologico, ma anche economico e sociale: il rischio sismico costa all’Italia quasi 4 miliardi di euro ogni anno, tra danni, riparazioni e interventi post-emergenza degli edifici residenziali. Una spesa ricorrente che deriva, in larga parte, dall’età e dalle caratteristiche costruttive del patrimonio esistente.

Indice:

La fotografia dell’INGV

I numeri raccolti dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia confermano la tendenza consolidata negli ultimi anni. Dal 2019 nel nostro Paese vengono localizzati annualmente tra i 16.000 e i 17.000 terremoti, confermando l’Italia come uno dei Paesi a più alto rischio sismico in Europa.

A differenza degli scorsi anni, però, nel 2025 non si sono registrati eventi di magnitudo uguale o superiore a 5.0. La maggior parte dei sismi è stata di bassa magnitudo e non percepita dalla popolazione. Tuttavia, la frequenza ha rappresentato un fattore critico per gli edifici realizzati prima dell’introduzione di criteri antisismici aggiornati.

Molti degli edifici che abitiamo risalgono al secondo Dopoguerra, un periodo in cui il rischio sismico non era ancora pienamente riconosciuto né normato. Le sollecitazioni ripetute, anche di lieve entità, contribuiscono nel tempo al progressivo degrado strutturale, aggravando le fragilità già presenti nelle murature e nei nodi costruttivi. 

La “tassa” del rischio

Le analisi presentate in occasione della VIII Giornata Nazionale della Prevenzione Sismica hanno illustrato il danno economico del rischio sismico. La Perdita Annua Media (PAM) dovuta ai terremoti sfiora i 4 miliardi di euro solo per il comparto residenziale.

Ciò significa che ogni anno Stato e cittadini sostengono costi ingenti per riparare i danni; risorse che potrebbero invece essere impiegate in modo più efficace attraverso interventi programmati di messa in sicurezza.

Dettaglio di un edificio danneggiato da un terremoto
Foto di Paolo74s via Canva

Tra le regioni con il patrimonio residenziale più esposto figurano Lombardia, Piemonte e Sicilia, con un numero di unità a massimo rischio che oscilla tra 500 mila e poco meno di 400 mila.

Eppure, un’analisi della Fondazione Inarcassa su dati ENEA ha evidenziato che negli ultimi cinque anni solo il 40% degli interventi agevolati dal Superbonus 110% ha interessato le zone sismiche 1 e 2 (a rischio più elevato). Di questi, solo una quota marginale ha riguardato la messa in sicurezza dai terremoti.

Investire in prevenzione permetterebbe di ridurre drasticamente i costi futuri, trasformando la spesa per l’emergenza in un investimento per la sicurezza e la valorizzazione degli immobili.

Dalla cultura del “poi” alla cultura del “prima”

Se il terremoto non è una variabile eliminabile, l’unico ambito su cui è possibile intervenire è la capacità di risposta degli edifici. Oggi la tecnologia consente di operare anche sul costruito esistente, inclusi edifici storici, attraverso interventi mirati, compatibili e non invasivi. 

I sistemi di rinforzo strutturale, come quelli sviluppati nell’ambito di Magistra Quakeproof, permettono di migliorare il comportamento delle strutture in caso di sisma. CRM, FRP e FRCM, ad esempio, sono soluzioni tecniche progettate per incrementare la durabilità meccanica delle murature e la capacità dell’edificio di assorbire e dissipare l’energia sprigionata da un sisma.

I numeri esposti non sono solo statistiche, ma un richiamo all’azione per professionisti, progettisti e proprietari. Il passaggio a strategie organizzate di riduzione del rischio è quanto mai necessario: scegliere la prevenzione significa proteggere il valore degli immobili e, soprattutto, la vita di chi li abita.

Fonti:

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